La Sardegna nel Cuore

Massimo Perlato, un sardo doc a Milano che crede nella forza del “Tottus in pari”

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di Sergio Portas
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Tutto chiuso per Covid. E non potevano fare eccezioni i circoli sardi sparsi per la penisola. Visto anche che l’età media dei loro soci-iscritti è di quelle che il virus manda prevalentemente in terapia intensiva nella roulette-russa di chi ce la fa e chi no. Certo c’è la possibilità di “rivedersi in streaming”, ma davvero non è la stessa cosa dal potersi parlare e scherzare davanti a un piatto di malloreddus conditi con pecorino a volontà. Bagnando il palato a cannonau. È da tempo comunque che i circoli sardi hanno smesso di usare la cucina isolana a unico tratto distintivo del loro biglietto da visita, se ora sono chiusi non è che perché partecipanti alla categoria ristoranti e bar, ma piuttosto e di diritto a quella che ha a che fare con cinema e teatri. Anche nel decidere come chiamarsi c’è stata evoluzione, a Cinisello Balsamo, un comune che fa parte della “grande Milano” con cui spartisce un parco di seicentoquaranta ettari (parco nord) e che si può raggiungere comodamente in tram (tramvia 31) il circolo sardo nasce come AMIS, un acronimo che sta per Alleanza Milanese Immigrati Sardi, ora è “Amis Emilio Lussu”. Di alleanza avevano gran bisogno i nostri immigrati quando lasciarono l’isola nel primo dopoguerra e vennero al nord per mettere in piedi quello che va per nome essere il “miracolo economico italiano” seguito alla catastrofe bellica.
Cinisello è all’epoca un grande quartiere operaio, appendice milanese di più di settantamila abitanti, dal ’48 vota PCI e non è un caso che la sua piazza più grande e centrale, “sa pratza manna” sia intitolata al nostro Antonio Gramsci. Giusto per la cronaca alle ultime amministrative l’onnipresente Lega salviniana ha “conquistato” per la prima volta il comune. Comunque sia è alla fine degli anni ’90  che un gruppo di “giovani” si è messo in testa di raccogliere le numerosissime attività dei circoli sardi ( una settantina) e dar loro una seconda vita seppure editoriale, una sorta di “fanzine” (leggi: giornalino) riservata ai soci e che, con l’avvento di internet, si è convertita in un blog e poi in un sito che ha mantenuto lo schema iniziale e valoriale per cui il circolo si era strutturato, ne fa fede il nome scelto per la “testata”: “Tottus in pari”, preso a piè pari da quella Brigata in cui il tenete Lussu tanto si era distinto nel primo conflitto mondiale. Senza la determinazione dell’attuale direttore: Massimiliano Perlato, nulla di questo sarebbe stato possibile. Nè immaginabile, che “Tottus” si è ritagliato un ruolo incredibile nell’informazione delle cose che attengono ai fatti di Sardegna e a tutti quelli che nel vasto mondo hanno a che fare coi sardi emigrati, per necessità di lavoro ma anche, e sempre più spesso, per scelta individuale di opportunità di carriera.
E qui tocca di dire due parole su Massimiliano, che nasce sì a Saronno (è del ’69) da una mamma partita giovanissima (16 anni) per il “continente” a cercare lavoro da quel di Terralba (il babbo è emiliano) ma, con il latte materno, ha letteralmente succhiato una “sardità” rocciosa, di quelle che nulla può pensare di scalfire, neanche scelta ma subita quasi fatalmente, per sortilegio. Molto ha contato l’abitudine di mandare a Terralba, dai parenti di mamma, per le vacanze estive, quelle natalizie, quelle pasquali, il bimbo Massimiliano. Specie quei tre mesi d’estate di assoluta splendida libertà, circondato dall’amore dei nonni che, si sa, riversano sui nipoti tutto l’affetto che non hanno potuto dare ai figli, quando il lavoro si prendeva la gran parte del tempo di ognuno e lasciava le briciole, quelle più affaticate, per la vita di famiglia.
Terralba magica viene da pensare a leggere le prime righe che le dedica all’inizio nel suo: “Occhi e cuore al di là del mare” Massimiliano (uscito per “lampi di stampa” nel 2004), anzi in esergo c’è una sua poesia a titolo: “La “mia” Sardegna” di cui copio il finale: “…Sardegna, se non ti avessi, t’inventerei,/ ma non sarebbe uguale,/ e non bastano le parole ad esprimere/ il nostro personale segreto universo/ arricchito d’amicizia/ grande come il mare!”. I primi abitanti di Terralba, dice Wikipedia che a autorevolezza ha oramai sorpassato l’Enciclopedia Britannica, se ne vennero da Neapolis, la Santa Maria di Nabui del comune di Guspini, affacciata sullo stagno di Marceddì. A un tiro di schioppo c’è il mare di Pistis, di Arborea, quest’ultimo particolarmente adatto a ospitare colonie marine per bambini, visto il lento degradare della sabbia su di un litorale che si perde per chilometri. Sono posti tutt’ora quasi incontaminati, di turismo poco invasivo, che hanno un fascino tanto più discreto quanto più genuino, i grandi pini marittimi a far da cornice e rifugio d’ombra alle spiagge sbiancate dal sole. Costellate, di prima mattina, da conchiglie di ogni colore. Ma anche le partite di pallone tra le strade quasi deserte del paese, sotto il sole agostano, la maglietta madida di sudore, a piedi scalzi dietro una palla di pezza. Quando il destino terribile ti obbligava a rientrare in continente le lacrime si mischiavano con quelle di mamma, al porto di Olbia, con la nave della Tirrenia che muggiva urla di disperazione.
“Tottus” va in internet nel 2009, è sito così come lo conosciamo dal 2018, accoglie contributi i più disparati da una torma di collaboratori, firme prestigiose del giornalismo sardo (da Vito Biolchini a Nicolò Migheli, da Omar Onnis a Tonino Oppes), un vero e proprio bastione portante ne è da sempre Paolo Pulina da Ploaghe, tesi di laurea su il “Gramsci francese”, nell’esecutivo della Federazione delle Associazioni sarde in Italia (FASI), della quale è responsabile Informazione e Comunicazione. Verrebbe da pensare che con la FASI siano stati sempre rose e fiori ma non è così, gli è che “Tottus” e Massimiliano hanno sempre mantenuto una linea di autonomia molto stretta, il sito non è politicamente schierato, né si è mai fatto portavoce di una tesi a prescindere, talvolta le polemiche sono state molto aspre, ma sempre hanno trovato spazio voci anche alternative. E a Massimiliano va riconosciuto un lavoraccio da equilibrista, volto a non scontentare nessuno. I numeri sono impressionanti, lo scorso anno si è battuto il record con 303.000 visitatori unici. Da che esiste si va verso i 2,5 milioni.
La media mensile è intorno ai 25mila.
Un’ottantina di paesi del mondo che si collegano. Naturalmente la gran parte in Italia (l’85%), il restante 15% tra USA, Svizzera, Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Belgio, Olanda, Argentina e Australia. In pratica dove esiste l’emigrazione sarda con numeri significativi. Crescono, mi scrive Massimiliano, visite dal Canada, Cina, Giappone.
Ogni numero di Tottus In Pari viene distribuito tramite mailing-list a oltre 3mila indirizzi di sardi nel mondo. Parlandone a Federica Cabras su “Vistanet.it” Massimiliano lo paragona a un mostro che cresce oramai in modo sconsiderato, costringendolo a un lavoro che assorbe la gran parte del suo tempo: “La mole di lavoro è imponente perché non si tratta solo di inserire, ma anche di programmare, ricercare, creare sinergie con altre realtà e dare continuità…Piccolo particolare, in oltre vent’anni di attività, non ho mai ricevuto un euro di compenso. E tanto meno ho mai voluto inserire nel sito dei banner pubblicitari. L’obiettivo non è racimolare risorse ma raccontare la Sardegna”. E vedere per credere: anzi cliccare per credere: “Tottus in Pari”, emigrati e residenti la voce delle due “Sardegne”: c’è il primo libro per Mondadori di Daniele Mocci (da San Gavino) con le illustrazioni di Luca Usai (da Guspini).
“Per non dimenticare”, il 10 aprile a Livorno il 30° anniversario della tragedia della “Moby Prince”. I culurgiones anche in Cina, la cucina sarda a Wenzhou. Un bel pezzo a firma Gianraimondo Farina sulle polemiche relative al vaccino “Astrazenica”.
Uno altrettanto suggestivo di Rita Coda Deiana che definisce la guspinese Iride Peis Concas un’autrice che tramanda con le sue fiabe la cultura delle janas. Ne esce, vi assicuro, uno spaccato di Sardegna di una ricchezza (culturale) sorprendente. E sorprende che i due giornaloni sardi, la Nuova e l’Unione, ancora non ne abbiano attinto a piene mani, come una miniera di notizie colma di pietre preziose da far conoscere ai loro lettori (ma “Tottus” si sta diffondendo molto anche presso i sardi residenti: la metà delle visite). Con Massimiliano siamo amici, mi ha scoperto in rete non so quanti anni fa e da allora mi fa l’onore di pubblicare anche i miei chilometrici pezzi, assai poco adatti alla lettura di un blog, ma tantè. Dice che oramai sono più di trecento. Mi ha mandato da poco (mezzo: pdf) i “canti d’amore” che ha pubblicato di recente con la casa editrice Soter, quello che dice essere “un libriccino” a titolo “La Luna Spenta”, come è giusto che sia per chi ha il coraggio di spendere la sua voce in poesia, la sua pena diventa universale, le sue: “Corse fra le nuvole”, “Cuore spezzato”, “Se le tue labbra cercheranno le mie”, “Voglia di piangere” sono liriche che l’Uomo (Massimiliano) non può esimersi da far urlare nel vento della vita che, come ognuno sa, può presentare aspetti molto dolorosi, è una forza che gli sgorga dentro, irrefrenabile. Non a caso l’ultima è per Simone, l’amatissimo suo bimbo “dagli occhi enormi di velluto… e braccia larghe come il mondo/ gettate strette intorno al collo”. Dice di avere un sogno Massimiliano: quello di trasmettere a Simone l’amore che lui ha per la Sardegna e fargli nascere dentro il desiderio di conoscerla. Quella che considera “Casa Mia” e gli fa dire così: “Ritornerò per spandere al vento tutti i miei sogni odorosi di mare./ Danzerà il vento in mio onore nell’abbraccio cocente del sole/ e la mia piccola ombra troverà rifugio fra i rami avvolgenti dei ginepri./ Quell’ombra sicura ricorda le strade dove i miei piccoli passi rincorrevano gli aquiloni/ e gli occhi stupiti di bimbo seguivano nel profilo del tramonto/ la lunga carovana dei gabbiani perdersi nell’assurdo infinito orizzonte./ Ritornerò laggiù/ per ritrovarmi!”.

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