Cultura FUMETTO

L’Inquisitore di Antonio Lucchi e Gianfranco Manfredi

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di Giacomo Pitzalis
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Antonio Lucchi

 Burn the witch! Burn the witch!” cantano i Radiohead in A Moon a Shaped Pool.

Brucia la strega, brucia la strega” fanno eco i soldati spagnoli in alcune vignette dell’Inquisitore, albo speciale della collana Le Storie (Sergio Bonelli Editore, 2018).

La vicenda è ambientata nel periodo di massimo splendore e, ahimè, terrore, dell’Inquisizione spagnola, un’epoca in cui l’oscurantismo e il giustizialismo la facevano da padroni. Un’epoca di sangue in cui ciò che è giusto o sbagliato passava per il vaglio di uomini dalla moralità inesistente ascherata da altisonanti parole. Altisonanti ma vuote, come i loro cuori.

Il fumetto vede ai testi il leggendario Gianfranco Manfredi (Magico Vento, Dylan Dog, Tex, Shangai Devil) e ai disegni un Antonio Lucchi (Davvero, Rusty Dogs, Adam Wild) in stato di grazia. In tale contesto si muove il protagonista, Luís de Santiago, eroe senza macchia in questo tempo di ingiustizia. È un personaggio dalla moralità di ferro, in cui è radicato il seme del giusto processo così caro a Beccaria e alle Costituzioni attuali. Un uomo per cui il libero arbitrio è il dono più grande che Dio ha regalato alle sue creature, un dono che non può essere giudicato mediante condanne arbitrarie. E proprio per questo rischierà la sua vita pur di salvare una donna, rea di essere bellissima e avere atteggiamenti differenti e singolari.

La bellezza va punita?” chiederà a un certo punto Luís.

Una domanda che, ancora oggi, dovrebbe scuotere le nostre coscienze, in un periodo in cui è tristemente facile sentire notizie di donne uccise, vittime di una società sempre più fondata su prevaricazione e violenza. Mali ancora ben lontani dall’essere debellati.

Per quanto concerne il volume, Manfredi compie un lavoro di documentazione perfetto e immane, con pochissime licenze che non stonano in alcun modo con l’intera narrazione, altalenante tra fatti reali e un horror che prende piede e poi esplode specialmente nelle tavole finali.

Nota di merito per Antonio Lucchi, i suoi disegni e la sua colorazione.

Le tavole risultano maestose, costruite con criterio e funzionalità rispetto alla narrazione, suggellando L’Inquisitore come un fumetto da avere, leggere e ammirare.

Il colore delinea corpi, lineamenti e atmosfere sposandosi con un eccellente lavoro operato sulla rigida gabbia bonelliana, questa volta ricca di vignette sovrapposte che richiamano da vicino il lavoro svolto da Paul Azaceta sulla serie americana Outcast.

Un albo che sarebbe un peccato perdersi.

Un peccato mortale.

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lagazzetta

1 Commento

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  • Chi legge questo fumetto dovrebbe non fare a meno di leggere anche SA BIDDA DE IS COGAS del sottoscritto, che parla delle streghe a Villacidro. Rivolgersi all’autore.
    GIAN PAOLO MARCIALIS

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