Cultura Spettacoli

Montevecchio: Sardegna tra jazz etnico, ere geologiche, storie

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di Sandro Renato Garau

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L’ambiente… neanche a dirlo: il piazzale della galleria Anglo-Sarda, uno degli sbocchi di una delle gallerie di pozzo sant’Antonio, sottostante il pozzo di Mezzena delle miniere di levante di Montevecchio.
La serata fresca, un maestrale niente male che attraversava il piazzale sono stati l’ambiente ideale dell’evento “A innantis!“ promosso dall’Amministrazione Comunale di Guspini in collaborazione con l’associazione Bimbi a Bordo e la Pro Loco, dal titolo “Sardegna, le radici della storia”. Duecento persone, rigorosamente distanziate hanno seguito con interesse e attenzione l’esibizione di un jazzista e di un geologo.
La domanda avrebbe potuto essere: cosa avranno da raccontare due figure apparentemente agli antipodi.

Enzo Favata

La classe e l’esperienza del 64enne musicista Enzo Favata non ha bisogno di presentazioni, una per tutte: è direttore artistico del festival Musica sulle bocche nato a Santa Teresa di Gallura diciannove anni fa. Famoso nel mondo per aver suonato con molte band internazionali ha, da molti anni, intrapreso vie sempre nuove nella sua sperimentazione, coniugando le sonorità della musica tradizionali con quelle della jazz internazionale. Nell’arena di Anglo-Sarda ha esordito affidando al suo strumento a fiato le note d’esordio che, molto basse, parevano giungere dalle viscere della terra e che hanno catturato da subito l’attenzione de presenti, anche se non avvezzi a questo tipo di sonorità fatte a posta per riempire lo spazio silenzioso da molti anni.

Mario Tozzi e Enzo Favata

L’artista ha continuato in solitudine sino all’arrivo sul palco di Mario Tozzi, geologo, saggista e divulgatore scientifico, che dopo aver ascoltato le note del sax di Favata, che continuava a rievocare sonorità ancestrali, in un alternarsi armonico di strumenti a fiato, aerofoni ed elettronici, ha iniziato la sua narrazione. Ha ripercorso ere geologiche, ricordato catastrofi naturali e altri fenomeni hanno dato origine a una terra che da molti millenni ha trovato la sua stabilità al centro del Mediterraneo. Sardegna, crocevia di popoli e genti, che ha elaborato una sua cultura, “dura come la pietra”, originale, utilizzando un territorio dove “si potevano fare sino a tre coltura all’anno” e dove “l’argento era vena viva nelle montagne”. Le miniere di Montevecchio sovrastavano la voce narrante del geologo e si armonizzavano con le gli spigoli del jazzista.

Mario Tozzi

La sperimentazione musicale di Favata e le storie di Tozzi, hanno incantato, assieme alle certezze scientifiche, e fatto immaginare altri mondi per le domande ancora sospese che continuano a cercare risposte. Storie che hanno accompagnato il pubblico a immaginare scenari che solo la storia antica e gli strumenti moderni di indagine possono ridisegnare.  Guardie dei faraoni, arcieri, pugilatori, il popolo dei Shardana, monaci orientali, città marinare e giudicati, e poi ancora invasioni, popolo di navigatori o timorosi del mare? Un popolo senza una scrittura, né un alfabeto ma con una storia scritta sulle pietre, tramandata oralmente, arrivata a noi perché dalle torri nuragiche è facilmente rilevare l’abilità degli architetti, dagli utensili quella di fondere i metalli che sostanziano l’isola, poi i viaggi, le conoscenze geografiche e quelle astrologiche. Chissà che tra i papiri dei faraoni d’Egitto ci possano capire qualcosa di più sulle guardie dei faraoni e sulle loro navi, o tra gli scritti dei greci ci sia ancora da trovare qualche descrizione di una quotidianità sarda o descrizione dell’isola. Che sia Atlante? Che sia il popolo dei Shardana? Ne parlano Socrate, Platone, Erodoto. Le occupazioni dei molti barbari venuti sempre dal mare, a conquistare, civilizzare, razziare, raramente a cercare di a convivere pacificamente. Questo l’escursus di Tozzi in un tempo non certo sufficiente ad approfondire quanto si sarebbe voluto. Tra certezze scientifiche e ipotesi, tra jazz stemperata da armonie etniche, scienza, racconto simile, verosimile e sogno è andato avanti, per circa un’ora, il momento culturale che ha aperto ai presenti nuove finestre su una storia antichissima. Grazie a Enzo Favata con il suo jazz etnico e contaminato e a Mario Tozzi che hanno ridato voce a un piazzale dove per più di 150 anni il jazz lo suonavano le perforatrici, l’esplosione delle mine, i martelli e le carrucole che accompagnavano la fatica degli uomini di miniera.

 sandrorenator@gmail.com

 

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