RUBRICA. PSICOLOGA

Le emozioni nella ripresa

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di Alice Bandino*

Alice Bandino

Quando saremo in edicola, saremo nel pieno del secondo mese di quella che abbiamo definito una clausura forzata, una situazione necessaria per limitare i contagi e quindi tutelare al meglio i soggetti più vulnerabili e quelli più esposti per esigenze lavorative a stare ancora a contatto con il pubblico e (in base ai continui aggiornamenti), non essendo più scontato basti un metro come distanziamento sociale per evitare il contagio. Accade dunque che dopo la prima euforica risposta alle disposizioni ministeriali, iniziano a sentirsi le prime difficoltà che ciò comporta nelle nostre abitudini. Anche le richieste dei pazienti hanno seguito questa evoluzione: se prima le difficoltà erano incentrate sulla condivisione degli spazi comuni, sugli scontri generazionali intrafamiliari o il timore per la perenne connessione a dispositivi elettronici, in seguito le preoccupazioni si sono proiettate verso il futuro che appare incerto e non roseo per tanti. Una visione spesso influenzata dalle preoccupazioni economiche e lavorative, specie per chi teme di dover affrontare una futura emergenza economica successiva alla risoluzione di quella sanitaria che provoca stress in chi la teme e di riflesso nel cerchio dei loro affetti.  Lo “stressometro” realizzato ogni settimana dall’Istituto Piepoli, commissionato dal Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi, rileva infatti che il perdurare dell’emergenza Coronavirus porta il malessere degli italiani a un livello altissimo: il 31 Marzo, a livello nazionale (secondo gli intervistati), la pandemia pesava sullo stato di stress con un’ incidenza dell’82% e al Sud in particolare il Covid-19 condizionava la quotidianità all’88%.

Il Presidente Nazionale degli Psicologi Dottor David Lazzari, massimo rappresentante della categoria, intervistato sulle problematiche emerse dalle richieste di sostegno, ha evidenziato “un aumento di stati d’ansia, paura, insonnia e depressione”.

Questo aumento del disagio va poi interpretato con valenza differente, in base alle situazioni personali e al ruolo degli utenti: l’intensità della preoccupazione sulla salute è maggiore tra gli operatori sanitari, le forze d’ordine e i lavoratori a contatto col pubblico mentre la preoccupazione economica è maggiore nei soggetti rimasti senza lavoro, di quelli che passano più tempo sui Social e di coloro che temono di non rientrare nel mercato economico quando finirà l’emergenza. In questa moltitudine di preoccupazioni è chiaro che non si può generalizzare nessuna unica modalità comune di prevenzione per evitare l’insorgere di conseguenze psicologiche patologiche, ed è altrettanto vero che nessuno di noi ha esperienza pregressa in presenza di pandemia; la massiccia percezione di pericolo tra i cittadini, ci ricorda però come una robusta salute psicologica sia la conditio sine qua non per attuare qualsiasi percorso di ripresa e sempre il Dottor Lazzari ribadisce che“non c’è benessere senza benessere psicologico”.

Lavorare sotto stress non porta a risultati in un’ottica di benessere, ecco dunque che chiunque voglia lavorare attivamente su qualsiasi tipo di ripresa, necessita di serenità abbassando i livelli di stress. Come? Innanzitutto focalizziamo l’attenzione sul nostro problema: è un qualcosa che si può risolvere? Valutiamolo con sincerità, maurità e senso di realtà, le problematiche “irrisolvibili” spesso non lo sono. Se si, come posso risolverlo? Valutiamo le nostre competenze apprese dalla nascita ad oggi: motivazione, resilienza, fiducia, empatia, tolleranza, creatività son tutti costrutti dell’intelligenza emotiva che ci vengono in soccorso nelle situazioni di pericolo. Se non posso farlo in autonomia, c’è qualcuno che può aiutarmi? Non vergogniamoci di chiedere aiuto, può provenire da un familiare, un conoscente, dai professionisti, dai volontari o dalle Istituzioni; apriamoci e teniamoci aggiornati sulle soluzioni possibili al problema che abbiamo focalizzato. Rendiamoci utili come possiamo, anche aiutare il prossimo ci restituisce mentalmente un’immagine di noi stessi più positiva, che concorre al benessere globale della nostra persona. Chi aveva già iniziato percorsi psicologici sarebbe meglio li proseguisse secondo le proprie necessità, per scongiurare l’acuirsi di problematiche pregresse; chi invece vuole chiedere aiuto oggi, è bene sappia che nonostante la distanza fisica è possibile attraverso le tecnologie o anche un semplice telefono, spiegare le proprie emozioni e attivare numerose forme di percorso (pubbliche o private), che vadano incontro a tutti coloro che cercano un aiuto professionale conseguente a questa emergenza, per ripartire con più serenità. Paura, tristezza, rabbia, sfiducia, intolleranza, sofferenza, disorientamento son risposte emotive consone alla situazione che stiamo vivendo, ma accettare l’idea che ognuno di noi è il primo artefice della propria ripresa e che questa è indispensabile per attuarne una collettiva può essere il primo passo per ricominciare, come detto nel numero scorso “ Domani andrà tutto bene se agiremo efficacemente sull’ oggi…

*psicologa

www.psygoalicebandino.it

 

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