Gonnosfanadiga Villacidro

Olivicoltura in crisi: poche olive ma di buona qualità

Villacidro 17_12_2007 Lavorazione delle olive in un frantoio Foto Simone Nonnis
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Siamo nelle campagne fra Gonnosfanadiga e Villacidro; novantacinque chili di olive in otto ore di raccolta. Con cifre di tale grandezza non ci sono prospettive confortanti sulla disponilità di olio da tavola per i prossimi dodici mesi che ci separano dalla stagione 2018 durante i quali si presume un rapido esaurimento delle scorte disponibili. Per quest’anno in corso, ad una promettente fioritura, ha fatto seguito una stagione climatica -si sapeva con un discreto anticipo – che nei fatti avrebbe confermato una produzione non eccessivamente preoccupante ma lontana dalle quantità in rapporto all’estensione e alla resa media degli uliveti. Almeno questo è stato il quadro  annunciato dai dati statistici sostanzialmente confermato dai fatti

Villacidro 17_12_2007 Lavorazione delle olive in un frantoio Foto Simone Nonnis
Villacidro 17_12_2007 Lavorazione delle olive in un frantoio Foto Simone Nonnis

Stando a una lettura veloce tratta dalle fonti di informazione nel resto della penisola, da nord a sud,  la situazione è molto simile. Siccità e vento caldo sono state le cause principali di una “resa variabile” che ormai si ripresenta ciclicamente da diversi anni. L’ultima annata particolarmente abbondante è stata quella di due anni fa.

Nel sito dell’Istituto di ricerca, che si dedica ai servizi per il mercato agricolo alimentareIsmea, è stata pubblicata un’analisi realizzata a livello nazionale dell’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura aggiornata al luglio 2017. Vi sono indicati i dati comparati fra la produzione del 2015 e 2016. Dal confronto emerge un preoccupante calo di produzione accompagnato da una riduzione del numero di frantoi in attività e quindi complessivamente una stima assolutamente al ribasso per l’anno in corso.

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Sulla base di quanto comunicato dagli stessi operatori del settore, l’annata peggiore è stata quella del 2014 che, con una produzione totale di poco più che 200 mila tonnellate, viene considerata “annus horribilis dell’olivicoltura italiana”. Nell’anno successivo la resa di olio da pressione è arrivata a superare le 450 mila tonnellate per poi precipitare nel 2016 appena sopra le 180 mila tonnellate. La In testa alla classifica di produzione si trova la Puglia che, con le sue 100 mila tonnellate abbondanti, raccoglie più della metà dell’intero prodotto italiano.

Leggiamo che in Ligura in due anni il calo fra gli ultimi due anni arriva al 70% mentre in Campania sfiora l’80 che invece viene superato abbondantemente  in Basilicata e Calabria; in Sardegna ci attestiamo sul cinquanta percento.

Per quanto ci riguarda più da vicino provincia per provincia, nel Medio Campidano i dati del 2016 ci dicono che a fronte di oltre 4000 tonnellate di olive molite sono state prodotte 660 tonnellate di olio col lavoro di 13 frantoi che, sempre nel 2016 in tutta l’Isola erano 108, per un totale di 23 mila tonnellate di olive e 3500 tonnellate di olio.

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Nell’analisi sono inoltre riportate le ripercussioni sul mercato estero, e gli incrementi di quotazione che mediamente si ricollegano fedelmente alle variazioni della produzione; sono scesi fino alla stagione 2015 per poi mantenersi stabili fino all’ottobre 2016 per poi risalire e riassestarsi dal gennaio del 2017 in poi.

Commentiamo questi dati con un operatore del settore oleario, Angelo Serra, uno dei titolari del frantoio omonimo di Villacidro.

«Effettivamente questa annata in corso, per quantità risulta molto deludente; in stagioni normali dovremo lavorare circa 20 mila quintali di olive e invece attualmente abbiamo una previsione di circa 8 mila quintali- dice il nostro interlocutore – Al clima si aggiunge il danno derivante dagli incendi che ogni anno riducono in misura più o meno variabile la disponibilità di olive

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Tuttavia, considerata l’assenza di mosca olearia, la qualità risulta ottima e pertanto ci proponiamo sul mercato con un olio eccellente. Nella Sardegna sud occidentale esistono impianti come il nostro che lavorano a ciclo continuo e da cui si ottiene una qualità particolarmente apprezzata e di cui poco si parla a livello locale e ancor meno in ambito nazionale». «Inoltre – tende a precisare Angelo Serra – abbiamo investito su sistemi di molitura che anche in confronto con quelli esisteni nel resto della penisola, possono considerarsi all’avanguardia. Sebbene non ci sia disponibilità tale da offrire grandi quantità, per motivi contingenti come quelli climatici, e strutturali per superfici coltivate relativamente ridotte, possiamo andare fieri del nostro olio da tavola e delle olive che maturano in Sardegna».

Giovanni Contu

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