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L’accanito antifascista Ugo Mameli da Lanusei a Cuba

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di Lorenzo Di Biase

Lorenzo Di Biase

 

Ugo Mameli nacque a Lanusei l’11 agosto 1891 da Giovanni Antonio e da Giulia Passeroni.
Si sposò nel 1921 a Pesaro con Alba Montebarocci da cui si separò di fatto durante gli anni venti. Rimase vedovo verso al fine del ’30 e nel 1931, il 2 di maggio, all’Avana, si risposò con la cubana Portela Graciela. Divenne capo stazione prima nel Friuli e poi in Basilicata. Fu licenziato dalle Ferrovie dello Stato in quanto considerato “accanito antifascista”. A seguito del licenziamento riparò anzitutto in Svizzera per poi emigrare a Cuba. Egli era scappato all’estero senza i visti sul passaporto e a tutti gli effetti era un fuoriuscito. Per la sua attività politica e sindacale contraria al fascismo di lui si interessò la polizia politica fascista e questo articolo trae origine da tutto l’incartamento presente presso l’Archivio Centrale dello Stato. Ugo Mameli, “presunto sovversivo” appare per la prima volta nella corrispondenza della R. Legazione d’Italia all’Avana. Nella missiva a firma di G. Vivaldi, si chiede quali siano “i precedenti morali e politici di tale Ugo Mameli di circa 40 anni, oriundo della Sardegna, pare antico ferroviere, il quale trovasi qui da circa 2 anni ed è attualmente impiegato presso il periodico “Mercurio”. Nella lettera inoltre si informava che il Mameli “aveva inviato alcune corrispondenze di carattere sovversivo celandosi sotto lo pseudonimo di Aldo Manuzi”. Come venne ricevuta la lettera, immediatamente, ovvero il giorno 12, partì, a firma del capo della Polizia, la richiesta di notizie alle Prefetture di Cagliari, Sassari e Nuoro.

La Prefettura di Sassari rispose che “Ugo Mameli, di anni 40, non risulta originario di questa provincia”. Uguale risposta diede quella di Cagliari alla quale Mameli Ugo “risulta sconosciuto in questa provincia”. Il capo della Polizia sollecitava con ulteriore dispaccio la risposta alle Prefetture di Cagliari e Nuoro. Il Prefetto D’Arienzo rispondeva immediatamente asserendo che da parte loro la richiesta era già stata evasa e che confermava comunque quanto già scritto il 29 ultimo scorso, e cioè che “Ugo Mameli risultava sconosciuto nella provincia di Cagliari”. In data 12 marzo, il Prefetto di Nuoro Dinale, informava che “le indagini praticate in questa giurisdizione per identificare Mameli Ugo hanno dato esito negativo”. Il Ministero dell’Interno comunicò l’esito negativo delle ricerche alla R. Legazione d’Italia all’Avana, dando nel contempo disposizione affinché la stessa “disponga nuovi accertamenti per stabilire la identità del Mameli e ne comunichi il risultato. “Il Console reggente Ettore Avignone fornì le seguenti notizie.
“Ugo Mameli fu Giovanni e di Giulia Passeroni, è nato a Lanusei (NU) l’11 /8/1891 e trovasi in Cuba da circa 5 anni”. Il Console chiese inoltre “di conoscere i precedenti politici e morali del Mameli”. Immediatamente il Ministero dell’Interno si attivò per ottenere le attese informazioni che vennero fornite dal Prefetto di Nuoro. Egli così rispose: “Da circa 28 anni, unitamente al padre, segretario comunale, si trasferì a Villagrande, indi a Musei, ove rimase per vari anni. Il Mameli Ugo partito poi in continente, vuolsi dal fratello Mario, Ufficiale dei Carabinieri di sede a Roma o a Orbetello, s’impiegò nelle Ferrovie dello Stato, raggiungendovi il grado di capo Stazione. Si impiegò in continente nelle Ferrovie dello Stato raggiungendovi il grado di capo stazione. Anni addietro sposò certa Montebarocci Alba nativa di Pesaro (NdR: ella nacque a Venezia e non a Pesaro. In quest’ultima città contrasse matrimonio in data 8 settembre 1921), dalla quale attualmente risulta separato. Il Mameli Ugo, durante la sua permanenza in Lanusei non professò mai alcuna idea politica stante la sua giovane età, però risulterebbe che in continente abbia professato idee socialiste”.  In successiva comunicazione il Prefetto Miglio approfondiva la precedente relazione producendo i seguenti ulteriori ragguagli: “Il sovversivo Mameli Ugo si allontanò da Lanusei all’età di dieci anni e successivamente si trasferì col padre, segretario comunale, nel comune di Villagrande, ove rimase per parecchi anni. In seguito il Mameli si allontanò dalla Sardegna, recandosi nel Continente ove si impiegò nelle Ferrovie dello Stato raggiungendovi il grado di capo stazione. Per circa un anno coprì tale carica a Maratea e, a quanto ha riferito la Questura di Potenza, nel giugno del 1923 fu licenziato dalle Ferrovie dello Stato perché accanito antifascista. Egli militava nel partito repubblicano e fu un tenace organizzatore degli ultimi scioperi ferroviari. Da Maratea emigrò in Svizzera e poi all’Avana dove tuttora trovasi. “Inoltre nella citata missiva venivano forniti i connotati del Mameli definendolo “di temperamento molto vivace ed intelligente; di statura piccola e piuttosto robusta con occhi piccoli su un viso tondo con capelli castani. La barba era rasa con baffi corti tendenti al biondo.” Del Mameli si interessò anche il Ministero delle Finanze circa una rendita di Lire quaranta in nuda proprietà a lui spettante a seguito del decesso della moglie Alba Montebarocci. Si chiedeva al Ministero dell’Interno se il Mameli avesse ancora la cittadinanza italiana dato che il Mameli “risiederebbe attualmente all’estero, in quanto che, per ragioni politiche, avrebbe ritenuto di allontanarsi dal Regno”. A stretto giro di posta, venne data risposta affermativa: “non è stato adottato alcun provvedimento sulla cittadinanza.” Il Prefetto di Nuoro girava al Ministero dell’Interno le informazioni avute dalla R. Legazione d’Italia in Avana, la quale asseriva che “Mameli Ugo risiede effettivamente qui da vari anni, dove fu impiegato come redattore in materia commerciale e finanziaria prima presso il giornale locale “Mercurio” ed ora presso il “Diario de la Marina.” Sembra che in altri tempi egli abbia manifestato idee sovversive, ma attualmente, sebbene non sia fascista, mantiene un’attitudine corretta astenendosi da qualsiasi manifestazione politica. Quanto alla sua condotta morale essa non ha dato quì luogo ad appunti di sorta.” La Prefettura di Nuoro chiedeva al Ministero dell’Interno “ulteriori notizie del Mameli Ugo circa la condotta, specie politica, serbata in questi ultimi tempi, nonché sull’attuale residenza del Mameli.” La risposta arrivò dall’Avana che venne subito girata dal Ministero dell’Interno al Prefetto di Nuoro con lettera del 13 settembre 1933. Dalla citata corrispondenza emergeva che il Mameli “lavora al giornale Diario de la Marina all’Avana essendo impiegato quale editore finanziario e ivi ha il suo recapito postale. Inoltre la condotta morale e politica in questi ultimi tempi è stata buona. “Il Direttore Capo della Divisione Politica della Polizia di Frontiera, Di Stefano, inoltrava un appunto alla Divisione Affari Generali e Riservati, col quale “si segnala la presenza del Mameli a Parigi. La fonte fiduciaria attendibile, inoltre, asseriva che il Mameli, già da tre mesi viveva a Parigi proveniente da Cuba, e aveva preso contatti con Cianca, Rosselli, Pistocchi e altri. A breve lo si dà partente a rientrare a Cuba.” Con altro appunto si informava che “il Mameli non è stato più notato in “concentrazione”, per cui si ritiene ch’egli sia partito dalla Francia.” Sul fatto, anche la R. Ambasciata d’Italia in Parigi asseriva che “per la parte riguardante questo Ufficio, nessuna notizia è stato possibile raccogliere sul conto del segnalato Mameli. “Il Ministero degli Affari Esteri informava quello dell’Interno che la R. Legazione in Avana comunicava sul Mameli le seguenti notizie: “Era redattore finanziario del giornale “Diario de la Marina”. Partì per la Francia nel novembre del 1933 e tornò a Cuba al principio dell’anno in corso (N.d.R.: 1934), riprendendo il suo lavoro nel giornale predetto. Al principio del mese corrente il Mameli fu inviato in Cina ed in Giappone dalla “Commission Nacional de Propaganda y Defensa del Tabaco Habano” allo scopo di divulgare l’eccellenza della qualità ed il merito del tabacco cubano, per aumentarne l’esportazione a quegli stati. Non consta che in Cuba il Mameli abbia svolto alcuna attività politica.” Con notevole ritardo rispetto a quanto sopra, la medesima informazione veniva fornita al Ministero dell’Interno dal Di Stefano, Direttore Capo della Divisione Politica il quale scriveva che, “sempre dal noto fiduciario attendibile di Parigi, Mameli Ugo, tornato nella capitale francese, proveniente da Cuba, ha informato Pistocchi Mario che probabilmente presto inizierà un giro delle capitali del mondo per conto di un consorzio di tabacchi. Egli mette in rilievo che visiterà anche, molto probabilmente, l’Italia. “Con lettera del 15 gennaio del 1936,– Prot. n. 730/4809 – il Ministero dell’Interno chiedeva al Prefetto di Nuoro “ulteriori notizie circa la condotta, specie politica, serbata in questi ultimi tempi dal Mameli, nonché sull’attuale residenza.” La Prefettura, rispondeva asserendo che “egli manca da Lanusei fin dall’infanzia. Non ha in Lanusei parenti o conoscenti che possano fornire le chieste notizie.” Il Ministero dell’Interno con lettera indirizzata alla Prefettura di Nuoro voleva conoscere se “era stata opportunamente interessata la Prefettura di Pesaro” avendo il Mameli contratto matrimonio in quella città. Il Prefetto di Nuoro comunicava che “la Prefettura di Pesaro informava che il Mameli con la moglie Montebarocci Alba, di Arnaldo e Volterra Gina, nata a Venezia il 1° febbraio 1895, emigrò per San Pietro del Carso nel settembre 1921. Colà il Mameli si notificò all’anagrafe, come capo stazione di quella Ferrovia di Stato. La Questura di Trieste, interessata pure in proposito, ha comunicato che i coniugi non risultano iscritti all’anagrafe del citato paese, né sono colà conosciuti, benché risulti abbia prestato servizio come capo stazione nel comune predetto dal 4 febbraio al 12 aprile 1921.” Il 13 marzo del 1938 veniva informato il Ministero dell’Interno che il Mameli “dopo una permanenza di sei mesi in Cina ed in Egitto è giunto a Parigi ed ha avuto diversi colloqui col noto Pistocchi Mario.” Con ulteriore comunicazione si informava che il Mameli “sarebbe partito da Parigi per Panama circa due mesi orsono.”La Polizia Politica  informava che “Secondo fonti fiduciarie Emilio Lussu avrebbe scritto al noto repubblicano Mameli Ugo residente all’Avana raccomandandogli vivamente di sollecitare gli aderenti amici e simpatizzanti per il movimento “Giustizia e Libertà” a versare e rimettere al comitato centrale, fondi per dar vita al giornale ed al movimento.” Da un’informazione pervenuta da fonte confidenziale si apprendeva “di un ordine del governo americano ai suoi consoli onde facilitare al massimo il rilascio del visto di entrata negli Stati Uniti a 60 antifascisti italiani residenti in Francia; il compagno Gorni conferma la notizia però non sarebbero 60 ma 300 e aggiunge che si stanno raccogliendo fondi necessari per l’imbarco a Marsiglia sopra nave americana appositamente allestita per loro. (I fondi sarebbero raccolti, in gran parte, in America stessa a cura di Antonini, sempre secondo il Gorni). Inoltre nell’appunto si fa riferimento ad una lettera a firma del prof. Carrara e Stringari e controfirmata, come sempre, dal cubano Hugo Mameli, dalla quale emerge che non si hanno notizie di Pacciardi, Nitti, Testa e Facchinetti, mentre è sicuro l’arrivo agli Stati Uniti di Sforza e Tarchiani.”Il R. Console Generale d’Italia in New York Vecchiotti, rispondeva approfonditamente alla richiesta di informazioni avanzata dall’Ambasciatore italiano in America circa una riunione antifascista tenutasi in New York e organizzata dalla “Mazzini Society.” Nella lettera di riscontro, predisposta in cinque pagine, il Console Generale anzitutto illustrava la “Mazzini Society” affermando che essa “è stata formata da un gruppo di italiani antifascisti, ebrei, massoni, che fanno capo alla rivista locale “Il Mondo”. La stessa è presieduta dal prof. Max Ascoli, ebreo, insegnante in questa New School for Social Research; segretario ne è l’avv. Giuseppe Lupis, incaricato anche dell’ora antifascista italiana che viene trasmessa da New York, su stazione locale, il lunedì, mercoledì e venerdì alle ore 22.  La Mazzini Society ha iniziato anche la pubblicazione di una lettera politica. Sinora il movimento è molto ristretto; ad esso son sicuro, potranno aderire gli ebrei emigrati, gli italo – americani antifascisti esponenti delle organizzazioni di lavoro, ed alcuni intellettuali: la grande massa degli italiani umili rimarranno, son sicuro, fedeli alla patria. Dietro questo movimento, l’anima animatrice è il Sindaco di New York Fiorello La Guardia, il quale vorrebbe a capo del movimento degli “Italiani Liberi” Carlo Sforza, imitando così l’organizzazione già costituitasi a Londra. Carlo Sforza avrebbe, sinora, resistito alle pressioni di La Guardia, sostenendo che egli mentre desidera combattere per la liberare l’Italia dall’oppressione fascista, non può, come italiano, servire l’Inghilterra. Sembra però che egli sarà fatto invitare dal Presidente Roosevelt, che dovrebbe rinnovare le pressioni del La Guardia. I fondi per il movimento sono, per ora, forniti sia dalle organizzazioni operaie italiane che fanno capo all’Antonini (capo delle organizzazioni dei sarti italiani ed intimo amico del La Guardia) sia personalmente dal prof. Ascoli che, abbandonata la moglie italiana, si è recentemente sposato con una ricchissima ebrea di Chicago.” Poi trattava del comizio che la stessa aveva organizzato in New York il 16 agosto asserendo che “ad esso parteciparono circa mille persone molto attenti, ma senza mostrare alcun entusiasmo. Per primo intervenne il prof. Ascoli, seguito dal Borgese, dal Salvemini e infine da Sforza. Poi si è tenuta una raccolta di fondi tra i presenti che ha fruttato circa 350 dollari.”  Infine la lunga lettera si chiudeva con un elenco – lungo ben tre pagine – contenente, in ordine rigorosamente alfabetico, i nomi di 232 persone aderenti alla predetta società, tra i quali compaiono i sardi Costantino Nivola di Orani con la moglie e Hugo Mameli di Lanusei. Con un appunto per la Divisione Affari Generali e Riservati, la Divisione Polizia Politica informava che il Mameli “si trova a Rjo de Janeiro, da dove proseguirebbe per Montevideo e Buenos Aires per ragioni di commercio.”  Inoltre nella stessa “il Mameli dava notizia della fine della pubblicazione del periodico “Il Mondo” edito in quello stato.”

Il 13 dicembre 1941 da S. Paulo del Brasile il Mameli scriveva una lettera a M. Silvio Stringari residente in Ginevra. Nella missiva, che venne intercettata nella verifica dei dispacci aerei in transito dalla polizia politica, si dava incarico “all’amico fuoriuscito di dargli notizie di Chiostergi, Reale, Bertoglio, e di salutarli.” Inoltre si lamentava “delle distinzioni artificiali fra fuoriusciti e fuoriusciti che si fanno tra gli antifascisti degli Stati Uniti. Quelli che sono rimasti in Italia sino all’anno scorso (…) e sono usciti legalmente con passaporto e visto regolare sono da alcuni considerati più fuoriusciti di me e di te che abbiamo lasciato l’Italia molti anni prima di loro, dopo aver conosciuto il sapore dell’oppressione e la violenza fascista”.
Nella lettera il Mameli esprimeva “la sensazione che il fascismo e il nazismo e le forze reazionarie dell’Asia stiano per crollare.” Ed infine esprimeva la convinzione che “queste sono le ultimissime stazioni del calvario tuo e di tanti altri”.
Ugo Mameli muore a Roma il 28/11/1962 all’età di 71 anni.

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