L’informatico suggerisce

Microchip sottocutanei: dal transumanesimo all’impianto di chip

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di Giovanni Angelo Pinna*
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5G, nanotecnologie, microspie, telecamere nascoste, esperimenti atti al controllo dell’essere umano… queste solo alcune delle tante teorie (assurde e senza alcuna logica di esistere) che in questo periodo storico pandemico, il cui capofila è stato il Covid-19, si sono diffuse viaggiando da una città all’altra anche a causa dei social e senza trovare mai ostacoli che ne limitassero la loro diffusione.

Su tutte queste teorie, però, c’è un fondo di verità!

Pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, precisamente nel 1949, fu coniato il termine “transumanesimo” e, pochi anni dopo, il mondo accolse quello che poi si rivelerà un processo evolutivo inarrestabile: da allora questo divenne un vero e proprio movimento culturale sostenendo l’uso di ogni tipo di scoperta tecnologico-scientifica per incrementare le capacità fisico-cognitive dell’uomo.

Ci attendono anni in cui sarà possibile pagare semplicemente avvicinando la mano ad uno “scanner” (un po’ come nel film In Time dove, per evitare la morte, le persone dovevano acquistare “del tempo” recandosi in una banca e “ricaricandosi” semplicemente appoggiando il polso ad un “distributore di giorni di vita”): una startup svedese, nata nel 2013, propone, infatti, pagamenti in contactless di qualsiasi somma grazie all’impianto di un microchip nella mano.

Tecnologie presentate all’Expo2020, il BioHacking (così si definisce tecnicamente) corre verso un unico interesse: l’accesso.

Con questi chip impiantati si potrà accedere alla propria casa, auto e disporre delle proprie finanze personali. Ma questo è solo una parte di ciò che si potrà fare ed ottenere con questi concentrati di tecnologie.

Anche il settore medico guarda con un certo interesse verso queste innovazioni: si pensi ad esempio all’anamnesi, alla raccolta di tutte quelle informazioni mediche e notizie riguardanti il paziente. Dati aggiornati all’ultimo secondo saranno subito disponibili ai medici.

Migliaia di svedesi e tedeschi già hanno deciso di “testare” questa tecnologia che, attualmente, si limita a rendere più immediata una azione come quella di “aprire una porta di casa” e poco altro.

L’Italia però “non viene dimenticata”: l’azienda Biohax Italia è in attesa dell’approvazione da parte delle autorità sanitarie nazionali e del Ministero della Salute. Un passaggio necessario per poter procedere all’impianto di circa 2500 chip sottocutanei a soggetti residenti a Milano o Roma.

Ma queste tecnologie semplificheranno davvero il modo di vivere di ciascuno di noi, miglioreranno la società oppure, come molti sostengono, trasformeranno il mondo rendendolo alla pari di un film di fantascienza privo di “sentimenti e sfumature di ogni possibile colore”? Queste liberanno l’uomo oppure finiranno per renderlo schiavo delle macchine?

*Informatico

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