Cultura Spettacoli

Lella Costa a Nora per la Notte dei Poeti

Lella Costa
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di Marcello Atzeni

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Socrate aveva una vedova: si chiamava Franca Valeri. Poi, bizzarrie del teatro e del tempo, magari anche del cuore, il filosofo si risposa. Con Lella Costa. E anche lei diventa vedova. Scritto così non si capisce? Allora: La vedova Socrate, ideato da Franca Valeri, che da qualche settimana non è più carne in terra, ma spirito e anima chissà dove, non potendo più calpestare i palcoscenici, passa il testo alla Costa, che lo ripropone con un taglio diverso. Ieri sera a Nora, per la seconda serata de “La notte dei poeti”. L’ attrice milanese, come milanese era la Valeri, inizia il monologo verso le otto di sera. Sale sul palco di nero vestita, nero non totale. Il suo vestito, quasi tunica, ha finestre di bianco a simboleggiare una vedovanza che non è solo dolore. Anzi, in realtà, il momento del distacco e alle spalle, parla del marito, Socrate appunto, in maniera leggera e vaporosa come a volerlo ricordare esattamente com’era e non a idealizzarlo. Ma sì, pare proprio che la fiuda non avesse poi tutta questa stima per chi perì bevendo Cicuta, così come stima non aveva per i filosofi in generale.

Lella Costa

I filosofi prendono la vita con filosofia, come se le vicissitudini terrene non appartenessero loro. E hanno ben poca voglia di lavorare. Ma poi, faranno male? Lella Santippe Costa, sferza il pensiero e pensatori greci non con tuoni e fulmini, roba da Zeus, ma con delle considerazioni dal ph che sfiora punte d’acido solforico. Santippe vedova Socrate, ha un modo di proporsi molto moderno. Poco timorosa del genere maschile e molto decisa. È stata una grande amante? O ha giocato con gli uomini che le roteavano nei pressi delle caviglie, ballando il Sirtaki? Cita Platone, Aristofane e altri, ignora volutamente, Talete da Mileto. Ma chi è Santippe? Ieri, secondo il suo ufficio stampa con vista sul Partenone, una donna dalla quale stare guardinghi. Ieri. E oggi? Una donna da affrontare con sarcasmo e ironia? Sì, la chiave per guadare fiumi di malessere e malcontenti, è proprio l’ironia. Sorvolare su pensieri granitici e spigolosi e abbandonarsi alla leggerezza. Il testo di Franca Valeri, che ora si riproduce nella Costa, in fondo è un invito che ti avvolge come una tunica. Un invito a non prendersi sul serio, anche perché il serio, pare che non esista.

O se esiste viene lasciato giacere su un giaciglio.

Fatto di rose rosee, poche, e foglie di cicuta.

Da distillare per farne un rosolio. Che, forse, un domani, qualcuno berrà.

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