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La storia si ripete, corsi e ricorsi storici

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di   Antonio Corona
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Molteplici sono gli avvenimenti che ci portano a ritenere che la storia si ripeta e che gli stessi o simili eventi si ripropongano ciclicamente e con una certa cadenza. Giovanni Battista Vico (1668-1744) filosofo, storico e giurista aveva sviluppato nei suoi studi la teoria dei corsi e ricorsi storici. Ciò che oggi si ripropone è già accaduto nel passato e puntualmente ritorna anche se ogni ricorso comprende ed ingloba sempre il corso precedente. Lo supera e lo completa certo, presentando qualche cosa di nuovo e di diverso. Questo è il cammino dell’umanità.

Interrogando la storia, si riscontrano in periodi diversi fenomeni e circostanze simili. Le condizioni storiche da un secolo ad un altro mutano profondamente, ma possono determinarsi analogie nell’organizzazione sociale ed economica tanto che anche le epoche più lontane ci aiutano a comprendere meglio il tempo in cui viviamo.

Abbiamo fermato l’attenzione ed effettuato queste riflessioni proprio in questi tempi di epidemia da Covid-19. Tornando indietro di secoli le popolazioni in ogni tempo dovevano fare i conti con tanti flagelli che si fanno sempre più frequenti nel Trecento forse perché ci rimangono più documenti e quindi più dati.

 Eventi bellici, siccità, condizioni climatiche avverse, carestie, pestilenze, terremoti, violente eruzioni vulcaniche e invasioni di locuste in ogni tempo sono state ricorrenti e strettamente interdipendenti le une dalle altre, causando una insufficiente alimentazione e per larghi strati della popolazione una vera e propria fame collettiva. Forse che molte parti del mondo non sono ancor oggi afflitte dagli stessi problemi? Basta seguire quotidianamente i mezzi di comunicazione di massa per essere informati in tempo reale di conflitti in molte parti del mondo, epidemie, siccità, invasioni di locuste, sommovimenti tellurici e fame, tanta fame che si ripropone.  Tante popolazioni e soprattutto bambini nel mondo muoiono di fame. Sono milioni di persone che muoiono di malnutrizione e di fame, cinque bambini ogni minuto Nel 2018 più di 113 milioni di persone sono state afflitte da malnutrizione, salvate grazie alla distribuzione di cibo e generi alimentari indispensabili. Sono dati che fanno rabbrividire.

Tornando al Medioevo, la carestia del 1315 si prolunga fino al 1318 a cui seguono ad ondate, diverse malattie epidemiche: tifo, malaria, lebbra, e vaiolo quelle più comuni. Quella peggiore fu tuttavia la peste nera che colpì tra il 1348 e il 1350 l’intera Europa con una perdita di un terzo della popolazione. Un crollo demografico e una catastrofe improponibile con il Covid-19 attuale. Tra la fine del XIV e gli inizio del XV secolo, l’epidemia di peste riesploderà per ben altre sei volte insieme ad altre epidemie come “il fuoco di Sant’ Antonio” allora non curabile e la lebbra. Questo è solo un esempio, ma fino ai tempi attuali le epidemie di vaiolo, difterite, poliomielite, morbillo, rosolia, ebola, influenza spagnola, Sars parente stretta del Covid-19, hanno falcidiato la popolazione mondiale.

Ma storicamente si ripropongono anche ulteriori avvenimenti ciclici come la schiavitù che nonostante tutto non è del tutto scomparsa ma ha assunto altre modalità.  Non si assaltano più i villaggi africani per procurarsi gli schiavi e venderli sul mercato, ma la schiavitù o la visione di inferiorità su tanti gruppi etnici è ancora dura a morire. Spesso gli schiavi arrivano con le loro gambe anzi con barche e barchette fatiscenti, pagando ingenti somme agli scafisti neo-negrieri con l’aspirazione di un futuro migliore. È una forma di schiavitù oggi più nascosta, meno appariscente e più subdola. Si nasconde dappertutto nelle città e nelle campagne e non solo all’interno di qualche capannone dove molti immigrati, soprattutto ma non solo con gli occhi a mandorla, lavorano giorno e notte. Neppure i bambini nei loro paesi d’origine sono esenti da forme di lavoro sfruttato e sottopagato. Anche questa è una forma di schiavitù che colpisce neri, bianchi e gialli.

Si ripropongono oggi purtroppo anche le contrapposizioni religiose. Le crociate sono lontane così pure la battaglia di Lepanto ma in nome della divinità non possono avvenire stragi di   cristiani innocenti ritenuti infedeli: un film nella storia visto troppe volte.  Sono stato colpito da una cronaca antica del 1595 che ho letto e che riguarda i mendicanti e i vagabondi del periodo. A Roma un giovane venne imprigionato per accattonaggio ed interrogato davanti ad un notaio. Declinò il nome, l’età ed aggiunse che a Roma erano attivi in quell’anno 19 gruppi organizzati di mendicanti. Uno di tali gruppi elemosina, diceva il ragazzo, nei pressi delle chiese ed in mezzo alla calca “taglia borse e saccocce”, altri si fingono ammalati ed epilettici schiumando dalla bocca con un pezzo di sapone. Alcuni si travestono da preti. Qualche altro indossa abiti particolarmente logori, qualche altro si dipinge il viso di giallo per dimostrare evidente sofferenza. Anche i bambini venivano addestrati all’accattonaggio. Quante analogie con il presente.  In realtà erano molti i mendicanti ladri, imbroglioni, truffatori. La storia si ripete perché ladri, imbroglioni e truffatori esistono in ogni tempo e talvolta non hanno neppure bisogno di mendicare, né di indossare abiti logori, né vanno a tagliare, come la cronaca ci insegna tutti i giorni, borse e saccocce.

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