STORIA DI CASA NOSTRA

Millenovecento: Guspini un paese in via di sviluppo

Guspini panorama 1955 (foto archivio La Gazzetta del Medio Campidano)
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di Gian Paolo Pusceddu

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Guspini via Umberto I, ora via Mazzini (foto 1930, archivio La Gazzetta del Medio Campidano)

A metà del 1800, Guspini era un paese in crescita. Nel 1866, anno in cui entrava in vigore lo stato civile, contava circa cinquemila abitanti. In quel periodo vennero realizzate diverse opere pubbliche che cambiarono radicalmente l’aspetto urbanistico del paese.  Allora Guspini aveva una topologia particolare. Il rio “Riola” lo divideva in due agglomerati urbani ben distinti. A sud-est su bijàu de Santa Maria, una zona di nuova espansione edilizia, e a nordovest il centro storico, il borgo medioevale “Santu Pisandulu”, che si estendeva attorno al Montegranatico e alla chiesetta di Sant’Alessandro. Una divisione che creava non pochi problemi di collegamento tra i due borghi, specialmente in inverno con la piena del rio. Venivano utilizzate della passerelle per attraversarlo.

Solo nel 1867 il Comune riuscì a farsi finanziare la costruzione del ponte sulla via Vittorio Emanuele (via Gramsci) che avrebbe definitivamente unito il centro storico alla nuova zona d’espansione.

Nel 1864, a spese del concessionario della miniera di Montevecchio Giovanni Antonio Sanna, venne costruita la scalinata in granito della chiesa parrocchiale San Nicolò e sistemato il piazzale antistante, che nel 1885 (il sindaco era Raimondo Lampis) subì un’ulteriore trasformazione con conseguente eliminazione di 13 gradini della scalinata. La piazza, oggi XX Settembre, era ricoperta di ghiaia.

Nella casa di Antioco Pusceddu, in via Zeppara, il 7 aprile 1873 vengono ospitati i primi carabinieri di istanza a Guspini. I locali non sono idonei per una caserma e dopo cinque anni questa viene trasferita in un palazzotto, di fronte al municipio, demolito all’inizio degli anni sessanta per far posto all’attuale parcheggio.

Il 25 ottobre 1874 può essere considerata una “data storica” per le donne guspinesi. Per la prima volta, in occasione della festa di San Liberato, partecipano a un ballo pubblico.

 

Ex scuola elementare Giovanni Antonio Sanna

Proprio per la naturale crescita della popolazione, e quindi anche di quella scolastica, nel 1890 l’amministrazione comunale decide di demolire la chiesetta di Santu Pisandulu (Sant’Alessandro) per far posto a una moderna scuola elementare intitolata a Giovanni Antonio Sanna. Fino al 1910, comunque, le scuole elementari restano ubicate nella casa di dottor Murru in via Giovanni Antonio Sanna.
La chiesetta, prima d’esser demolita, veniva già utilizzata come aula scolastica. L’entrata, che si trovava a ponente con una scala a due rampe, venne murata e per esigenze scolastiche realizzata sulla via Umberto I. La campana venne trasferita nella parrocchia di San Nicolò e fino al 1960 ogni giorno alle 8 richiamava con i suoi rintocchi gli scolari del paese. Solo nel 1904 il caseggiato di “Santu Pisandulu” ospitò i primi alunni. Allora era dotato di otto aule ampie (una classe era composta anche da settanta scolari). L’edificio fu restaurato più volte, oggi, per mancanza di manutenzione, è chiuso a ogni attività .

Nel 1900 entrò in funzione il servizio postale. Il primo ufficio era ubicato nella via Gramsci (ora macelleria degli eredi di Vinicio Atzori) e successivamente in via Santa Maria (dove ora vi è il negozio Su barattu). Ma solo nel 1908 i guspinesi usufruiranno del servizio di portalettere e del “Risparmio Postale”, un servizio particolarmente gradito ai guspinesi, secondo alcuni documenti della famiglia Manunza, di cui alcuni componenti furono direttori dell’ufficio postale, nel 1909 i “risparmiatori” erano 107.

Piazza XX Settembre (foto 1943 archivio La Gazzetta del Medio Campidano)

La prima farmacia venne istituita nel 1910 dalla famiglia Saba e tuttora ne è proprietario Francesco, figlio di  Lionello Saba.

Nel 1915, con l’arrivo delle suore salesiane, iniziò l’attività dell’asilo infantile “Santa Maria” in via Don Minzoni. I locali furono donati, nel 1914, dal barone Rossi, proprietario di un’azienda agricola a “Sa Zeppara”.

Con l’elettrificazione della Sardegna, l’energia elettrica arrivò a Guspini nel 1920. La prima cabina elettrica entrò in funzione nel 1923, principalmente per servire l’unica industria esistente in paese: le Fornaci Scanu. Allora la fabbrica, che lavorava l’argilla, era situata in via Gramsci, alla periferia del paese.

Nel 1921 venne inaugurato il Monumento ai caduti della prima guerra mondiale, di certo per quel periodo una grande opera; alla realizzazione contribuì con diverse offerte tutta la popolazione.

Fino al primo ventennio l’approvvigionamento idrico avveniva tramite le diverse sorgenti sparse in tutto il territorio comunale.
Solo nel 1922 l’amministrazione comunale decise di far convogliare l’acqua di alcune sorgenti che si trovano nella zona di “Bingias de susu” e del “Monte Santa Margherita” in un unico serbatoio.
Vennero costruite anche le prime reti idriche, ma solo nel 1950 con il trivellamento di alcuni pozzi venne approvvigionato quasi tutto il centro abitato. Nel 1925 con l’istituzione del servizio pubblico telefonico nazionale anche Guspini venne dotato del telefono pubblico.

Studenti della scuola avviamento

Il 28 ottobre del ‘28 si tenne l’inaugurazione della “Casa del minatore”, nella via Umberto I, e circa dopo un anno venne adibita a sede della “Corporazioni”, sindacato unico dei lavoratori sotto il regime fascista.
Dal 1945 fu utilizzata come sede della Camera del lavoro, e successivamente demolita per far posto al parcheggio di via Mazzini.

Nel 1929 venne istituito il servizio d’anagrafe. L’anno successivo iniziarono i lavori di copertura del rio Riola, che fungerà poi anche da collettore fognario. Tutta la rete fognaria della parte vecchia del paese sarà collegata al canale interrato.

Nel 1934 entra in funzione il mattatoio comunale. È un altro servizio sociale per una più corretta manipolazione delle carni destinate alla rivendita al dettaglio. Fino ad allora i macellai provvedevano personalmente, magari all’interno della macelleria, alla macellazione delle carni.

Con l’entrata in vigore del Testo unico sulle leggi sanitarie compare la figura del medio condotto, dell’ufficiale sanitario, dell’ostetrica condotta e del veterinario comunale; successivamente viene istituito anche l’ambulatorio comunale. Nel 1937 viene istituito il Regio Corso di Avviamento Professionale ad indirizzo minerario e femminile.

Nel 1962 cessa la sua attività e nel 1963 viene sostituito dalla scuola media “Enrico Fermi”.
In pieno periodo bellico (1942), alla periferia del paese, nella zona “Su Legau”, per conto dell’amministrazione comunale, vengono costruite 33 casermette.
Vi si insedia un distaccamento del reparto paracadutisti “Nembo”.

Nel 1944 venne istituita la sede dell’Inam, che consentì di fornire un migliore servizio sanitario di cui usufruirono anche le popolazioni dei paesi vicini.

Case popolari in via Cagliari

Nell’immediato dopoguerra il problema della casa comincia a farsi sentire. La popolazione cresce. Guspini risente di un certo “flusso migratorio”, molti minatori cominciano ad abbandonare Ingurtosu e Montevecchio e si stabiliscono a Guspini.

È intorno agli anni 46-48, che vengono costruite  le prime case popolari “Ina Casa”, nella zona di nuova espansione (via Cagliari – via Nuoro). Sono anche gli anni della ripresa economica, le miniere marciano a pieno ritmo e proprio nel ‘47 venne aperto il primo sportello bancario, quello del Banco di Napoli.

Nel ‘49 entra in funzione anche l’ufficio di collocamento.

Negli anni cinquanta si asfaltano le prime strade. La prima a essere realizzata è la statale 126, che attraversa Guspini con le vie Mazzini e Gramsci. Mi fermo qui, con questo interminabile elenco di date e di opere, che ritengo comunque utili per ricostruire la “storia recente” del paese.

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