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Oltre la semplice terapia, la montagna cura i sofferenti mentali

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Per una volta a parlare della propria malattia e del proprio percorso di guarigione sono stati gli stessi sofferenti mentali che hanno trovato nella montagna e nel trekking una nuova terapia capace di abbattere pregiudizi, differenze e sperimentare la libertà di essere sé stessi. Ne hanno parlato i “guarenti”, protagonisti di questo nuovo percorso di cura fortemente voluto dallo psichiatra Alessandro Coni, direttore del Dipartimento di Salute mentale della Ats Assl di Sanluri, a conclusione di due giorni di un interessante convegno e dibattito “Sentieri di salute e di libertà” che ha visto la partecipazione ogni giorno di 200 persone. A salire sul palco del teatro comunale sono i protagonisti coordinati dallo psichiatra Luca Carcassi della comunità Ippocrate di Uta che fa trekking da 8 anni. Marco Francesco Simbula, 34 anni, è il presidente dell’associazione “Andalas de amistade trekking” che ha sede a Villacidro. «Diciotto anni fa»,  racconta, «ho iniziato la cura al centro di salute mentale ed oggi sto molto meglio. Sono padrone di me stesso e della mia vita. La montagna aiuta a stare bene, ci consente di essere meno dipendenti dai farmaci. Lo dico anche da parte dei miei amici in cura. Tutto questo  lo permette anche il contesto sociale che si crea non solo grazie ai professionisti ma anche con tutti i partecipanti al trekking. Ho preso la qualifica di operatore socio-sanitario e ho fatto anche già qualche esperienza lavorativa.  Con il trekking siamo stati da poco anche in Nepal a 4500 metri: con la montagna riesci a guardare al di là del tuo problema, a confrontarti, rispetto alla realtà grigia di un disturbo mentale».

Renato Lilliu ha 34 anni ed è di Nuraminis: «Ho conosciuto l’associazione “Andalas de amistate” il 18 giugno del 2016 su segnalazione della clinica ospedaliera universitaria psichiatrica di Cagliari. Da allora in me è iniziato un grande miglioramento con il trekking non mi sono sentito più solo un malato ma una persona. Ho notato nel gruppo una grande normalità nel senso di salute e capacità di essere  umani completi. Ora voglio  studiare all’università e  tenterò il prossimo anno il test di medicina e di altre professioni dell’area sanitaria».  Marisa Deiana è di Lanusei: «Ho iniziato a praticare il trekking in Ogliastra su proposta della mia dottoressa. Mi sono subito sentita  felice a contatto con gli altri ragazzi. Prima prendevo molti più farmaci ed ero depressa. Il trekking è libertà e mi ha aiutato a condividere le mie emozioni e le mie difficoltà. Abbiamo anche fondato la “Radio onde corte Ogliastra” e io faccio le interviste. Marco Francesco Simbula è un grande amico».

Roberto Melis di Villacidro è in cura da 15 anni: «Da quando sei anni fa ho conosciuto l’associazione ho trovato la stabilità, sono stato anche nelle Alpi Apuane». Massimiliano Mocci , 42 anni, combatte contro le proprie insicurezze: «Nel 2002 ho iniziato ad avere allucinazioni uditive. Sentivo e sento voci che mi minacciano ma grazie al trekking ho scacciato in parte il mio problema anche lanciando i sassi dalle montagne. Ora vengo considerato per quello che sono».  Alessandro Coni è contentissimo del convegno: «Degno di nota è il fatto che il congresso si sia concluso proprio con la tavola rotonda che vede la partecipazione di persone che hanno partecipato da anni a percorsi di cura con la montagnaterapia. Al convegno di San Gavino hanno partecipato oltre 200 persone al giorno. Oltre agli operatori della salute mentale di tutta la Sardegna, la due giorni era aperta  a tutte le persone che partecipano a percorsi riabilitativi in montagna. Il sindaco di Ulassai Gianluigi Serra ha comunicato ufficialmente che la comunità ogliastrina si impegna a  sostenere per il 2019 la manifestazione “Sentieri di libertà” che si terrà a giugno».

Gian Luigi Pittau

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