CULTURA. EDITORIA

Nel giorno di una ricorrenza, 16 marzo 1978, l’eredità di un uomo

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di Giovanni Contu

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Qualche anno fa, su questo giornale, ricordammo la figura di Aldo Moro in occasione dei fatti di Via Fani per una questione di memoria storica e di dovere civile ma anche e forse soprattutto perché ai giorni nostri e con buona probabilità, i ragazzi, in generale, o almeno una larga parte di loro, conoscono molto poco di Aldo Moro. Anzi, c’è la seria possibilità che non sappiano nemmeno chi fosse, e quindi ancor meno abbiano idea di quale fu il suo ruolo nella politica, nella società e nella storia democratica del nostro Paese.

Ricordo ancora lo studente, un alunno incontrato per caso, in un normalissimo Istituto superiore, che di fronte alla mia domanda, Se dico Aldo Moro cosa ti viene in mente? Reagì con uno sguardo serio e pensieroso, alla ricerca vana di un significato fino a quando, sconfortato, riuscì in una risposta impossibile. Ritenni doveroso porvi rimedio, spiegandogli qualcosa con due parole. Mi domando quante altre volte il nostro buon studente da allora avrà di nuovo sentito parlare dello statista pugliese; credo non molte, purtroppo.

È ancora necessario discutere sugli anni Settanta in Italia? Assolutamente si. In questo volume, “La democrazia del Piombo” edito da Fuorionda, alla luce dei nuovi filoni di indagine registrati nella recente bibliografia dedicata all’argomento e sulle tracce lasciate dalle più aggiornate fonti storiche, Luca Innocenti affronta la lunga fase della tragica esperienza del Terrorismo in Italia nel decennio plumbeo, dalla fase più cruenta della lotta armata fino al disimpegno politico negli anni del riflusso.

In una carrellata su molti fatti ancora non completamente chiari, nuovi per le nuove generazioni e tristemente conosciuti per quanti vi si sono trovati coinvolti in prima persona, emerge nella sua grande dignità, il profilo di Aldo Moro a cui viene dedicato un capitolo che descrive efficacemente l’immobilismo politico provocato in Europa a causa della Guerra Fredda. Vengono esposti i tratti della sua persona, le fragilità, lo sconforto, la nobiltà dell’ideale, nel senso più ampio del termine. L’epilogo della sua vita terrena segna una sconfitta per tutti; alcuni sopravvivranno più o meno a lungo mentre di altri non rimarrà traccia. La storia, certo, ha proseguito il proprio corso. Alcuni episodi del nostro passato sono fissi nel loro lato esteriore ma ancora non sappiamo, non è dato sapere, quale sia la verità sostanziale, indicibile, che alcuni conoscevano da subito – anzi da molto prima che gli eventi accadessero –  ma che non poteva assolutamente diventare di dominio pubblico, anzi, se possibile, avrebbe dovuto mantenersi rigorosamente criptica. È andata così. Per il futuro invece, nonostante le imperfezioni della nostra natura, sarebbe poco decoroso o comunque molto diseducativo perpetuare nei medesimi errori. Errare è umano, perseverare…

Luca Innocenti; la democrazia del piombo, delitti politici 1976-1982, pp. 328, Fuorionda editore 2021

 

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