CULTURA. EDITORIA

Mala Cars – Sporche storie di Alfa Romeo, il libro di Pigi Sbaraglia

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di Giovanni Contu
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Certo che per essere “Anonima” –  da cui la prima lettera dell’acronimo ALFA – i vari modelli del Biscione, oltre aver fatto strada, si son ben presentati, in Italia e nel mondo.

In taluni casi, addirittura sono stati protagonisti o quantomeno personaggi principali di vicende che a vario titolo hanno suscitato vasta eco e l’attenzione dell’opinione pubblica. Fatti di cronaca, eventi mondani, traguardi sportivi e passaggi epocali probabilmente non avrebbero avuto lo stesso svolgimento senza le vetture uscite dalla catena di montaggio di Arese per le quali non occorrono molte parole di presentazione.

Pigi Sbaraglia, con piglio giornalistico e nella veste di efficace narratore, ci riporta alla memoria particolari e sfumature che probabilmente sfuggono, per ragioni anagrafiche, ai lettori di nuova generazione ma che invece rivivono in modo molto più nitido nei ricordi di quanti, di quegli episodi sono stati testimoni magari in prima persona o in quanto ne hanno avuto informazione di prima mano attraverso giornali e televisione.

Tante storie, non sempre felici, talvolta piuttosto torbide oppure del tutto piacevoli, passioni, invidie, innamoramenti, dirompono come i motori che spingevano alle velocità più impensabili le varie berline o coupè Alfa appartenute a personaggi famosi, dalla condotta discutibile, forse eccessiva ma di certo mai ordinaria.

Un libro da leggere, perché gli alfisti di razza sentiranno che nelle parole risuona il rombo inconfondibile, il profumo degli interni e della similpelle, la consistenza della bachelite, dove anche metallo e radica profumano di velocità. I cultori del vintage o e gli appassionati delle letture d’inchiesta, si troveranno a proprio agio fra le pagine che dipingono alcuni personaggi storici nella loro dimensione più umana e intima.

Una volta un docente di pedagogia – con marcate sfumature di formazione filosofica – aveva il vezzo di chiedere ai propri studenti quanta pedagogia ci fosse in una lattina di Coca Cola. Parafrasando l’esimio professore, verrebbe da dire quanta pedagogia sia stata necessaria per concepire e produrre in larga scala un modello Alfa. Come nelle più nobili tradizioni, di un’opera d’arte, quali sono state molte delle Alfa prodotte fino agli anni Settanta, al di là della dimensione materiale, rimane sempre lo spirito da cui hanno avuto origine. Quello stesso spirito in queste pagine riemerge in tutta la sua prorompenza, come il rombo di un motore, l’intensità di una passione, la volontà di vivere e di approssimarsi al limite, come le lancette che schizzano verso l’alto e dove fermarsi dipende solo dalla quantità di carburante presente nel serbatoio, almeno fino alla prossima stazione di servizio.

 

 

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