Arbus Attualità

La pecora nera di Arbus sotto tutela della Regione

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Tutelare, conservare e valorizzare l’agrobiodiversità sarda sarà adesso ancora più possibile grazie alle attività che andrà a svolgere la Commissione tecnico-scientifica presentata oggi alla stampa dall’assessore dell’Agricoltura Pier Luigi Caria rendendola da subito pienamente operativa. Il nuovo team di 14 esperti lavorerà a stretto contatto con le Agenzie regionali Laore Sardegna e Agris Sardegna.
Per l’assessore Pier Luigi Caria «si tratta di un passo avanti molto importante sul piano della difesa e della valorizzazione delle unicità agro-ambientali e animali della nostra Isola, un traguardo che completa un percorso già avviato oltre dieci anni fa con il riconoscimento delle razze tipicamente sarde e minacciate di abbandono». Allora, si partì costruendo uno strumento di sostegno finanziario ad hoc inserito fra le misure del Programma di sviluppo rurale da destinare agli imprenditori agricoli che avessero allevato queste razze rustiche e autoctone della tradizione zootecnica regionale a rischio di scomparsa. Oggi si fa un discorso a tutto campo che prevede la tutela anche delle risorse genetiche vegetali.

Con l’insediamento della Commissione si completa l’applicazione delle direttive di attuazione del capitolo primo dedicato all’agrobiodiversità presente nella legge regionale 16 dell’8 agosto 2014 che interviene su “Norme in materia di agricoltura e sviluppo rurale: agrobiodiversità, marchio collettivo, distretti”.
Per le attività, come per esempio la stipula di convenzioni con le Banche del Germoplasma, è prevista una dotazione finanziaria di 300mila euro.
Le razze rustiche. Le razze autoctone già tutelate in Sardegna sono: la pecora sarda e quella nera di Arbus, l’asino sardo e quello dell’Asinara, la capra sarda e quella sarda primitiva, la vacca sarda e quelle sardo-modicana e sardo bruna, il cavallo della Giara e quello del Sarcidano, il suino sardo.
L’agricoltore custode. Sulla base dei criteri previsti dalla Commissione, Laore Sardegna individua l’agricoltore custode tenendo conto dell’attività svolta da tale soggetto nella zona di coltivazione tradizionale o nell’area di origine della risorsa. Questa figura viene inoltre individuata anche per il contributo che può aver dato alla conservazione della risorsa o alla sua riscoperta e valorizzazione. Una volta perfezionata l’iscrizione nel Registro regionale degli Agricoltori Custodi, il soggetto dovrà attenersi alle prescrizioni e alle indicazioni della Commissione.

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