CULTURA. EDITORIA Recensione

Nell’anniversario per i cento anni del Pci

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di Giovanni Contu
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Un partito fedele all’ispirazione democratica, popolare e rappresentativo di un’epoca; al netto di ideologie, fallimenti, criticità e debolezze, questo è stato il PCI nell’ambito dei grandi partiti di massa in Italia dal dopoguerra fino agli anni Ottanta. Oggi sono cambiati gli uomini oppure è venuta meno la volontà di condividere un intento comune? E’ ancora possibile considerare la politica come un’arte?

Su questi interrogativi vengono esposte le argomentazioni contenute nel volume di Luciano Tirinnanzi dedicato ai 100 anni del PCI. Per questa ricorrenza, vissuta con una qualche forma di solennità, vengono raccolti, all’interno di un volume piacevole e interessante, i ricordi, i commenti, le opinioni – pro e contro – sul partito comunista più importante nell’Occidente europeo durante la guerra fredda. Molti lettori che per ragioni anagrafiche e naturalmente per militanza politica hanno vissuto in prima persona gli anni – e l’epilogo – della segreteria di Berlinguer, pota ranno rivivere e condividere ancora una volta l’atmosfera dell’epoca, forse con una vena di nostalgia che, se raffrontata allo stato attuale, diventa ancora più struggente.

Fra i diversi punti di vista, il filo conduttore risulta essere una considerazione su cui tutti sono d’accordo, trasversale rispetto alle tradizioni culturali dei sostenitori e degli avversari, riformisti e conservatori, di destra e di sinistra; l’unanime riconoscimento dell’impegno politico nella società e per la formazione di una classe dirigente per un obiettivo, condivisibile o meno, ma pur sempre, parafrasando Descartes, chiaro e distinto.

Come nell’altra faccia di una medaglia, le considerazioni di Paolo Cirino Pomicino, democristiano di lungo corso, esprimono una domanda rivolta virtualmente ai protagonisti di allora, vissuti all’ombra della bandiera rossa che attualmente, in buona fede si considerano figli – nipoti o comunque eredi – di quella tradizione e che in modo particolare svolgono attività politica; alla luce dei fatti e della storia, valeva e vale adesso la pena, e in quale misura, difendere e preservare il patrimonio ideologico comunista?

Una curiosità sul libro; Emanuele Macaluso, recentemente scomparso, fra le diverse testimonianze riportate nel testo, ci lascia un ricordo della propria esperienza giovanile, come altri della sua generazione, trascorsa nell’ambiente antifascista, nel passaggio dalla clandestinità alle responsabilità della nuova vita democratica italiana. Di cui oggi si sente, forse, la mancanza.

I comunisti lo fanno meglio … oppure no ? Luciano Tirinnanzi, pp. 240, Paesi edizioni 2021

 

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