Economia & Lavoro Serramanna

Mario Molino, figura storica del commercio al dettaglio

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Mario Molino, novant’anni portati benissimo, sposato con Teresa Porcedda, padre di Patrizia, Annalisa e Francesca, è una delle figure storiche del commercio al dettaglio di Serramanna.
“Ziu Mariu”, come viene chiamato anche dai  più giovani, comincia la sua attività nel 1954 come ci racconta  Francesca Molino, l’attuale titolare dell’azienda . «Inizialmente mio padre  aprì una sorta di bazar dove si trovava un po’ di tutto dalle lampadine ai profumi agli occhiali da sole. Poi arrivò nei paesi il gas in bombole e nelle abitazioni si cominciò a internare nei muri  gli impianti elettrici e mio padre», continua Francesca,  «si attrezzò per soddisfare queste nuove richieste. L’attività andò avanti così fino al 1960, anno in cui il suo dirimpettaio di via Roma, Giuseppe Pinna, commerciante di piccoli mobili e oggetti da arredamento  gli propose di acquistare il suo locale, avendo deciso di trasferirsi a Cagliari». Siamo in pieno boom economico e Mario Molino non se lo fa dire due volte. «Amplia la gamma dei suoi prodotti iniziando a commercializzare televisori e piccoli elettrodomestici. I televisori in particolare» afferma Franca Porcedda, cognata di Mario Molino, entrata da qualche anno a far parte dell’azienda, «in quegli anni hanno rappresentato il nostro prodotto più venduto benché in paese ci fossero otto nostri concorrenti. La marca più venduta,  era la Magnadyne, ogni dieci televisori venduti, otto erano di quella marca. Ho dei ricordi bellissimi di quel periodo», racconta ancora Franca Porcedda,  «Quei televisori avevano le valvole che spesso si bruciavano bloccandone il funzionamento. Mio  cognato pur non essendo un elettrotecnico anche se aveva fatto la famosa  “Scuola Radio Elettra” per corrispondenza, imparò a sostituire il pezzo guasto e questo intervento di assistenza veloce convinceva ancora di più la gente a comprare da noi»
«Il commercio in quegli anni funzionava “a pagherò”»,  puntualizza ancora Francesca, «Non erano cambiali e si basava sulla fiducia con l’acquirente. Le pensioni venivano pagate con assegni circolari di taglio da centomila lire che i nostri clienti ci portavano per pagare il debito contratto a suo tempo per acquistare il televisore piuttosto che il materasso o i mobili per la figlia che si era sposata o era in procinto di farlo. Gli agricoltori venivano ad acquistare promettendo di saldare il debito “a sarregotta”, cioè nel momento in cui avrebbero raccolto e venduto il prodotto coltivato. Non ci sono mai stati problemi, la parola aveva il suo valore, molto più di un contratto scritto e firmato. Avevamo una clientela fidelizzata e per “ziu Mariu” c’era molto rispetto».
Nel  1966 un’altra operazione immobiliare viene proposta al commerciante di Serramanna, un suo vicino di casa, con due sorelle in età avanzata, gli offre di acquistare l’immobile di proprietà della famiglia sito al 118 di via Roma, a condizione che loro possano riservarsi l’usufrutto. “Ziu Mariu” più determinato che mai, visto anche il buon andamento degli affari  accoglie la proposta e stipula il contratto di acquisto. Il caso volle che nell’arco di un paio d’anni i titolari dell’usufrutto vengano a mancare. È il momento della grande svolta aziendale, nella sede di via Roma al 103 rimane il commercio degli elettrodomestici mentre nel nuovo locale di via Roma 118 inizia l’attività dell’arredamento.
«Quando la Casar funzionava a pieno regime e finiva la stagione del pomodoro», sostiene Francesca Molino,  «settembre, ottobre e novembre erano per noi i mesi più impegnativi dal punto di visto del lavoro ma anche i più redditizi».  «Ricordo», puntualizza Francesca,  «che in quei mesi i serramannesi facevano i grandi acquisti. Negli anni novanta l’attività dei mobili si sviluppò ulteriormente con la commercializzazione di mobili di marche “griffate”, abbandonando definitivamente il commercio delle bombole del gas. La  gente chiedeva prodotti di qualità», ribadisce la giovane imprenditrice di Serramanna, «Nel 1995 la società modifica la sua ragione sociale da ditta individuale in Molino Arredamenti sas ed io ne divento la titolare, mia sorella Annalisa segue il negozio di ottica mentre Patrizia ha preferito intraprendere altre scelte. Fino a due anni fa, momento in cui mia zia Franca si ritira per godersi meritatamente la pensione, la nostra era un’azienda tutta al femminile».  A Franca Porcedda, data la sua lunga permanenza in azienda, chiediamo come secondo lei è cambiato il mercato locale. «Cinquant’anni fa la nostra “cultura sarda” in tema di matrimonio voleva che l’uomo portasse in dote la casa mentre alla donna era demandato l’onere dell’arredo  e del corredo. C’era una sorta di equilibrio, oggi causa anche la crisi, tutto viene impostato alla “provvisorietà” riferendomi alla convivenza e al fatto che i figli sempre più tardi, rispetto alle generazioni passate, lasciano il “nido”».
All’imprenditrice Francesca Molino chiediamo come affronta oggi le sfide del mercato e quali competenze richiede.
«Uno degli errori più gravi che l’imprenditore deve evitare ritengo sia quello di stare chiuso in azienda mentre fuori il mercato cambia velocemente. Come lo skipper, bisogna essere veloci nel modificare il posizionamento delle vele a secondo delle mutazioni del vento. Così noi dobbiamo essere pronti ad adeguarci a quello che il mercato richiede proprio perché passa il tempo, cambiano le regole, le abitudini ma un imperativo continua a governare il mercato, “la legge della domanda e dell’offerta” dalla quale non si può assolutamente prescindere».
Qual è il vostro target di clientela?
«Premesso che noi trattiamo l’arredamento della casa dalla A alla Z. Con i nostri tecnici siamo in grado di soddisfare qualsiasi esigenza e affrontare qualunque problema senza che il cliente abbia un aggravio di costi. Il nostro obiettivo mira inoltre a garantire la totale assistenza  post vendita. Fatta questa premessa per rispondere alla sua domanda le dico che siamo posizionati su un target medio, rivolti a soddisfare soprattutto le esigenze delle giovani coppie. Oggi il modo di acquistare da parte dell’ex società è cambiato, conseguentemente anche noi ci siamo attrezzati con nuovi brand , cercando di stare al passo con le richieste da parte del mercato. Oggi la gente vuole fare cose, il viaggio, il ristorante ogni tanto, il capo d’abbigliamento di un certo tipo è così di seguito con il potere d’acquisto che diminuisce. Su certi settori la scelta della qualità viene messa in secondo piano. Il calo dei matrimoni infine posso confermare che  ha inciso in modo notevole  nel nostro settore».
Lei è imprenditrice, moglie e mamma,  pensa che un domani suo figlio possa portare avanti la sua attività?
«Mio figlio ha dieci anni, posso dirle che dimostra di avere già le idee molto chiare su quello che vorrà fare da grande, vuole diventare ingegnere biochimico per aiutare i bambini privi di arti. Non ha mai dimostrato alcun interesse per questo tipo di lavoro anche se non si può mai dire. In ultimo le dico che con grande orgoglio porto avanti l’attività creata da mio padre».
Maurizio Onidi

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