Attualità

Marmilla: tante le iniziative solidali per la realizzazione e distribuzione di mascherine artigianali

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di Simone Muscas
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Mai come in questo momento di emergenza abbiamo sentito parlare di “Dpi” (acronimo di dispositivi di protezione individuale), quelli che, per capirci, riassumiamo con il termine di “mascherine”, seppur queste non siano i soli strumenti necessari per ridurre i rischi del contagio del Codiv19.
Proprio in Sardegna, da quando l’emergenza è diventata pandemia, la tematica sui Dpi è infatti balzata agli onori della cronaca, visto che, da quel che lamentano tanti operatori sanitari, non ve ne sarebbero abbastanza per coprire le reali necessità nei presidi ospedalieri.
In una conferenza stampa di ieri, anche per far luce sulla questione, il governatore della Regione Sardegna Christian Solinas ha rassicurato tutti spiegando che, a breve, questa penuria dovrebbe essere risolta visto l’imminente arrivo di un grosso carico di Dpi nell’ordine del milione di unità.
Intanto, chissà (anche) per questa falla organizzativa, la Sardegna risulta a oggi essere la regione italiana con il più alto numero di contagiati fra gli operatori sanitari, i quali possono “vantare” un poco invidiabile 50% di contagi in riferimento ai positivi al coronavirus sardi, contro una media dell’8% fra gli stessi addetti al servizio sanitario nel resto d’Italia.
Alla luce dei numeri, sembra palese che qualcosa (presumibilmente non solo per i Dpi) non abbia funzionato a dovere nel sistema organizzativo di prevenzione al coronavirus all’interno degli ospedali.
In virtù di tali fatti non si sono fatte attendere le polemiche di tante persone che, senza troppi giri di parole, hanno puntato il dito contro una sfera politica, quella regionale appunto, che da tempo immemore, indistintamente sia essa mancina o destrorsa, abbia passato troppo tempo più a concentrare le proprie energie sulla spartizione delle poltrone (basti pensare che nella sola sfera sanitaria transita circa il 50% delle risorse economiche che arrivano dal governo centrale) che non a pianificare un sistema generale organizzato ed efficiente.
Ecco però che dove non arriva chi prima di tutto dovrebbe, si muove, in silenzio e sottotraccia, la solidarietà. Benedetta solidarietà. Una costante del “si salvi chi può” o, per dirla correttamente, del “chi può batta un colpo”.
In tanti paesi della Marmilla, per esempio, già da giorni si è attivata una gara solidale per creare e distribuire mascherine per le persone.
A Villamar per esempio, la Pav e la protezione civile, grazie al contributo di tante persone che le hanno confezionate, hanno iniziato la distribuzione, nelle case del paese, di mascherine in stoffa che possono essere riutilizzate semplicemente disinfettandole con l’utilizzo di prodotti specifici e/o con un ferro da stiro.
Anche a Lunamatrona, grazie all’iniziativa dell’amministrazione comunale, è stata avviata una gara solidale alla creazione di Dpi artigianali che, da pochi giorni, vengono consegnati alle famiglie dalla compagnia barracellare e altri volontari di diverse associazioni locali.
E numerose iniziative simili, gestite da tanti solidali, vanno avanti in tanti altri paesi della Marmilla che, ora più che mai, dimostrano come la solidarietà sia una virtù che rappresenta, sempre e comunque, una certezza encomiabile del popolo sardo.  Qualcosa di insito nelle nostre vene, che va oltre tutto e tutti: oltre la disorganizzazione, i rimbalzi di responsabilità politica e la cronica (e ormai nauseabonda) assenza di organizzazione a livello ufficiale.

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