L’informatico suggerisce

La Sardegna dimenticata ancora una volta

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di Giovanni Angelo Pinna
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Giovanni Angelo Pinna

La storia si ripete e la Sardegna continua a rimanere nelle retrovie nella corsa verso lo sviluppo tecnologico.
Questa volta tocca al 5G che sembra quasi scartare completamente l’isola.
Con sole 29 antenne sparse per la Sardegna (secondo le più aggiornate mappe mondiali della rete 5G), nemmeno una sembra essere stata installata, per ora, nel Medio Campidano che rimane scoperto dal poter sfruttare la velocità offerta da questa nuova tecnologia.
Il 5G non è chissà quale modo per controllare l’essere umano, come sostengono alcuni, iniettandolo insieme al vaccino per combattere il Covid-19.
Il 5G identifica quell’insieme di tecnologie riguardanti sia la telefonia mobile che quella cellulare ed i cui standard, appunto, definiscono la 5° generazione.
Avviatasi nel 2019 la sua distribuzione, la Corea del Sud, oggi, è al primo posto per velocità di download attraverso questa rete (con una media di quasi 450 megabit al secondo).
L’Italia è ben lontana da questo gradino: pur non comparendo nella classifica dei primi 15 Paesi, la velocità media registrata, oggi, è poco più sotto i 150 megabits per secondo (stando alle reti Tim, Vodafone, WindTre e Iliad che, rispettivamente, viaggiano ad una velocità di 272, 147, 103 e 64 megabits).
Se, per estensione, si considera che la Corsica già ne conta 127 o, per rimanere in Italia, la Sicilia già supera le 137, il nord Italia oltre le 350, il centro 250 ed il sud le 150, la Sardegna sembra davvero essere stata dimenticata in chissà quale cassetto.
Il 5G, oltre offrire una maggiore velocità di trasmissione dei dati, garantirebbe molti altri servizi che, ad oggi, possono essere raggiunti solo con reti in fibra: una migliore ottimizzazione delle risorse di rete e, quindi di tutti i servizi che vi viaggiano al suo interno; la capacità di gestire un numero nettamente superiore di dispositivi connessi simultaneamente (da un massimo di 100.000 per km^2 per la vecchia rete 4G ad una quota di circa 1 milione di utenze per pari superficie) sono solo alcuni esempi.
Una caratteristica molto importante, inoltre, è la necessità di una minor quantità di energia per operare (90% in meno di consumo energetico rispetto al 4G).
Come se non bastasse, anche a ausa dei gruppi contro l’installazione di questa nuova rete di comunicazione, a gennaio si è iniziato a parlare di diserzione dalle gare del PNRR da parte degli operatori per l’installazione delle reti in quelle zone così classificate a “fallimento di mercato”. Costi sulle frequenze troppo alti con tanto di richiesta al Governo, da parte degli operatori economici, di dilazionare l’ultima maxi rata da pagare entro fine settembre prossimo (per Time e Vodafone di quasi due miliardi di euro ciascuna).
Il beneficio per la Sardegna è evidente a tutti: un’isola che potrebbe iniziare a sfruttare al meglio qualsiasi tecnologia, dopo che si è sempre trovata taglia fuori dallo sviluppo tecnologico (dove qualche paesi, ancora oggi, non conosce nemmeno il significato di Adsl), ma che ad oggi continua ad essere frenata.

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