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STORIA DI CASA NOSTRA

Pabillonis: Ezechiele Espis, il capomastro-artista che ha lasciato tanti ricordi e importanti opere edilizie

Ezechiele Espis durante la costruzione della casa saba
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di Dario Frau
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Poco più di mezzo secolo fa, a soli 64 anni, moriva nell’ospedale di Carbonia, Ezechiele Espis, una figura molto nota e importante in paese. Un personaggio di notevole spessore culturale che ha lasciato nella comunità tanti ricordi e soprattutto diverse opere che hanno caratterizzato Pabillonis, nel settore edilizio pubblico e privato, negli anni Cinquanta del ‘900. Era conosciuto come capomastro e artista e uomo di cultura, ma anche come una persona gentile e sempre disponibile verso gli altri. Era nato a Pabillonis, l’otto settembre del 1908, da Giuseppe, originario di Terralba che faceva il pescatore, e da Teresa Manca.

LA PASSIONE PER IL DISEGNO

Madonna (disegno di Ezechiele Espis)

Della sua infanzia, la figlia Mariuccia ricorda il periodo della scuola elementare dove aveva conseguito la licenza di quinta. La passione di Ezechiele era l’amore per il disegno che lo avrebbe caratterizzato per tutta la vita. «Disegnava su ogni pezzo di carta che trovava, e anche da adulto, spesso, utilizzava carta riciclata», precisa la figlia. Quella del disegno era una predisposizione naturale, non frequentò mai alcun corso e non ebbe alcun maestro che lo seguisse in questo settore artistico: era autodidatta.

 

 

IL PERIODO ROMANO
TRA LAVORO E AMORE PER L’ARTE

Da ragazzo, dopo qualche lavoro come muratore, giovanissimo, emigrò a Roma dove ebbe modo di esprimere le sue potenzialità e di acquisire importanti esperienze nel settore dell’edilizia. Ebbe l’occasione di visitare le bellezze artistiche della capitale, dalle meraviglie del mondo classico, alle opere/dipinti del Rinascimento, Michelangelo e Raffaello, in particolare, che furono suoi ispiratori. A Roma tornò per il viaggio di nozze nel 1950, con Virginia, la giovane moglie da cui ebbe tre figli e non mancò di visitare di nuovo i musei vaticani. «A casa aveva anche un libro su Michelangelo che consultava spesso», confida la figlia Mariuccia.

MILITARE NEL ‘32 A TRIESTE.
IL RITORNO AL LAVORO E ALL’ARTE

Nei primi anni trenta fu chiamato a fare il militare e inquadrato nel 152° Reggimento di Fanteria “Sassari”; in seguito venne assegnato al comando di Trieste e nel 1932 fu congedato con il grado di Caporale. Dopo il militare, il giovane Ezechiele riprende la sua attività lavorativa e partecipa come muratore-capomastro alla costruzione di diversi edifici di Mussolinia/Arborea. «Mio padre raccontava che andava ogni giorno in bicicletta», precisa Mariuccia. In questo periodo, progetta e realizza anche la sua casa, tra la via Colombo e la via Carducci con uno stile razionale che influenzerà anche altri edifici del paese. È un momento molto particolare per Ezechiele, caratterizzato anche da una fervida produzione di disegni, dipinti e anche statue. Purtroppo gran parte della sua vasta produzione artistica e tanti documenti della sua attività lavorativa, andò persa per un incendio causato da un corto circuito. «Tra quelli che si sono salvati vi sono alcuni disegni di arte sacra (piazza San Pietro, un tabernacolo, il Battesimo di Gesù, una madonna, San Lussorio…) qualche quadro e una statua di Sant’Efisio di cui era molto devoto», spiega Rosanna, la secondogenita. Ma la sua attività lavorativa venne interrotta ancora una volta: venne infatti coinvolto nel secondo conflitto mondiale, come “richiamato”, ed è inviato a Sant’Antioco e Carloforte, dove vi rimase fino al congedo, avvenuto il 13 novembre 1943. «Di queste località conservò tanti ricordi e anche in seguito, a distanza di anni, vi si recava con la famiglia», racconta Rosanna.

Cinema in costruzione

LE IMPORTANTI OPERE EDILIZIE DEGLI ANNI ‘50

Il dopo-guerra fu caratterizzato da un fervore operativo nel settore edile, che lo vede protagonista su vari fronti. Nel 1947, realizza per conto del fratello Genesio una fattoria modello, in località Pauli Zuvau (Is Arenas). Due anni dopo, nel 1949, partecipa anche alla costruzione dell’asilo di via Su Rieddu che fu inaugurato a dicembre dello stesso anno. Gli anni Cinquanta vedono il capomastro Ezechiele protagonista d’importanti interventi edilizi che rivoluzionarono/caratterizzarono il paese. Nel 1951 veniva realizzato il Cinema Teatro Verdi che comportò un impegno particolare, soprattutto per le dimensioni, circa 500 mq di superficie, la tipologia del materiale utilizzato, su ladiri, e la costruzione di una ardita “galleria-gradinata” in cemento armato, sospesa sulla platea,senza colonne/pilastri per sorreggerla, che suscitò l’ammirazione dell’ingegnere progettista ed elogiò il capomastro Ezechiele Espis. Significativa anche la costruzione delle scuole elementari, un fabbricato moderno e funzionale che sostituì le aule ricavate, fino ad allora, in case di privati cittadini. I lavori dell’edificio, costati complessivamente 44 milioni di lire, seguiti con scrupolosità dall’assistente Ezechiele Espis, iniziarono il 2 febbraio 1953 e terminarono il 14 aprile 1954. In questi anni partecipò anche ai lavori per il rifacimento dei pavimenti di alcune cappelle della chiesa parrocchiale e la sistemazione della piazza di San Giovanni che, fino ad allora, era in terra battuta. Nel mese di maggio/giugno del 1958, Ezechiele Espis sovrintendeva ai lavori e aveva alle sue dipendenze 16 operai. Era molto preciso e pretendeva che la pavimentazione fosse perfetta. La sua precisione è documentata anche dai progetti di queste strutture, che le figlie conservano gelosamente, dove sono annotati, a matita, i suoi appunti e i calcoli, come nel progetto relativo all’ambulatorio comunale di via Dante, nella zona di Axrobas. In questa parte di nuova espansione urbanistica furono lottizzati, essendo sindaco Genesio Espis, suo fratello, i terreni del comune, dove Ezechiele realizzò diverse case private. Il dinamico capomastro, che aveva alle sue dipendenze diversi operai di fiducia, era instancabile, tra il 1952-1959 realizzò alcuni immobili di privati anche nel centro storico (Mario Cherchi, Temistocle Matta, Michele Tuveri, e la decorazione di alcune stanze del Palazzo Cherchi).

IL DRAMMATICO INCIDENTE SUL LAVORO

Ezechiele Espis

L’ultimo lavoro, nel maggio 1959, fu fatale per il capomastro Ezechiele Espis. Nella costruzione della casa del segretario comunale Nicolangelo Saba, ebbe un grave incidente mentre presiedeva al controllo del solaio prima della gettata del cemento. La disgrazia fu una tragedia per la moglie Virginia che allora aveva 35 anni, per i tre figli piccoli di sei e quattro anni e per l’ultimo nato, di appena cinque mesi. Iniziò un duro calvario per “il capomastro”. Dopo il primo ricovero nell’ospedale di Santa Maria Acquas, dove subì il primo intervento, stette tra la vita e la morte per complicanze; fu dimesso con poche speranze di vita. Grazie alle cure del medico del paese dott. Santarelli, alla vicinanza dei familiari, Ezechiele si salvò, ma il trauma subito gli limitò la deambulazione. Fu ricoverato al Cto d’Iglesias e poi fu inviato a Ostia, dove rimase quasi tre anni, in un centro traumatologico. Piano piano si rasserenò e accettò la nuova situazione, recuperando il suo dinamismo e dedicandosi a incrementare la sua cultura, «leggeva tantissimo tanto da conoscere a memoria diversi canti della Divina Commedia di Dante, a disegnare e dipingere, a seguire noi figli nelle attività scolastiche», sottolineano ancora le figlie.

LA RIPRESA E L’IMPEGNO SOCIALE
E ARTISTICO-CULTURALE

Tantissime persone andavano a trovarlo “per tirarlo su”, ma anche per chiedere aiuto nel disbrigo di pratiche, compilare domande e dare consigli e pareri: era come un operatore sociale. Nonostante, in qualche momento, soffrisse per le conseguenze del trauma, era sempre disponibile e la sua casa era il punto di riferimento del vicinato. «Negli anni 60, erano pochissime le Tv presenti in paese, e nostro padre accoglieva a casa, tante persone per vedere la televisione, tanto che non bastavano le sedie e la gente si sedeva nei gradini della scala», ricordano le figlie. Non stava mai inoperoso e partecipava anche alla vita familiare, aiutava la moglie a preparare i dolci, e ogni mattina, a colazione preparava lo zabaione ai figli, prima di andare a scuola. Negli ultimi mesi del 1972 fu ricoverato in ospedale, prima ad Iglesias poi a Carbonia dove si spense l’11 dicembre. Scomparve così una figura di particolare rilevanza per la comunità pabillonese che oltre ad aver lasciato importanti testimonianze pubbliche e private nel tessuto urbanistico del paese, è ricordato per il suo altruismo, onestà e generosità.

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