Economia & Lavoro

Lunamatrona, annata del miele in grosso calo rispetto al passato: le considerazioni di Andrea Farci dell’azienda “Meliluna”

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di Simone Muscas
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«Se le api dovessero scomparire all’uomo rimarrebbero soltanto pochi anni di vita sulla Terra». Parole e musica di Albert Einstein: una frase pronunciata poco meno di un secolo fa che avvalora, semmai ve ne fosse bisogno, l’importanza che questi esseri viventi hanno nel sistema Terra: le api, infatti, fra tutti gli insetti sono quelli fra i più nobili in quanto contribuiscono all’impollinazione di circa l’80% delle specie vegetali. Con questi numeri chiediamoci cosa succederebbe se si realizzasse ciò che predisse il grande scienziato e pensatore ebreo-tedesco: se le api scomparissero ben quattro quinti dei vegetali, non potendosi più riprodurre, andrebbero a scomparire con gravi danni per la catena alimentare, gli animali erbivori infatti avrebbero meno cibo a disposizione e, di riflesso, stessa sorte toccherebbe ai carnivori e ai detritivori. Ma non solo: le piante, infatti, con la fotosintesi clorofilliana assorbono anidride carbonica e rilasciano ossigeno; i danni ambientali sarebbero gravi. L’uomo, ovviamente, essendo parte integrante di questi precari equilibri, non sarebbe certo immune dagli infausti eventi.

Intanto qualche anomalia in tal senso pare essere già in atto; fra queste vi è quella del tempo di vita degli delle api: «Negli ultimi vent’anni» spiega Andrea Farci, apicoltore professionista di Lunamatrona titolare dell’apicoltura “Meliluna” «la loro vita media si è accorciata,

L’apicoltore Andrea Farci

presumibilmente a causa dell’utilizzo sempre più massiccio da parte dell’uomo di sostanze dannose per le stesse api». Un problema che, al di là delle questioni ambientali, ha chiaramente una ricaduta anche a livello economico: «Se questo fenomeno lo si traduce in “giorni in meno di produzione di miele” moltiplicato per “le migliaia di api che popolano gli alveari” è facile capire come il settore apistico sia diventato meno remunerativo rispetto a due decenni fa». Le considerazioni di Farci illustrano alcuni le criticità di un settore che, da qualche anno e per diverse ragioni, fatica più del previsto a stare a galla: «Il problema economico è di riflesso anche ambientale, visto che la presenza degli apicoltori garantisce un’esistenza “meno precaria” delle api con annessi enormi benefici agli ecosistemi». «Secondo alcune prime stime» continua laconico «la stagione in corso sta facendo registrare, soprattutto a causa di un inverno poco freddo e di una primavera anomala, un enorme calo nella produzione del miele quantificato nell’ordine dell’80% in meno rispetto alle stagioni scorse».

Un settore, chissà perché poco rappresentato (appena 1.600 gli addetti nell’Isola, equamente suddivisi fra professionisti e hobbisti), le cui proteste trovano scarsa rilevanza a livello istituzionale. «L’attività apistica» spiega in tal senso Farci «pur con tante difficoltà, ha un proprio mercato che consente di ritagliare un reddito familiare: tuttavia, proprio per l’imprevedibilità del sistema Terra, ci si trova a dover fare i conti con annate disastrose: le istituzioni regionali e nazionali, nonostante ciò, hanno storicamente dimostrato di essere poco attente al nostro settore». In considerazione di ciò lo stesso Farci ricorda: «Le imprese apistiche della Sardegna sono ancora in attesa di ricevere un contributo per l’annata siccitosa del 2017: tuttavia, a tre anni da quell’azione della Regione Sardegna, una delle poche in favore degli apicoltori negli ultimi vent’anni, ancora non abbiamo visto un centesimo. L’apicoltura odierna fatica e non poco ad andare avanti, il cambiamento climatico in corso, l’agricoltura intensiva e la siccità stanno mettendo in ginocchio in nostro comparto, quello stesso settore fondamentale per il precario equilibrio degli ecosistemi terrestri e per altre mille ragioni. Altri comparti zootecnici godono, per esempio, dell’aiuto economico “benessere animale”. Anche noi abbiamo bisogno di aiuti che garantiscano più certezza e tamponino le imprevedibilità: il poter usufruire del “benessere ambientale” sarebbe una buona soluzione per il contributo fondamentale che le api e gli apicoltori forniscono all’ambiente». Tante le proposte in campo, ma una in particolare: «Occorre che il nostro diventi “un settore zootecnico” a tutti gli effetti» conclude Andrea Farci.

Tante le certezze sulle quali la classe politica regionale e nazionale dovrebbe prestare più attenzione: oltre all’importanza del miele come alimento e alle potenzialità del settore apistico, soprattutto il fatto che Albert Einstein non fosse certo uno sprovveduto circa le sue intuizioni sui benefici che le api forniscono agli ecosistemi terrestri e, di riflesso, alle sorti dell’essere umano.

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