Attualità

Pabillonis, centinaia di visitatori a Monumenti aperti

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di Anna Luisa Garau
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Monumenti Aperti è una grande manifestazione culturale che permette a sardi e turisti di conoscere più a fondo il territorio, la storia e le tradizioni della Sardegna, grazie all’ apertura – paese per paese – di centinaia di luoghi di cultura, spesso chiusi al pubblico nel corso dell’anno, o comunque non visitabili con l’ausilio di guide appositamente formate e soprattutto gratuite. Dopo due anni di interruzione, per via della pandemia, il 28 ed il 29 maggio anche a Pabillonis è stato possibile visitare i monumenti, gratuitamente, dislocati in diversi punti del paese e nella campagne circostanti gratuitamente. Grande l’affluenza dei visitatori che sono arrivati anche dalla Penisola e dall’Estero. Un via vai di persone hanno attraversato le vie del paese alla ricerca dei posti segnalati nella brochure e dai papaveri rossi, realizzati in carta e che ha riempito le strada del paese come un tempo, e per due giorni ci ha riportato alla normalità, ai tempi precedenti la pandemia.  L’edizione 2022 ha rappresentato un ‘ponte’ tra le manifestazioni degli anni scorsi e le idee per il futuro, con le dovute precauzioni e con la voglia di fruire, ancora una volta delle bellezze che il territorio offre.

La prima visita che abbiamo effettuato è stata quella della chiesa parrocchiale Beata vergine della Neve. All’interno della chiesa si “conservano” degli affreschi, parte dell’altare ligneo risalente al XVI secolo e un organo antico realizzato alla fine del XIX secolo e sono conservate diverse statue e oggetti sacri di particolare valore storico e artistico, dove alcune statue sono statue recentemente restaurate, per volere dell’attuale parroco don Luca Pittau. Questo ci è stato raccontato dagli alunni dagli alunni della 5^ scuola primaria, guidati dalle docenti che ci hanno accolto mostrato con maestria, eleganza e tanta pazienza le diverse cappelle interne, con una ricchezza di particolari e dettagli che erano sconosciuti anche a molti visitatori che avevano avuto modo di visitarla in altre occasioni. All’esterno vi è il campanile che ci è stato descritto nei minimi particolari da un altro alunno. Momento che è coinciso con il concerto di Federico Frau, il campanaro di Pabillonis, che ha intrattenuto i visitatori con i suoni delle campane, note di allegrezza che si sono diffuse per tutto il paese. Poi abbiamo visitato la Chiesa di San Giovanni Battista dove abbiamo trovato ad accoglierci un gruppo alunni frequentanti la quinta della scuola primaria di Pabillonis che coordinati dalle docenti, nonostante il grande caldo e l’utilizzo delle mascherine ci hanno raccontato , nei minimi particolari, la storia della chiesetta costruita nel XIV secolo, le caratteristiche del tabernacolo del 1600 che rappresenta il battesimo di Cristo e l’ultima cena la motivazione per cui il 24 ed il 29 giugno, sfilano per il paese dei carri addobbati con frasche di “abiu”.
Poi abbiamo visitato la casa Cherchi, su tre piani, realizzata in mattoni crudi. A oggi conserva ancora i pavimenti e i decori originali dove durante la manifestazione. Nel cortile adiacente alla casa, sono state esposte le ceramiche di Ugo serpi, dove era possibile partecipare alla decorazione di oggetti tra cui le “tzie”, interpretazione della dea madre mediterranea, sulla sinistra, all’ingresso, erano esposti alcuni quadri dell’artista Lara Atzori, in tale occasione era possibile farsi fare un ritratto. Alla destra era posizionato il banco dell’artista Eleonora dove erano esposti oggetti realizzati manualmente e con grande abilità.
Poi il tour è proseguito in direzione della casa museo, gioiello all’occhiello di Pabillonis.  Una vecchia abitazione pabillonese in terra cruda restaurata dal comune di Pabillonis, in cui si ha l’impressione di fare un salto nel tempo e dove i visitatori sono stati accolti da Rita Cossu, la sarta jana vestita, in abito tradizionale Pabillonese. All’interno è possibile trovare la bottega, il laboratorio, l’esposizione di abiti realizzati dalla stessa, con i segreti delle nostre nonne e bisnonne per realizzare l’abito tradizionale Pabillonese. Poi abbiamo visitato la chiesa della Madonna di Fatima, la cui consacrazione risale ad un caldissimo giorno di maggio del 2001, alla presenza del vescovo. L’interno della chiesa è interamente realizzato in pietra e capriate lignee. All’esterno nella piazza antistante è stata arricchita con una statua dedicata a San Pio di Pietralcina.

Il monumento delle pentole “is pingiadasa”, realizzato nel 1985, si trova di fronte a quello che prima erano le scuole medie, in via Sardegna. Un omaggio agli oggetti realizzati dai pentolai che hanno reso famoso il paese conosciuto come “Sa bidda dei pingiadasa”. Monumento costituito da tre elementi, che è stato restaurato recentemente da Giovanni Floris per restituirlo in tutta la sua bellezza originale, che col passare del tempo è stato oggetto del tocco implacabile delle intemperie. Il vento, l’acqua e l’umidità sono, infatti, veicolo di molti degli agenti inquinanti che aggrediscono le opere artistiche soprattutto se posizionate all’esterno.
È stato possibile visitare Il giardino degli esempi, nel cui giardino, antistante l’edificio delle scuole primaria e di primo grado, sono presenti degli alberi, che sono stati dedicati a 15 donne sarde del passato che si sono distinte culturalmente, scientificamente o socialmente. Poi era possibile visitare Il centro di aggregazione sociale, struttura in pietra ubicata in via su Rieddu, dove si trova la biblioteca comunale un tempo asilo parrocchiale che tanti pabillonesi hanno frequentato. Andando avanti nella stessa strada era possibile visitare “Sa mitza”.  Infatti nella strada, in prossimità del Centro di aggregazione sociale, si trova la fonte, esempio di architettura romana, dove un tempo le donne pabillonesi, “con sa marighedda in conca”, andavano a fare la provvista d’acqua, senza che nessuna goccia d’acqua fuoriuscisse.
Durante la manifestazione, anche se distante dal centro abitato, era possibile visitare il sito nuragico, costituito dal nuraghe Santu Sciori, a poca distanza dal nuraghe si trovano i ruderi dell’antica chiesa di San Lussorio e poi il ponte romano “de sa baronessa“. Ancora una volta la manifestazione ha riscosso un grande successo che ha visto le strade riempirsi di persone, curiose, interessate, anche se sarebbe stato opportuno facilitare l’accessibilità ai monumenti a coloro che si trovano in condizioni di svantaggio e disabilità temporanea.

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