Spettacoli

“Last Christmas”: un film tragico comico ambientato a Serramanna

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A Samassi è stato presentato il film “Last Christmas”. Il Cinema Italia ha avuto l’onore di ospitare il regista del lungometraggio: Christiano Pahler. I titolari Cristiano e Giusy Carta hanno prima speso alcune parole in merito al giovane regista di Serramanna per poi augurare a tutti i presenti una buona visione e lasciare la parola a Pahler, che con brevi e coincise frasi ha subito dimostrato la sua simpatia e autoironia, accattivando così l’attenzione e la curiosità degli spettatori.

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L’opera è a mio avviso un concentrato di risate nude e crude, 85 minuti di puro divertimento che non è bene lasciarsi sfuggire. In questo frangente, però, è interessante conoscere meglio il regista e come ha avuto l’idea di realizzare un film tragicomico che abbia per protagonisti due fratelli che devono organizzare il funerale della madre per la vigilia di Natale.

Come è nato “Last Christmas”?

«Tutto è avvenuto molto casualmente, con la realizzazione di un corto per il mio diploma alla NUCT di Roma (Roma Film Accademy), ho avuto la fortuna di conoscere Andrea Bruschi, attore famoso anche grazie alla serie “Distretto di polizia” che ha partecipato al mio lavoro e mi ha successivamente chiesto se avessi altre idee, io ho quindi parlato di un progetto che avevo in mente, una trama che ha trovato interessante e che ho subito specificato fosse da ambientare nel mio paese d’origine: Serramanna. In poco tempo ha chiamato un suo amico produttore, lui è sembrato da subito interessato e così abbiamo creato il progetto del film, l’abbiamo spedito alla Film Commision Sardegna e abbiamo vinto il bando del “Fondo ospitalità”. L’idea di dar vita al lungometraggio “Last Christmas” esiste più o meno da tre anni, possiamo considerarla come una mia autobiografia anche se la pellicola a tratti risulta essere grottesca e lascia molto spazio al tema della mala burocrazia.»

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-Parliamo un po’ della trama

«La mia storia ha come protagonisti due fratelli che non si incontrano da vent’anni e si rivedono proprio il giorno della Vigilia di Natale, però, la madre viene a mancare in questo frangente e devono fare i conti con i cavilli burocratici che gli si presentano durante l’organizzazione del funerale. Ho avuto l’idea di creare un film sull’argomento della burocrazia inefficiente perché sono successe simili peripezie a me e mio fratello proprio alla morte di nostra madre, quando siamo stati spediti da un ufficio ad un altro per le successioni dei redditi. Diciamo che ho preso come punto di partenza una base reale ma ci sono anche molte scene grottesche, perché accadono quasi quotidianamente.»

-Gli attori scelti.

«Chissà perché ma tutti mi chiedono: ”perché hai scelto di non avvalerti di attori sardi?” Questo è assolutamente falso! Ci sono quattro attori non sardi, uno di questi è il primo protagonista: Andrea Bruschi, è grazie a lui se il film si è concretizzato e inoltre la scelta di fargli interpretare il personaggio di Antonio ha un suo filo logico, lui incarna il fratello scappato vent’anni prima dall’isola e quando prova a parlare nuovamente in sardo non vi riesce più bene e tende quasi al ridicolo.  Il coprotagonista, cioè il fratello minore di Antonio è impersonato invece dall’attore sardo Gabriele Farci, gli altri sono comunque secondari, come la bravissima attrice Evita Ciri, che ho apprezzato e scelto per la sua eccellente recitazione e perché la sua fisionomia è comunque quella tipicamente mediterranea. Gli altri attori non sardi sono i due becchini: Pasquale e Natale Felice, un mio omaggio al trash degli anni 80, ma, i genitori dei protagonisti, le anziane pettegole e bigotte e i tipi da bar sono persone comuni, comparse che parlano rigorosamente in sardo oppure cittadini del mio paese che non hanno dialoghi ma compaiono in alcune scene in muto, per omaggiare proprio il genere muto. Le scene sono girate quasi interamente a Serramanna tranne qualcuna al Poetto di Cagliari.»

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-Perché un film in bianco e nero?

«Tutti i miei film preferiti sono in bianco e nero, soprattutto le opere prime; negli anni 80 la pellicola in bianco e nero veniva usata senza un vero e proprio significato, semplicemente i costi risultavano inferiori di quelle a colori. “Last Christmas” nonostante sia in bianco e nero è ambientato nella nostra epoca e i flashback che sono invece ambientati alla fine degli anni 80 ho deciso di renderli a colori perché li ho accostati al genere musicale della new wave, è riuscito a dare un tono più allegro e frizzante alla mia vita e non potevo non omaggiarlo in qualche modo.

Penso comunque che il bianco e nero si presti molto bene perché isola i personaggi e la storia tra spazio e tempo non ben definiti e dà un’aria un po’ malinconica nonostante si tratti di una commedia tragi-comica e molto satirica.  Non parlo necessariamente del paese di Serramanna, l’ho scelto per raccontare un piccolo mondo che risulta essere uguale ovunque e non dovremmo mai dimenticarlo»

Parliamo tanto e dal suo modo di vedere il mondo si desume quanto sia legato alla sua terra natio ma come allo stesso tempo certi cliché talvolta lo disturbino.

«Non posso più sopportare che il cinema sardo dia vita soltanto a banditi, pecore e società rurali che non esistono più, ho un’idea totalmente diversa di cinema. Credo non ci sia bisogno di preoccuparsi di come era la Sardegna prima, mi sento molto più inquieto di come è la nostra generazione “fallimentare”, termine che utilizzo perché di ciò tutti si lamentano ma nessuno fa nulla per cambiare tale situazione. Io vorrei realizzare dei film su questa generazione, fatta di giovani imbronciati e pessimisti che sanno solo criticare senza agire per migliorare le loro vite. Anche solo il fatto di parlarne significa che qualcosa si può ancora fare per cambiare questo atteggiamento.

Mi interessa questo tipo di cinema anche perché sono stufo di apprendere che i nostri connazionali sono convinti che noi  viviamo come trogloditi, ovviamente non bisogna generalizzare e non tutti la pensano così. Credo sia anche una questione di orgoglio personale, vorrei riuscire a raccontare il Medio Campidano per quello che è e non per quello che è stato o sarà. Sono interessato a scoprire dove stiamo andando a finire, e che cosa stia succedendo ai giovani dai 30 anni in giù!

 Mi sento preoccupato dai piccoli criminali d’oggi ma allo stesso tempo ne resto affascinato perché per me rappresentano il materiale dal quale partire, chissà che sia proprio questa follia quella che mi ha spronato a tornare nella mia terra, perché in Sardegna c’è tanto da fare e da rimettere a posto.»

Carola Onnis

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