Attualità

Pabillonis: Giovanni Fanari, maestro dell’arte dell’intreccio

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di Anna Luisa Garau
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Giovanni Fanari, è uno dei pochi “maestri” dell’intreccio e i suoi cestini sono apprezzati in tutto il Medio Campidano. Sessantuno anni, è nato e vive a Pabillonis, un paese dall’attività artigianale molto fiorente. Infatti, si producevano e si producono cestini e pentole in terracotta.  Di certo le materie prime per realizzare questi manufatti non mancavano nei terreni paludosi del paese. Ed è proprio in prossimità dei fiumi, “Flumini Bellu e “Flumini Malu” che Giovanni e il padre Attilio andavano a raccogliere il giunco necessario per realizzare i cestini. Il vegetale viene raccolto tra la fine di aprile e i primi giorni di giugno, periodo in cui l’infiorescenza tende a maturare e a seccarsi. La raccolta del giunco è un’operazione particolarmente complessa, che richiede una certa esperienza. Come il taglio del salice, ma anche dell’olivastro, dell’olmo e della canna i cui rami devono essere omogenei e morbidi, ma anche resistenti e flessibili.

Giovanni ha imparato l’arte dal padre. Ha cominciato a realizzare cestini quando frequentava la scuola elementare. «Ho appreso i segreti dell’intreccio osservandole le mani di mio padre quando era impegnato nella realizzazione dei cestini», afferma l’artigiano. Ma col tempo ha migliorato il suo lavoro manuale. Di cestini ne realizza per usi differenti. Però quest’arte può finire nel dimenticatoio. E Giovanni Fanari questo lo sa. Quando può cerca di tramandare ai giovani la raffinata arte dell’intreccio. Alcuni anni fa, nei locali del centro di Aggregazione di Pabillonis, aveva tenuto un primo corso. E recentemente un altro, organizzato dall’associazione culturale Sant’Antonio di Santadi di Arbus. Gli “allievi”, anche se in poche lezioni, erano riusciti ad apprendere i segreti dell’intreccio, confezionando il classico cestino (scateddu) e un altro per pane e dolci. L’età comincia farsi sentire anche per Giovanni, che oggi confeziona i manufatti solo su commissione, quelli più richiesti sono per la raccolta dei funghi.

La “cestineria” è una tradizione da tramandare, è una testimonianza di una cultura legata alla natura e alle stagioni. La speranza è quella di riuscire a trasmettere la passione di un mestiere, che da secoli accomuna l’essere umano con l’obiettivo di educare e formare le nuove leve che generalmente vedono queste attività come qualcosa di poco vicino alla loro quotidianità. L’arte dell’intreccio sarebbe sicuramente un valore aggiunto, una grande risorsa per il nostro territorio, che i giovani potrebbero abbracciare e anche reinventare in modo innovativo. L’web oggi offre tanti corsi sull’intreccio, ma non potrà mai sostituire quelli in presenza che hanno sicuramente una valenza differente. Invitiamo l’amministrazione comunale a intervenire affinché nessuna arte e tradizione finisca nel dimenticatoio.

 

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