EMOTIVAMENTE

Le emozioni che insegnano

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della dottoressa Alice Bandino*

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Alice Bandino

Dopo la rubrica dello scorso numero, abbiamo chiesto a qualche adolescente di raccontarci le proprie emozioni sulla situazione sociale e personale che stanno vivendo, in riferimento a questa pandemia in corso.

Spesso son i loro genitori a raccontarci le loro difficoltà, i loro comportamenti incomprensibili, le loro accuse, i loro silenzi; noi psicologi possiamo seguire i genitori, offrire diverse soluzioni sul come convivere coi tempi e modi dei loro figli, con la vita che cambia, con le modificazioni del corpo, della voce, delle amicizie, delle idee sulle relazioni umane, sui valori, sui confronti coi propri pari; spingiamo sempre gli adulti a parlar loro con maturità e comprensione, evitando di fare gli amiconi moderni, perché educarli è il nostro compito, non imporre regole come in altri tempi o ancora peggio non darne nessuna.

Ricordiamo ai genitori che se evitano i confronti/scontri generazionali, i loro figli cercheranno altri adulti di riferimento cui affidare le loro emozioni, nella migliore delle ipotesi potrebbe essere un parente che li ama e li comprende, magari un docente, uno sportello d’ascolto offerto dalla scuola o dal Comune, dalla società sportiva, da un’Associazione o un sacerdote; ma chi più di un genitore dovrebbe ascoltarli, guidare, anche punire al bisogno? A volte ci dimentichiamo che i nostri figli non sono come noi e educarli come siamo stati educati noi trent’anni fa potrebbe essere anacronistico, di contro fare tutto il contrario di quello che hanno fatto con noi, potrebbe essere un boomerang e far nascere conflitti ancora più duri; il genitore non è un mestiere: è un ruolo che muta col mutare del tempo storico, degli eventi della vita e dalla comunità sociale dove viviamo.

Le risposte che abbiamo ottenuto dai loro figli ci offrono degli spunti educativi mirati, almeno ci fanno capire se e dove stiamo sbagliando, ci fanno conoscere l’altra faccia della medaglia: volevamo indagare l’adolescenza ai tempi della pandemia, vista dal loro punto di vista e per capirlo ho scelto le risposte di ragazzi e ragazze che vivono situazioni familiari e sociali differenti, per avere un quadro più vario, senza generalizzare e senza stigmatizzarli, semplicemente dando la possibilità a noi di conoscere meglio le loro emozioni e a loro di condividerle, senza giudizi.

“Vedo i miei compagni di classe più decenti meno di prima, non tutti viaggiano e anche coi proff non ho tempo di spiegarmi come facevo prima; mio padre non lavora più e mia madre è sempre nervosa che si lamenta per tutto e urlano molto più di prima. Ho scarpe vecchie e ho usato il giubbotto di mio fratello ma se mi bocciano andrò a lavorare, a cosa serve vivere così?”

“Non mi dispiace fare le lezioni miste, a volte vado a volte no, tanto non ci bocciano, mi dispiace solo non poter vedere le mie amiche come prima, andare a ballare e andare a danza, sono ingrassata e ho iniziato a vomitare dopo cena, almeno faccio un pasto in meno… ”

“Credo che ci stiano rubando tempo, il Covid è solo una scusa per controllarci ma dobbiamo ribellarci; siamo giovani e viviamo da vecchi, i Cinesi ci stanno distruggendo”

“All’inizio ero felice di stare a casa con mia madre e mia sorella, poi però ho iniziato ad annoiarmi, a litigare con mia sorella che sta sempre ascoltando me e le mie telefonate e ho chiesto aiuto a una prof delle medie, lei mi ascolta e mi capisce, mentre i miei non capiscono niente; odio mio padre e odio come ci tratta; non da i soldi a me e mia sorella e mia madre non ha neanche la macchina; giù abita mia nonna, odio anche lei perché difende il figlio e dice che dobbiamo andarcene da questa casa e che non devo uscire perché se muore sarà colpa mia”

“Vorrei uscire, andare a pallavolo, ridere, urlare, baciare la mia bbf (la migliore amica tra le migliori) senza mascherina, invece l’unico modo per uscire è fare volontariato, rendermi utile e allo stesso tempo uscire da casa mia; son tutti arrabbiati e i miei si stanno lasciando e forse è meglio così, avrò due case, due camere e una scusa in più per uscire; lo so non ho detto una cosa bella, ma neanche gli altri fanno solo cose belle”

“Siamo tutti stanchi, da qualche tempo compro coi miei amici bevanda o altre cose per sdongiarci, ci nascondiamo a casa di mia nonna e nessuno ci trova; ieri mio padre mi ha dato uno schiaffo perché ha capito qualcosa, meglio tardi che mai; se tutto va bene da Giugno non dovremo più nasconderci e finalmente saremo liberi di vivere”

“Vorrei fare le gite, le uscite, andare in treno e poi al mare, avevo un ragazzo ma mi ha lasciata perché mi aveva chiesto foto mie un po’ così…visto che siamo lontani; mi sono spaventata, ho visto cosa può succedere di quelle foto se poi ci lasciamo male, anche a scuola parliamo spesso di cyber bullismo, una volta era venuta anche la polizia a parlarne, a una mia amica è successo e non voglio rischiare la stessa cosa”

“Quando finirà tutto sogno di fare una bella serata con amici e amiche, al mare, in spiaggia, senza mascherina che mi fa venire tutti i brufoli e sudo; odio i miei che mi controllano e sembrano quasi felici di potermi controllare, chissà se mia madre si accorge dei tagli che mi faccio dentro le cosce ogni volta che mi stressano con le loro lezioni di vita; mentre guardavano il tg hanno detto che non ci credono sia tutta opera del Covid ma io non posso uscire quando voglio lo stesso e mi vendico così, poi se metto acqua e sale passa tutto dopo poco”

“Nessun giovane dovrebbe passare quello che stiamo passando noi, sembriamo in guerra come chi scappa coi barconi, bisogna avere pazienza e aspettare dicono; sarà bello dopo ritrovarci, ma per ora seguo le regole solo perché ho paura, mio padre fa la chemio e se per colpa mia dovesse peggiorare non me lo perdonerei mai”

Queste son solo alcune delle risposte più profonde: non è semplice chiedere a un/una giovane di raccontarsi in due righe di word; quasi tutti risentono delle regole che limitano la loro quotidianità e sentono stravolta la normalità.

Grazie alla tecnologia hanno potuto mantenere il contatto coi pari ma è inutile negarlo, stando più tempo in casa assorbono tutti gli umori e malumori, proiettandoli poi a modo loro nella quotidianità, leggono ciò che scriviamo sui Social e se esageriamo nell’imbarazzarli ci bloccano.

Abbiamo imparato che un bullo non è solo un bullo ma spesso è il risultato della rabbia interiore di tanti bulli con cui è cresciuto; abbiamo scoperto che spesso le vittime hanno fatto “il callo” alle angherie e alla sottomissione; abbiamo scoperto che dietro un suicidio o un tentato suicidio non è il dolore a guidarli ma l’assenza di speranza. Cerchiamo di infondere loro la speranza, cerchiamo soluzioni, confrontiamoci, indaghiamo, chiediamo, amiamoli, ritroviamo nella loro adolescenza un po’ di noi stessi: noi ce l’abbiamo fatta a sopravvivere a quel periodo, raccontiamo loro come, non vergogniamoci di sembrare “vulnerabili”, anche gli adulti possono esserlo ogni tanto!

Son cambiati i tempi, le relazioni, i rapporti con gli insegnanti, le modalità di gestire il tempo libero ma l’essere umano adolescente resta ancora una creatura che chiede amore e rassicurazioni, per metà adulti saccenti e per metà bambini insicuri, cercano fiducia e comprensione, ora più che mai hanno bisogno di dialogo e di esempi pratici di resilienza, non solo teorici.

*psicologa
abandino79@hotmail.it

 

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