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Marceddì: Beata Vergine di Bonaria, una santa che ha quasi 100 anni

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di  Sandro Renato Garau
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Da sabato 20 agosto si stanno svolgendo i festeggiamenti in onore della Beata Vergine di Bonaria a Marceddì, frazione di Terralba. Sagra arrivata alla 99^ edizione. Festa celebrata e vissuta con molta partecipazione dagli abitanti dei paesi attorno a Terralba e di molte altre parti del Campidano. È una sagra nella quale la fede, la preghiera e la devozione mariana si esprimono durante il lungo pellegrinaggio che da Terralba arriva alla laguna. Qui continua nella preghiera, nella partecipazione alla processione a mare e nelle altre funzioni religiose. È la madre di Gesù, quella alla quale i fedeli danno del tu considerandola oltre che madre, anche zia, sorella e amica.

Dopo quella di sant’Antonio che si celebra, a giugno, nella chiesetta della frazione di Santadi, in territorio di Arbus, a poche centinaia di metri da Marceddì e quella dell’Assunta a Guspini, la terza settimana di agosto si celebra la festa della Madonna di Bonaria a Marceddì. È una delle manifestazioni più attese del territorio, oltre a essere unica e particolare, per l’ambiente nel quale si svolge: le barche dondolano indolenti nello stagno ancorate a delle lunghe pertiche infisse nella laguna, le nasse e le reti asciugano al sole di fronte alle basse case dei pescatori, il silenzio è interrotto solo da qualche gabbiano e altro uccello marino che staccandosi dalla prua di una barca scruta l’orizzonte alla ricerca della sua preda. Nell’entroterra i profumi del mare si fondono con quelli dei pini e delle erbe palustri. La Torre Vecchia, progettata nel 1527 per far fronte alle invasioni e saccheggi dei pirati nordafricani è lì su un piccolo promontorio di fronte a quella di capo San Marco ultimo baluardo del Golfo di Oristano. Lo stagno, fonte di ricchezza e sostentamento si stende sino alle zone paludose confinanti con il territorio di Arborea, esibendo in ogni tempo una fauna acquatica che impreziosisce la laguna.

A Marceddì, si trova la chiesa dedicata dai terralbesi a Nostra Signora di Bonaria. Non è una chiesa molto antica. Un comitato, composto da dodici uomini nel 1924, decise di costruire nel borgo una casa alla Madonna. La nuova chiesa, su progetto dell’ingegner Sequi, fu consacrata il 17 agosto del 1930 dall’allora Vescovo di Ales – Terralba Monsignor Francesco Emanuelli

Da quella prima celebrazione, la terza domenica di agosto di ogni anno, si rinnova la festa della madonna di Bonaria. La pandemia nei due anni passati ha limitato i festeggiamenti, oggi è tornata a essere la festa degli abitanti di Terralba e non solo.

Nella piccola chiesa i membri del comitato hanno sistemato la statua che sarà issata sul ponte superiore dell’imbarcazione dove troverà alloggio assieme ai rappresentati della chiesa, le istruzioni civili e il comitato organizzatore. Tutto è pronto per la processione. L’imbarcazione che trasporterà la Regina è attraccata al molo centrale del golfo. Il cocchio del mare aspetta di poter solcare le acque assieme a decine di altre imbarcazioni cariche di fedeli. Dalla chiesa il tragitto della processione tra due ali di folla festante e le immancabili bancarelle che offrono i loro prodotti tipici, è breve.
Apre la processione la confraternita, poi la Santa e i sacerdoti: Don Matteo Porcu parroco della cattedrale di san Pietro, don Massimiliano Giorri, parroco della chiesa di San Ciriaco, don Andrea Martis viceparroco, che guidati da monsignor Roberto Carboni Metropolita delle diocesi di Ales-Terralba e Oristano accompagnano con le loro preghiere la santa nella sua navigazione.

A loro si uniscono le autorità: il sindaco di Terralba Sandro Pili con la giunta comunale e alcuni politici del territorio.

L’uscita dal porticciolo è uno spettacolo insolito. Il barcone con il simulacro si muove seguito da decine di imbarcazioni che si accodano facendo da corona a quella principale. Il rientro è salutato con un applauso da quanti si sono fermati sulla battigia, da chi ha seguito la processione in mare con la propria imbarcazione e da tutti coloro che hanno occupato i vari pontili. I canti e le preghiere chiedono grazie e protezione per quanti traggono il loro sostentamento dal mare. La messa concelebrata conclude la mattinata. È un tripudio di colori e di profumi che non posson che mettere allegria. Ciascuno cerca uno spazio all’ombra per poter consumare il pasto con amici e conoscenti. Dai punti ristoro sparsi qua e là si sprigionano profumi antichi; il pesce arrosto sembra raccontare una sua storia, soprattutto di fronte allo stagno dov’è stato pescato, come pure il fritto misto che si uniscono al profumo del maialetto, della pecora, del manzo anch’essi alla brace.
Come ogni sagra estiva, questa continuerà sino a sabato 26 con il programma religioso e le manifestazioni civili.

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