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Lavoro e povertà [Editoriale]

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Editoriale di Gian Paolo Pusceddu

Lavoro e Povertà

In molti paesi del Medio Campidano, se non in tutti, le domande per usufruire degli interventi previsti dal fondo di povertà superano ampiamente le disponibilità finanziarie trasferite dalla Regione. Aumentano i casi di povertà e diminuiscono le risorse. L’assistenza non riesce a seguire il bisogno.
È in questo quadro di impoverimento complessivo che è necessario collocare l’urgenza di investire sul lavoro, sulle competenze, sull’istruzione e in tutta la filiera della conoscenza. È il tempo delle politiche attive del lavoro e della formazione per sostenere una nuova fase dello sviluppo e per ridurre in tempi rapidi la disoccupazione e la povertà. La gran parte dei Fondi europei deve essere destinata in via prioritaria a questi obiettivi. La Regione deve garantire efficienza, efficacia e tempestività. La politica è in grado, se lo vuole, di assicurare una burocrazia al servizio del lavoro e dello sviluppo. La buona politica è la prima condizione per invertire il senso di marcia, promuovere la crescita e il lavoro, incentivare la “vita buona”.
Occorre quindi impegnare risorse europee per investire sulle competenze e sulla conoscenza, su un piano di lavoro che consenta a migliaia di giovani di impegnarsi in attività di valorizzazione, risanamento e tutela dell’ambiente e dei beni culturali, archeologici e identitari della Sardegna, in programmi di intervento sociale a favore delle famiglie, degli anziani e dei non autosufficienti. Sul piano più strutturale è però indispensabile avviare politiche di settore e territoriali in grado di rafforzare le imprese, riducendo o eliminando le diseconomie esterne al processo produttivo (energia, trasporti, assetti idrici, servizi alle imprese e lacci e lacciuoli della pubblica amministrazione). Non è che si vuole essere per forza pessimisti, ma in questi anni (Prima e Seconda Repubblica) nulla è cambiato. Anzi, tutto è peggiorato.
Non vedo miglioramenti all’orizzonte. Siamo quasi alla fine del 2015, un anno travagliato tra gli interessi della nazione e quelli del sistema politico. E il 2016 non sarà diverso. Dovremo rassegnarci a nuovi sacrifici perché non c’è alternativa, dovremo patire nuove ingiustizie. Il ricco diventerà sempre più ricco e il povero sempre più povero.
Il mio augurio è che il tempo possa dire che mi sono sbagliato.

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