Assemini Attualità

Otto centri Inps in Sardegna a rischio chiusura. Il grido d’allarme per sventare la riduzione dei servizi

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Il già previsto piano di decentramento dell’Inps spaventa Assemini e tutto il suo circondario così come altri otto centri interessati. La norma in attesa di essere applicata tra qualche mese prevede infatti la chiusura delle sedi decentrate Inps che abbiano meno di 60 mila utenti e meno di dieci dipendenti ciascuna. Ora, seppure Assemini vanti un bacino complessivo di oltre 85 mila utenti, la pianta organica della sede di via Sardegna si ferma a sei dipendenti e quindi si pone a serio rischio (anzi, obbligo) di chiusura. Dell’argomento si è parlato nei giorni scorsi nel corso di un incontro svolto a Cagliari con i capigruppo del Consiglio regionale insieme al presidente Gianfranco Ganau, la direttrice dell’Inps Sardegna Cristina Deidda, sindaci, sindacati. Tutte le parti intervenute all’incontro del 10 ottobre scorso hanno ribadito la contrarietà alla riduzione dei punti Inps di Isili- Senorbì, Tempio, Alghero, Ozieri, Ghilarza, Sorgono, Siniscola e Macomer e al possibile ridimensionamento di quelle di Assemini, Carbonia e Lanusei. Rischi sempre più concreti considerati i nuovi parametri per il mantenimento dei presidi nei territori introdotti dall’Inps lo scorso 21 novembre. Tre, infatti, i pilastri del piano di riordino predisposti e caduti ora sulle spalle dei sindaci che non ci stanno a perdere servizi per i cittadini nei loro territori: la presenza di una popolazione superiore ai 60 mila residenti, una pianta organica di almeno dieci dipendenti e la possibilità per almeno il 60 per cento della popolazione di raggiungere una struttura Inps della stessa provincia in meno di mezz’ora. Proprio su quest’ultimo requisito poggiano ora le maggiori speranze dei sindaci interessati perché nel caso specifico di Assemini vorrebbe dire trasferire gli 85 mila utenti nella già congestionata sede di Cagliari con tutti i disagi facili da immaginare. Per questo sindaci, sindacati e capigruppo regionale hanno chiesto unanimemente «la sospensione immediata del piano di decentramento delle sedi Inps e apertura di un tavolo per ridiscutere la riorganizzazione dei servizi in Sardegna». Nessuno dei sindaci è intenzionato a sopportare la riduzione dell’importante servizio. «Conosciamo la situazione della sede di Assemini», denuncia il sindaco di Assemini Sabrina Licheri, «e sarebbe davvero paradossale veder chiusa una sede che ha soltanto bisogno di adeguare la propria pianta organica per riuscire a dare un servizio più adeguato al gran numero di utenti che ogni giorno si riversano». Per fare un esempio, a Assemini l’ufficio apre alle 8 del mattino e già intorno alle 10.30 terminano di erogare bigliettini col numero di prenotazione perché poi lo sportello dove mediamente opera un solo operatore riesce a smaltire il pubblico intorno alle 15: una vera e propria bolgia e l’unica attenzione utilizzata dalla sede regionale dell’Inps di Cagliari è quello di dotare l’ufficio di una guardia giurata per sventare situazioni di esasperazione che ogni giorno si verificano. «Questa riforma così strutturata è inadeguata per la Sardegna»,  afferma il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau, «perché i presunti risparmi non riuscirebbero a coprire l’aumento dei costi sociali che potrebbero triplicare» concludendo poi come sia «arrivato il momento di fare sentire la voce forte della Regione». Concorde sulla posizione dei sindaci e dei politici anche la stessa direzione regionale dell’Inps con la direttrice regionale Deidda che afferma come «l’Inps non è nelle condizioni di poter applicare i parametri introdotti di recente e non si può chiudere nemmeno un’agenzia. Dal canto nostro manifesteremo l’esigenza di mantenere la situazione attuale e chiederemo risorse per migliorare i servizi».

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