Attualità Politica

Marmilla, elezioni amministrative rinviate ad autunno: e se si cambiasse la strategia?

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di Simone Muscas
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Questa primavera, anche in Marmilla, si sarebbe dovuta tenere la tornata elettorale per la rielezione di tante amministrazioni comunali arrivate ormai al capolinea della loro legislatura. Tuttavia, a causa dell’emergenza Covid 19, l’appuntamento è stato spostato al prossimo autunno.

In diverse occasioni, su questo giornale, sono state raccontate le tante criticità contingenti: un territorio, la Marmilla, che è sempre stato presentato come area dalle numerose “sofferenze”, le più gravi delle quali sono senz’altro: il fenomeno dello spopolamento, la scarsa natalità e un’età media via via sempre più elevata.

In tal contesto l’emergenza coronavirus, superfluo sottolinearlo, aprirà scenari tutt’altro che rosei: infatti, data la già precaria situazione economica a cui inevitabilmente andrà incontro lo Stato italiano, tutto si pensa fuorché al fatto che ci si dovranno attendere tempi “buoni” o comunque simili a quelli pre-Covid.

Ecco perché, tornando alla questione di partenza, quella “elettorale”, fra le riflessioni necessarie al fine di non farsi trovare impreparati all’inevitabile crisi, vi è quella (ri)pensare alla miglior strategia per la più conveniente gestione possibile dei tempi difficili che dovranno affrontare i piccoli comuni del territorio. L’appuntamento elettorale induce, visto il periodo, alla riflessione: «Ora più che mai» sostengono in tanti «gli amministratori locali che verranno, saranno chiamati a operare con un occhio di riguardo più votato al bene comune e non, come spesso accaduto nel recente passato, alle anacronistiche questioni di appartenenza politica, potere e, come spesso capita, di facciata».

Se prima dell’emergenza, infatti, il rischio della perdita di alcuni servizi essenziali nei piccoli paesi rappresentava una delle possibili variabili, passata la tempesta del Coronavirus quella stessa possibilità si trasformerà in un rischio ben più probabile: attendersi quindi che lo Stato italiano, fra i più indebitati dell’Unione Europea, possa avere un occhio di riguardo per la piccola Marmilla poco appetibile elettoralmente è un’utopia più che una possibilità reale. Ora più che mai, pertanto, gli Enti locali sono chiamati a una prova di maturità e questo per evitare che lo “status quo” raggiunto negli ultimi decenni perda quanti meno pezzi possibile.

Si avvertirà la necessità di far più squadra rispetto al passato: un dovere più di ieri per chi amministra e un diritto per chi “viene amministrato”. Parliamo di realtà demografiche frammentate che raggiungono, a stento, i mille residenti; di comunità dove le scuole per alcuni di questi centri sono un ricordo del secolo scorso; di contesti dove le attività economiche sono ridotte all’osso e nelle quali i servizi essenziali si trovano con maggiore frequenza sempre più nel paesino accanto. Insomma, l’epoca delle amministrazioni locali “fonte di servizi pubblici e denaro” è ormai un ricordo sbiadito del passato.

In un quadro del genere occorre imprimere ora più che mai un cambio di marcia. L’auspicio è che le amministrazioni locali lascino da parte tessere di partito (che mai come a ora a livello locale sono di un’inutilità disarmante) per favorire, invece, la nascita di singoli gruppi capaci di far convergere le diverse correnti politiche (o presunte tali). Gruppi di persone dove l’accordo di gestione del Comune a elezioni terminate possa essere “soddisfatto” magari con la cessione della carica di sindaco per il gruppo A e degli assessorati per il gruppo B, tutti insieme in maggioranza con una lista di obiettivi concreti da difendere nell’interesse delle comunità: un passo in avanti rispetto alle maggioranze operative e opposizioni poco influenti, insieme “realmente” uniti per una maggiore concretezza dove venga lasciato da parte il “filosofeggiare” su questioni politiche e lo scannarsi in inutili (pseudo) campagne elettorali.

Ai futuri amministratori locali rimangono circa cinque o sei mesi di tempo per pensare: sono in tanti a sperare sia arrivato il tempo di ripartire dalla concretezza verso l’interesse del bene comune, con chiarezza e maggiore comunicazione. Soprattutto di questi tempi, inutile giraci attorno, tutto il resto è superfluo.

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