Economia & Lavoro

Metanizzazione in Sardegna: duro attacco al Ministero dello Sviluppo Economico

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«La Sardegna si deve porre un obiettivo ambizioso: con coraggio e determinazione deve candidarsi come Regione pilota per accogliere l’idrogeno come combustibile del futuro mettendosi per la prima volta al passo degli standard europei». Lo sostiene il segretario generale della Uiltec Sardegna, Pierluigi Loi a proposito del dibattito sul futuro energetico della Sardegna e del diniego da parte del Mise alla realizzazione del piano di metanizzazione dell’isola.

«Se la Sardegna perderà il prezioso treno del metano,  non riuscirà ad arrivare alla prossima stazione dal quale partirà l’unico treno veloce dell’idrogeno», evidenzia il segretario della Uiltec Sardegna, «Oggi il destino occupazionale delle due centrali sarde, Fiumesanto e Portoscuso,  è appeso a un filo, mentre Ep ed Enel attendono le determinazioni governative per mettere in campo eventuali investimenti di riconversione e mentre il comparto industriale sardo continua a subire l’handicap energetico non essendo appetibile per nuove realtà industriali: la conseguenza è che la nostra isola continua a rimanere sempre più isolata a livello infrastrutturale, industriale e occupazionale».

«Se si vuole avere una visione di insieme ed europeista è necessario avere il coraggio e la lungimiranza di osservare come gli altri paesi dell’Europa stanno attuando le proprie politiche in materia energetica e, nello specifico, la loro visione sulla delicatissima fase della transizione energetica», evidenzia Loi.

La Germania e la Francia hanno infatti già individuato nell’idrogeno l’elemento fondamentale per realizzare una concreta e competitiva transizione energetica. La Germania ha deciso di investire sull’idrogeno quasi un quinto delle risorse di stimolo all’economia messe a sua disposizione dal Recovery Fund europeo. Sette miliardi di euro supporteranno la propria industria dell’idrogeno e la realizzazione di 5.000 MW di impianti di elettrolisi entro il 2030. Ad iniziare dal sito di Duisburg della Thyssenkrupp, il più grande sito di produzione integrata di acciaio d’Europa che si pone l’obbiettivo di ridurre le sue emissioni di CO2 del 30% entro il 2030. Anche la Francia sceglie di guardare lontano e punta su una rivoluzione verde dedicando 30 miliardi all’efficientamento energetico, alla ricerca e all’innovazione, a cominciare dalla produzione di batterie elettriche o all’utilizzo dell’idrogeno nel campo dell’automotive.

«Mentre i nostri vicini di casa mettono in atto idee concrete, in Italia continuiamo inesorabilmente a dividerci “ideologicamente” fra guelfi e ghibellini per qualsiasi parere di prospettiva lasciando che il volere ideologico di pochi possa contrastare processi innovativi e di prospettiva tecnicamente e validamente realizzabili. L’Italia viaggia strutturalmente al suo interno a tre velocità differenti, rendendo le regioni sempre più deboli, meno competitive, lontane da quegli standard infrastrutturali europei così futuristici e non raggiungili, con la conseguenza che il paese si stia inesorabilmente spaccando sotto i colpi dell’antidecisionismo». «Uno degli esempi più lampanti»,  sostiene Loi, «è il trentennale arrivo del metano in Sardegna il quale vede oggi, da una parte, il sindacato confederale unito, la Regione Sardegna, il mondo imprenditoriale sardo, metà della maggioranza del Governo nazionale convinti dell’utilità della dorsale come veicolo per poter convogliare il metano a tutti i cittadini sardi. Contrari, invece, quella parte di Governo che fa riferimento al Ministero dello Sviluppo economico, che con troppa faciloneria e arroganza non considera il parere univoco di un’isola che sostiene uno sviluppo sostenibile che passi per il metano e la sua dorsale».

 

 

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