RUBRICA. PSICOLOGA

Nutriamoci di emozioni

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di Alice Bandino*
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Alice Bandino

Finiti i mesi di “reclusione forzata”, ecco che ci apprestiamo a tornare alla nuova normalità: una realtà normale, perché dettata da delle norme di comportamento imposte per Decreto che si discostano da quelle cui eravamo abituati prima di Marzo; talune in realtà già esistenti in forma di norme educative come lavarsi bene le mani o non starnutire sopra gli altri, altre meno solite in un soggetto non immunodepresso come l’uso della mascherina, la distanza sociale per tutti, i non assembramenti nei locali pubblici, l’igienizzazione tra un cliente e l’altro nelle attività commerciali, l’igienizzazione dell’abbigliamento nei negozi dopo l’utilizzo dei camerini, gli spostamenti tra Comuni, Regioni e Stati solo per giusta causa e tante altre norme. I dati e le indagini compiute in queste settimane fotografano dei cambiamenti e dei nuovi bisogni anche a livello psicologico oltre che fisico, da una parte le preoccupazioni dovute alle incertezze economiche, lavorative, politiche e sociali hanno intensificato le richieste d’aiuto per disturbi psicologici stress-collegati, come disturbi del sonno, disturbi dell’alimentazione, dall’altra noi professionisti ci troviamo a intervenire su problematiche socio-emotive con i sintomi classici dei disturbi dell’umore, dell’affettività, del comportamento, dell’attenzione, della memoria, della vigilanza e tutti gli altri ambiti classici della psicopatologia.
A Marzo i politici e gli esperti della Salute avevano comunicato che per proteggere meglio la salute i soggetti vulnerabili, sarebbe stata necessaria la clausura forzata dei più, intendendo per vulnerabili soprattutto gli anziani, gli ammalati, gli operatori sanitari, i commessi, le forze armate deputate al controllo del rispetto delle stesse norme.
Ora, a Maggio inoltrato, altre categorie di vulnerabili si sono aggiunte alle prime in seguito a questa stessa clausura che, da necessaria e indispensabile per limitare il numero di contagi e decessi, si sta dimostrando deleteria per altri.
La lista di chi si è scoperto vulnerabile durante la quarantena è lunga e in continuo aggiornamento, grazie ai continui monitoraggi nazionali e internazionali pubblici e privati sulle popolazioni: avremo modo di parlarne per argomenti per diversi mesi, portando alla luce realtà spesso sconosciute a tanti, come spesso accade quando qualche problematica riguarda categorie particolari.
Da una parte troviamo i sostenitori del far ripartire al più presto l’economia, dall’altra chi, oltre all’economia, si preoccupa per le conseguenze disastrose che il protrarsi dell’emergenza o peggio ancora del ritorno a un regime di quarantena, hanno e avranno per i minori ad esempio. In attesa di numeri precisi che arriveranno ora che l’anno scolastico volge al termine, le famiglie chiedono insistentemente attenzione per le conseguenze psicofisiche che riguardano sempre più bambini e ragazzi, l’utilizzo smodato di dispositivi elettronici che non son più considerati beni di lusso, ma beni indispensabili per garantire agli studenti il diritto allo studio. Significa che non è più a discrezione dei genitori permettere a bambini scolarizzati (dai 5-6 anni in su) e pre-scolarizzati (sotto i 5-6 anni), se utilizzare pc, tablet, telefoni o canali televisivi “educativi”, ma è diventato impossibile non farlo: non solo per tenersi in contatto video tra parenti e affetti vari, ma anche per non perdere la didattica.
Contemporaneamente alle Istituzioni che mettono in risalto celerità e supporto materiale per parteciparvi, l’attività clinica registra aumenti di supporto per reazioni riconducibili all’uso/abuso della tecnologia in soggetti non ancora pronti per far fronte alle richieste dell’ambiente in seguito all’emergenza. Sempre più genitori riferiscono intolleranza diffusa dei bambini nel partecipare alle video lezioni che non sempre permettono a tutta la classe di riprodurre quel clima attivo di partecipazione e crescita quotidiana; spesso una richiesta all’insegnante si spegne sovrastata dai tanti “ciao maestra!”finali, un dubbio, una perplessità viene rimandata alla prossima volta, la puntualità nell’invio o ricezione dei compiti demandata spesso agli adulti (genitori o baby sitter ), seguendo ritmi, capacità informatiche e turni di lavoro; nelle famiglie monogenitoriali aumenta il carico fisico e emotivo, aumentato con la fine del supporto dei nonni;  nei casi di affido condiviso, si cerca di far combaciare le esigenze dell’istruzione con le esigenze degli adulti, spesso tralasciando il carico emotivo che ne deriva allorquando oltre alle attività sportive, ricreative, scolastiche, vengono sconvolte anche le certezze affettive genitoriali, aggiungendo sofferenza alla sofferenza. Non si tratta di caprici fisiologici, si tratta di disagi emotivo che la comunità psicologica aveva previsto e per la quale si era caldeggiata in tutte le task force la presenza di esperti che avessero un occhio di riguardo proprio per queste fasce più deboli, che sapevamo sarebbero diventati nuovi vulnerabili. Ora non è tempo di recriminazioni o venti di orgoglio, è necessario intervenire massicciamente, in equipe, in rete; è doveroso ammettere di aver pensato tanto alle conseguenze economiche in generale e meno all’emergenza sociale. Le famiglie vanno sostenute non solo economicamente, vanno sostenute con politiche di welfare mirate; i bambini non possono scendere in strada e protestare, non hanno i loro rappresentanti che litigano immaturamente, come se potesse uscire qualche vincitore da questa pandemia. Son stati bravi a casa, creando il minimo disturbo se non alla famiglia o all’adulto di turno; la famiglia, la prima Istituzione che dovrebbe proteggerli soffre e se lasciati soli soffriranno ancora di più. Abbiamo necessità di nutrirci captare i loro bisogni: mentre loro si son adattati finchè hanno potuto, noi con l’intento di sfamarli abbiamo dimenticato di nutrirci e nutrirli di emozioni.

  *psicologa

www.psygoalicebandino.it

 

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