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L'intervista

 Maura Boi, la prima vicesindaco donna nella storia di Serrenti

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di Lorenzo Argiolas

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È risultata la più votata alle elezioni comunali del 16 giugno scorso, con 292 voti, e grazie a questo risultato è diventata la prima vice sindaco donna nella storia del Comune di Serrenti. Parliamo di Maura Boi, 36 anni da compiere, giurista, specializzata in diritto agrario ed europrogettista, già assessore e consigliere comunale di maggioranza nella precedente legislatura, oggi braccio destro del neo sindaco Pantaleo Talloru. Maura Boi, oltre all’incarico di vicesindaco, è assessore con deleghe all’agricoltura, ambiente, sociale, lavori pubblici, personale e nettezza urbana

 

Quando e come nasce il suo impegno per la comunità serrentese e cosa l’ha spinto ad accettare la candidatura?

«Durante il liceo mi appassionai di sociologia, ciò mi spinse a guardarmi intorno e pormi domande sul funzionamento del mio territorio, anche frequentando diversi corsi sulla tutela e promozione del territorio. Ma è nel 2014 che inizia il mio vero e proprio impegno politico come Assessore all’agricoltura, è stata una delle esperienze più profonde e umane della mia vita: ho toccato con mano il disagio, la rabbia e l’umiltà dei contadini, degli allevatori, di giovani e di anziani che nonostante tutto lavorano, si sacrificano senza mai arrendersi. Il mio obiettivo voleva essere riportare l’impresa agricola al centro del dibattito regionale. L’agricoltura è un valore aggiunto per territori come il nostro. Per questo ho accettato la ricandidatura alle recenti elezioni comunali, perché credo che la buona politica debba aiutare la crescita dei propri territori liberando i cittadini dalla burocratizzazione opprimente con regole più snelle e facilmente gestibili».

 

Quali sono le priorità di Serrenti in questo momento e quali sono le prime azioni programmatiche della nuova giunta?

«Le priorità di Serrenti sono la lotta allo spopolamento, la tutela del settore primario, delle attività produttive e dei liberi professionisti. Punti centrali del nostro operato saranno il sociale, il turismo e la cultura. La Giunta si è impegnata da subito a riportare a Serrenti il sostituto del medico mancante, così i Serrentesi non dovranno più spostarsi in altri comuni; è in corso un tavolo per la riapertura dell’ingresso Serrenti sud con Regione e Anas; le prime azioni sono orientate per la manutenzione delle strade urbane e rurali, abbiamo potenziato i progetti di smart grid dedicando specifici fondi all’efficientamento energetico del paese; abbiamo, inoltre, incrementato il numero di ore dell’ecocentro comunale. Infine abbiamo inserito Serrenti all’interno di eventi regionali ed internazionali, vogliamo che la cultura diventi attività quotidiana».

 

Molti giovani come lei oggi scelgono di emigrare alla ricerca di un futuro migliore. Perché un giovane serrentese dovrebbe rimanere a Serrenti?

«Purtroppo troppo spesso i giovani sardi si sentono abbandonati; un giovane non dovrebbe essere obbligato ad andarsene dal proprio paese: un giovane dovrebbe spostarsi solo se ha voglia di farlo, non perché obbligato dalle circostanze. Quello dei giovani è un esodo a cui non viene data né voce né forma. I giovani serrentesi hanno diritto a non sentirsi più inadeguati nella propria terra. Un giovane serrentese dovrebbe rimanere a Serrenti perché la Sardegna è soprattutto la terra di persone che ogni mattina si alzano e lavorano con umiltà; persone che danno vita a prodotti di qualità che devono diventare le nostre eccellenze».

Come si immagina Serrenti nel 2024?

«Immagino Serrenti come il luogo dove realizzare i propri sogni, un paese che merita impegno e fiducia; immagino per Serrenti una società inclusiva, più giusta, più coesa e più sostenibile dove ognuno di noi, dall’anziano al giovane senta con orgoglio il senso di appartenenza».

È stata una delle donne più votate nel Medio Campidano alle scorse elezioni regionali. Qual è la sua visione per il nostro territorio?

«La mia visione trova radici nell’amore per la mia terra e per tutte le persone che si sentono inadeguate, sono tanti coloro che quotidianamente mi manifestano le proprie difficoltà. La mia visione è maturata lentamente e ha trasformato le mie convinzioni in determinazioni: dare ai Sardi la possibilità di crearsi un futuro nella propria terra. La cultura è fare bene, dare alla società in ogni settore, ma purtroppo spesso è vista come un’astrazione dai politici invece è progettualità, è saper autodeterminarsi».

RIPRODUZIONE RISERVATA
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