Economia & Lavoro Turri

L’azienda Itria: fiore all’occhiello della Marmilla per la coltivazione dello zafferano

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Le imprese della Marmilla capaci di emergere con successo oltre i confini nazionali fino ad oggi non sono tantissime. Fra le poche vi è la “Itria”, azienda a carattere familiare specializzata nella coltivazione e commercializzazione dello zafferano e altri prodotti che, in virtù della consolidata posizione di mercato, viene oggi considerata a ragion veduta un fiore all’occhiello del territorio. Una storia iniziata senza grande pretese e partita come la più classica delle scommesse. Elverio Picchedda e Maria Itria Paulis, insieme ai figli Giovanni, Sandro e Simona, oltre vent’anni fa, iniziarono a coltivare questa spezie come semplice passione di famiglia e che, solo nel tempo, si è trasformata  in  vera e propria attività economica di rilievo.

Maria Itria Paulis

«Mio marito e io» spiega la fondatrice dell’impresa Maria Itria Paulis, «abbiamo svolto, sino ai primi anni novanta, attività completamente diverse rispetto a quella che portiamo avanti oggi: io mi occupavo della gestione economica di una nota azienda locale, mentre Elverio, era un operaio specializzato nel settore industriale. Per potermi  dedicare alla famiglia a tempo pieno, decisi di licenziarmi e iniziare una nuova vita. Era il 1994 e avevo poco più di cinquant’anni. Il dna di una persona, però, pur con il trascorrere del tempo, non  cambia e io non sono stata certo l’eccezione che conferma la regola. Sono sempre stata una persona caratterizzata dal desiderio continuo di mettere in campo idee e di aprirmi verso nuove sfide. In poco tempo mi sono quindi rimessa in gioco nel mondo del lavoro decidendo di riprendere in mano la coltivazione dello zafferano, una vecchia tradizione di famiglia. Con il coinvolgimento di mio marito e dei miei due figli più grandi, cominciammo a coltivare un piccolo appezzamento di terreno di poco più di mille metri quadri di estensione, di nostra proprietà. Qualche anno più tardi si sarebbe unita, a collaborare in questa attività anche Simona, la più piccola dei tre fratelli. Eravamo tutti fermamente convinti che stessimo facendo qualcosa di buono e questa  consapevolezza è cresciuta e si è rafforzata giorno dopo giorno».
In queste situazioni non si può parlare di “fortuna”, quando alla base di tutto c’è il massimo impegno e una forte determinazione e passione per portare avanti un qualcosa in cui si crede. Elementi imprescindibili per trasformare i propri sogni  in realtà.
Tutto ha inizio intorno alla metà del 1995 quando a Turri venne organizzata una delle prime edizioni della sagra dello zafferano. Il piccolo paese della Marmilla da sempre conosciuto per la sua  tradizione nella coltivazione ”hobbistica” di questa spezia. «Approfittammo di quella manifestazione», prosegue l’imprenditrice, «per  esporre il nostro prodotto. Fu l’inizio di quella che, grazie anche ad alcune iniziative che con il tempo si sarebbero rivelate vincenti,  sarebbe diventata l’azienda che oggi è conosciuta e  apprezzata.  Ricordo con piacere misto a nostalgia quando  durante le prime sagre proponevamo ai nostri clienti una novità assoluta per l’epoca: il vasetto in vetro come contenitore dello zafferano con l’identificazione del luogo di coltivazione del prodotto (all’epoca non ancora D.O.P.), in alternativa alla classica bustina di carta presente sul mercato che  non indicava l’origine della materia prima. Oltre a ciò, memore di quanto avevo appreso da adolescente dalla mia famiglia d’origine, scrissi e pubblicai un libro dal titolo “Sessanta ricette tipiche zafferano di Sardegna”, del quale, viste le tante richieste, ne feci una ristampa con un maggior numero di copie. Vendevamo quindi un prodotto accompagnato da una sorta di guida illustrata alla portata di tutti: aver messo in campo quest’idea permetteva ai nostri clienti di utilizzare lo zafferano al meglio in cucina, dando loro un ventaglio  di scelte che spaziavano dal dolce al salato. Quella mossa si rivelò un successo».
Di lì l’ascesa, in pochi anni la piccola attività “da artigianale” ha assunto la veste di un’azienda individuale, per poi diventare, nei primi anni duemila, una società di persone. La costante ricerca di nuovi mercati è stata come per tutte le aziende, un’attività assolutamente indispensabile e anche noi abbiamo fatto la nostra parte partecipando oltre che alle sagre più importanti nell’Isola, soprattutto esponendo i nostri prodotti alle principali fiere di Milano, Roma e Firenze su tutte senza trascurare altri canali di vendita. Pur essendo lo zafferano il nostro prodotto di punta che tra l’altro da dieci anni può fregiarsi del marchio DOP, nel tempo abbiamo ampliato la gamma dei nostri prodotti biologici certificati tipici della tradizione sarda quali il miele, le tisane, i legumi secchi, i liquori, i sali e soprattutto, altre spezie. Fra queste ultime ha riscontrato un notevole  successo il peperoncino nella variante “cayenne” che, da qualche tempo, si è ritagliato una soddisfacente quota di mercato   anche nel settore industriale con interessanti margini di crescita.
«In questi oltre vent’anni di attività», ribadisce Maria Itria Paulis, «abbiamo sostenuto importanti investimenti grazie anche a finanziamenti regionali con i quali abbiamo potuto acquistare altri terreni (attualmente l’azienda coltiva dieci ettari di proprietà a zafferano ndr), costruire il laboratorio di Turri e acquistare i macchinari necessari per le varie fasi di lavorazione per consentirci il raggiungimento di standard qualitativi e quantitativi. Con l’aumento del volume d’affari è ovvio che si sia resa necessaria l’assunzione di nuova manodopera. Abbiamo in organico alcuni dipendenti a tempo indeterminato, gli stagionali vengono assunti per la raccolta».  Data la domanda crescente di zafferano, i nostri interlocutori si sono attivati affinché altri coltivatori locali conferissero il loro prodotto. Questo passaggio ha consentito l’apertura di una nuova “finestra” nell’economia del territorio, alternativa alla coltivazione delle colture tradizionali della Marmilla. Agli agricoltori è stata data la possibilità di conferire lo zafferano nell’azienda “Itria” affiliandosi al marchio D.O.P., sottoscrivendo il previsto protocollo che lo stesso marchio impone. Di fatto si è concretizzato un progetto di non facile realizzo, quello di ”mettere in rete gli operatori” in una regione in cui cultura del consociativismo è  poco sviluppata.

Il 22 novembre scorso, l’azienda ha aperto una filiale a Cagliari in via Dettori 22, nel quartiere della Marina, dove oltre alla vendita di prodotti, si possono consumare, con servizio a tavolino, piatti preparati con i prodotti biologici dell’azienda “Itria” e di altre che producono materie prime di qualità in Sardegna. Fra i prodotti di punta offerti nella filiale cagliaritana vi è la pasta allo zafferano, preparata con farine e semole coltivate in Sardegna.

L’impresa di Turri, alla luce dei risultati raggiunti, è una realtà che potrebbe essere presa come modello per strategie di sviluppo nella Marmilla delle cui pianificazioni di crescita economica, soprattutto a livello politico, tanto si parla e, spesso, poco si fa. Sulla questione legata allo sviluppo imprenditoriale Maria Itria Paulis dice la sua: «Il nostro territorio ha le sue “eccellenze”, penso però che i nostri corregionali dovrebbero essere un po’ più “veloci” a comprendere come da queste si possa prendere spunto per fare economia reale, osservando anche le dinamiche di altri territori più evoluti e adattarli alla nostra realtà. Sono convinta che se da parte dei genitori ci fosse  l’input ”imprenditoriale” i figli sarebbero probabilmente più motivati a intraprendere la strada dell’imprenditoria, sentendosi più sostenuti dalle proprie famiglie. Ritengo, infine, che la classe politica a tutti i livelli possa e debba fare di più, occorrerebbe, per esempio, investire le risorse che si spendono nelle varie manifestazioni enogastronomiche (sagre, fiere mercato e affini ndr) in maniera più mirata per la parte che concerne la promozione della vendita dei prodotti, quest’aspetto è, forse, il vero tallone d’Achille nell’economia della nostra terra».

Simone Muscas

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