Collinas Pabillonis

Le radici materne di Antonio Gramsci

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Chi mai avrebbe potuto pensare che le radici materne di Antonio Gramsci, un personaggio così significativo e importante, fondatore del Partito Comunista Italiano, uno dei più grandi pensatori del XX secolo, riportassero al villaggio di Forru, oggi Collinas  e prima ancora al villaggio di Pabillonis? Non è per un periodo troppo lungo che gli antenati (terzavolo, bisnonno e nonno),  abbiamo messo radici a Forru: due generazioni o poco più, prima che il nonno di Gramsci anche lui Antonio, esattore delle imposte e non più bottaio, nato a Forru nel 1821 si trasferisse a Ghilarza  sposando  una vedova del luogo.  Ma tanto basta per dire che nelle vene di Antonio Gramsci scorreva anche sangue forrese e prima ancora pabillonese,  sangue di  uomini e donne tenaci e intraprendenti. La passione per la ricerca,  anni di lavoro e di studio negli archivi diocesani di Ales ed Oristano, hanno consentito al professor Francesco Sonis, di riportare  alla luce un ulteriore brandello della storia del territorio della Marmilla: la nostra storia. Questa opera, “Antonio Gramsci le radici materne”,  si aggiunge così ad altri lavori già portati a termine dal prof. Sonis sulla storia locale di Uras, Mogoro e dello scomparso villaggio di Sitzamus, accompagnandosi  ai numerosi riconoscimenti anche a livello nazionale ottenuti  nell’ambito della poesia.

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Il testo “Antonio Gramsci le radici materne”, pubblicato da “ Sguardi Sardi –L’isola fotografica”  di Ivo Piras Mogoro, è stato, all’interno di altre iniziative collaterali,  è stato  presentato qualche tempo fa ,  relatori  Arcangelo Cau, Antonio Corona, Ivo Piras, coordinatore Beppe Manias,  a Collinas, villaggio nel quale, gli antenati materni  di Gramsci, i Marcia o Marcias come talora compare,  avevano stabile residenza fin dal 1773 e almeno fino a metà ottocento. Erano abili maestri bottai, attività abbastanza redditizia  dato che le commesse non potevano mancare  in un paese vocato all’agricoltura e alla viticoltura in quei tempi  abbastanza popolato. Forru era un villaggio di una certa importanza, prebenda di un canonico capitolare, promosso a metà settecento a canonico penitenziere. Era presente  anche una confraternita importante, che amministrava un cospicuo patrimonio di terreni e bestiame. E’ proprio  qui a Forru che si trasferisce  Antonio Efisio Marcia, terzavolo di Gramsci, nato a Pabillonis, di professione bottaio. Antonio Efisio Marcia sposa una vedova  del luogo  tale Maria Caterina Muscas.

Ma era così appetibile in quel periodo Forru per un artigiano bottaio? Molto probabilmente sì. Intanto già la nonna di A.Efisio, tale Caterina Cruccu era forrese maritata a Pabillonis( I genitori si erano trasferiti a suo tempo a Pabillonis). Forru era poi  era un villaggio abbastanza popolato . Più popolato di oggi . Nel 1728 contava 304 fuochi e 1331 anime, nel 1751 a Forru c’erano 300 fuochi e 1082 anime.  Nel 1821 si annoverano 1025 anime mentre Pabillonis ne contava 870. A Forru poi esisteva un clero importante.  La parrocchia tra l’altro era affidata ad un canonico capitolare  prebendato, che godeva di benefici ecclesiastici che consistevano non solo nelle decime ma anche nei frutti di terreni etc. Il canonico  risiedeva ad Ales ma veniva sostituito in loco da un Vicario. E’ proprio a partire da metà settecento che Mons. Carcassonna Vescovo di Ales-Terralba, istituì l’ufficio di penitenziere affidandolo al canonicato di Forru. Una carica di prestigio. Il penitenziere infatti aveva la facoltà di assoluzione dei peccati gravi che solo il Vescovo poteva assolvere. Un villaggio quindi di una certa importanza. Ma Forru aveva altresì una confraternita che possedeva beni immobili e mobili: terreni aratori,  bestiame e anche vigneti. Bestiame che una volta domato veniva dato ai contadini per il lavoro dei campi. Da questi veniva pagato ratealmente con un interesse sostenibile. A garanzia dell’intera somma i notai  stilavano atti formali di vendita con ipoteca. Si ipotecavano case, terreni e vigneti  quale garanzia del debito contratto.  Ebbene in moltissimi atti si legge, che l’ipoteca gravava sulla  uinia (vigna), oppure che il terreno ipotecato “ afronta a uinia (vigna) di… e si indicavano puntualmente toponimi e nomi dei vari proprietari confinanti. Il paese evidentemente rivestiva una certa importanza, annoverava proprietari terrieri facoltosi e la coltivazione della vite era presente quando non  intensamente diffusa.

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 Ebbene il mastro bottaio Antonio Efisio,  terzavolo di Gramsci già citato, aveva il suo bel da fare, il pane assicurato e il suo tornaconto, dato che il lavoro non mancava. Aveva presumibilmente a bottega anche diversi operai.  D’altro canto per la conservazione ed il trasporto di questo prezioso liquido qual era e qual è ancor oggi il vino, ci si serviva di botti più o meno capienti. Botti in castagno o rovere, ricavate da legnami facilmente reperibili anche nel territorio. Non esistevano di certo in quei tempi i recipienti in acciao inox, vetroresina o simili.

Uno dei figli di Antonio Efisio Marcia, Sebastiano, bisnonno di Gramsci,   ( nato a Forru nel 1791,  sposato nel 1817 sempre in Forru con Giuseppa Rosa Pistori),  aveva ereditato il mestiere dal padre.  Era maestro bottaio anche lui e nel contempo scrivente il che non è cosa di poco conto per un periodo nel quale leggere e scrivere era riservato a pochi. Sebastiano si trasferisce ad Oristano nel 1842. Aveva 51 anni. Ma questi antenati di Gramsci erano sicuramente ben inseriti nel tessuto sociale della comunità, con intensi  rapporti di lavoro, rapporti interpersonali e amicizie. Uomini intraprendenti abbiamo detto e tenaci ma non meno lo sono stati  i discendenti di questi come  Peppina Marcia madre di Gramsci. Peppina figlia di Antonio, così come annota Francesco Sonis, è stata una donna di notevole tempra, che ha dovuto  superare, stringendo i denti, difficoltà quasi insormontabili fin dalla più giovane età. A 11 anni infatti rimane orfana. Il tutore, uno zio che doveva amministrane i suoi beni,  in breve tempo dilapidò tutto.  Dal matrimonio di Peppina con Ciccillo Gramsci napoletano,  nacquero 7 figli. Antonio nacque ad Ales ed  aveva appena un anno quando i Gramsci si trasferirono e Peppina dovette affrontare  la malattia di Antonio e l’arresto del marito. Fu costretta così a vendere terreni, a dare a pigione parte dell’abitazione, a cucire camice e abiti. Ma erano uomini e donne abituati a soffrire i Marcia, a sacrificarsi nel  senso più vero e più nobile del termine per i figli. Gramsci nelle lettere dal carcere ricorda con riconoscenza i grandi sacrifici fatti dalla madre. C’è sensibilità nell’animo di Antonio Gramsci e c’è una certa affinità anche con  il  più illustre concittadino collinese, Giovanni Battista Tuveri con il quale sono riscontrabili molte attinenze e non solo caratteriali: spiriti inquieti entrambi,  giornalisti entrambi, entrambi parlamentari ed entrambi insofferenti di fronte alla prepotenza, all’ingiustizia e al sopruso. Giovanni Battista Tuveri arriva a propugnare anche il regicidio se necessario, contro i tiranni e i cattivi governi, ma entrambi tenaci e caparbi con la schiena dritta di fronte al potere, pagando  anche di persona se necessario. Il primo, G. B.Tuveri osteggiato soprattutto al Parlamento subalpino, il secondo, Gramsci,  perseguitato e incarcerato per le sue concezioni sociali e politiche.  Sia l’uno che l’altro meriterebbero maggior conoscenza e maggior attenzione. E a tal proposito  racconto un episodio emblematico che ho vissuto molti anni fa e che mi ha dato in seguito da pensare. Ricordo che 16enne o 17enne, mi capitò di incontrare  casualmente un giovane all’incirca della mia età.:giapponese o forse cinese, orientale di sicuro e con gli occhi a mandorla . Macchina fotografica importante e costosa a tracolla, non se la potevano permettere tutti una macchina del genere e a piedi, diretto ad Ales. A gesti  gli “chiesi” dove fosse diretto: “Gramsci disse”. Andava ad Ales, alla casa natale di Antonio Gramsci. Dal Giappone o forse dalla Cina a 17 anni. Forse aveva studiato Gramsci a scuola se veniva a conoscere il paese ove era nato il fondatore del Partito Comunista Italiano.  E noi 16-17enni, quasi tutti i giorni avevamo occasione di vedere la scritta sulla facciata e di entrare nella casa natale di Gramsci.  C’era il bar Coni allora, da noi frequentato e c’era soprattutto un  juke-box , ma di Antonio Gramsci non ne sapevamo e non ne volevamo sapere, allora, proprio nulla. Ci interessavano maggiormente le canzonette degli incipienti urlatori.

Il prof. Sonis con una indagine minuziosa e  una ricerca  accurata, così come ha fatto per altre sue pubblicazioni, ha riportato meritoriamente all’attenzione un ulteriore frammento della nostra storia locale legata ad Antonio Gramsci che dà stimoli per conoscere meglio e per approfondire insieme alle radici dell’uomo Gramsci anche  il suo pensiero.  Il suo è per così dire,  un atto d’amore anche per la nostra terra. E così, frammento dopo frammento, tessera dopo tessera, gli studiosi come Franco, riescono a  ricomporre per buona parte quel prezioso mosaico che è la nostra storia, il nostro passato, le nostre radici. E le radici di Antonio Gramsci, per parte materna, affondano anche qui, in questo paese di Collinas un tempo Forru.

Antonio Corona

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