Appuntamenti Carnevale

Oristano, storie di Sartiglia

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di Antonio Obinu

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Nei giorni di Carnevale la città di Oristano si ferma per assistere ad una delle manifestazioni più famose dell’intera isola: la Sartiglia. Torneo equestre di origini medievale, in città i più antichi documenti riguardanti la corsa alla stella risalgono alla metà del 1500.

Originariamente organizzata dall’autorità cittadina, venne in seguito affidata alle associazioni dei mestieri (Gremio), conservando il cerimoniale così come lo conosciamo oggi: la Domenica di Carnevale, organizzato dal Gremio dei Contadini e il Martedì precedente il giorno delle Ceneri, organizzato dal Gremio dei Falegnami.

L’intera manifestazione si sviluppa in quattro fasi: la vestizione, la corsa alla stella, la corsa delle pariglie e la svestizione.
La figura centrale è su Componidori, massima autorità che ha il compito di comandare la corsa: dopo la vestizione dovrà salire sul suo cavallo senza toccare il suolo; questa condizione dovrà essere rispettata sino al termine della svestizione.
Su Componidori del Gremio dei Contadini si differenzia da quello del Gremio dei Falegnami per il colore della maschera: il primo richiama il colore della terra, scuro; il secondo indossa una maschera chiara, color cera.

Per meglio capire cosa significa per un oristanese correre la Sartiglia ho incontrato il professor Bruno Sanna, dirigente scolastico, figlio di Sartigliante.

Cosa ricorda di suo padre come “Sartigliante”?

Partecipò per la prima volta alla Sartiglia quando aveva poco più di quattordici anni; allora era infatti consentito correre anche se minorenni. Ha proseguito per circa trent’anni, correndo anche come capocorsa la Domenica del 9 Febbraio 1964. La sua nomina come Componidori avvenne come da tradizione il 2 Febbraio dello stesso anno; l’investitura fu quasi inaspettata: il giorno della Candelora suonarono alla porta di casa, quando aprì si trovò di fronte il signor Mario Cau Presidente del Gremio dei Contadini che gli consegnò personalmente il cero investendolo così ufficialmente del ruolo. In quella occasione mio padre, Antonio Sanna, fu accompagnato da mio zio Peppino Sanna come “secundu”, “terzu Peppino Mereu.

Una volta smesso di correre, ha continuato a seguire la manifestazione?

Lui era affezionato a una corsa più intima e popolare. L’ultima volta che ha partecipato è stata nel 1982, poi si è progressivamente allontanato: una manifestazione che cresceva sempre più nei numeri sia come spettatori ma soprattutto nei partecipanti, gli sembrava “un’altra cosa”; ha sempre preferito un numero contingentato di discese alla stella per dare così maggiore spazio alle pariglie. “Consegnare la spada” sarebbe dovuto essere un privilegio che su Componidori attribuiva in totale libertà e autonomia, svincolato quindi dall’esigenza di far partecipare un elevato numero di cavalieri come invece succede adesso quando gli iscritti sono più di cento. “Salire” uno alla volta in modo tale che il cavaliere si prendesse il meritato applauso del pubblico. Già da diverse edizioni è invece consolidato il fatto che più cavalieri risalgono contemporaneamente il percorso, allo scopo di ridurre i tempi da una discesa all’altra permettendo così un maggior numero di corse.

Come si vivevano a casa i giorni del Carnevale?

Il clima della Sartiglia lo si respirava già all’inizio di Gennaio, giorni in cui si iniziava a fare conoscenza con il cavallo (mio padre non possedeva un suo cavallo di proprietà) e preparare per tempo la bardatura. Una costante della manifestazione è sempre stata l’attenzione riservata sia al cavallo sia al cavaliere; una cura quasi maniacale dei dettagli. La Domenica e il Martedì non deve essere lasciato spazio all’improvvisazione.

Quanto costa correre la Sartiglia?

Oggigiorno si sentono cifre importanti; mio padre ha sempre tenuto a precisare che quando ha ricoperto il ruolo di Componidori, il costo della manifestazione è stato a totale carico del Gremio e del Presidente. La manifestazione così come la conosciamo oggi ha dovuto necessariamente aprirsi all’ingresso di sponsorizzazioni, non sempre gradite ai più ma indispensabili per garantire lo sviluppo della corsa in termini di numeri e condizioni di sicurezza. Siamo lontani dalle edizioni in cui non c’erano tribune e transenne, quando i cavalli correvano tra due ali di folla al centro della strada che si aprivano per consentire il passaggio dei cavalli lanciati al galoppo.

 

 

 

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