L'INFORMATICO SUGGERISCE

La tecnologia in sede di Giudizio

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di Giovanni Angelo Pinna
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Giovanni Angelo Pinna

Prima o poi capita a tutti di svegliarsi e di capire di non essere più bambini. Capita quando si deve fare valere un proprio diritto e la cosa diviene ancor più evidente quanto, nella non augurabile negatività del fatto accaduto, questa disputa finisce tra i banchi di un Tribunale a suon di atti di citazione, memorie ex art. 183 e quant’altro proprio di un procedimento nanti le competenti autorità.

In questi casi il passo forse più stressante è proprio quello di individuare il legale che meglio rappresenterà la propria parte, che sia attrice o convenuta o come testimone e così via. Tutto diventa ancora più stressante quando deve essere fatto “all’ultimo secondo” perché, magari, la notifica dell’atto è avvenuta qualche giorno prima della data di comparizione.

Esiste però una domanda che spesso si sente fare: è possibile difendersi da soli, senza avvocato?

Spesso non è indispensabile rivolgersi a un legale ne tanto meno essere laureati o esperti della materia. Esistono però tanti fattori che, nella realtà, spingono a preferire l’affidarsi alla figura di un professionista (tra questi anche il già citato fattore stress che viene trasferito, quasi interamente, al legale scelto).

Il codice di procedura civile, consente di presentarsi in giudizio, anche senza avvocato, per quelle cause davanti al giudice di pace il cui valore non sia superiore ai 1.100,00 euro. Sia che si ricopra la posizione della parte che instaura il giudizio o quella che deve difendersi, è necessario verificare questi requisiti (valore causa e competenza del giudice di pace).

Come per le cause davanti al giudice di pace, esistono anche altri casi in cui la normativa permette una auto difesa senza avvocato.

Lasciando da parte tutti gli aspetti più particolari che entrano in gioco in un’azione giudiziaria, analizzando il tutto sotto l’esclusivo aspetto tecnologico, rispetto al passato anche questo campo ha subito non poche variazioni.

Oggi esistono piattaforme digitali dove è possibile ricevere consulenze e “formazione” in materia. Su Facebook esistono non pochi gruppi dove il privato ha la possibilità di porre domande e di trovare risposte ai quesiti più semplici.

Esistono database interrogabili nei quali è possibile studiare l’evoluzione di una causa simile, altri dove è possibile comprendere scadenze e obblighi per evitare la famosa “decadenza dei termini” e, non meno importante, esiste una infinità di ricorse commentate da professionisti del settore che spiegano come procedere, cosa evitare in fase di giudizio e come comportarsi anche per affrontare affermazioni e controdeduzioni.

Ultima moda, sotto questo aspetto, sono i vari canali su YouTube e TikTok, ultima nata nel campo dei social, nei quali è possibile seguire veri e propri corsi legati all’ambito giurisprudenziale.

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