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Economia & Lavoro

Pabillonis, i 40 anni al tornio di Giampaolo Porcu

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di Dario Frau
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Pingiadas e tianus, ma non solo.
È da oltre 40 anni che Giampaolo Porcu, seguendo la tradizione pabillonese, realizza pingiadas e tianus.
Una produzione che ormai lo contraddistingue, in modo particolare, nel settore della ceramica.
Insieme ai prodotti della tradizione, però, grazie alla sua esperienza e all’abilità acquisita in tanti anni di lavoro al tornio, l’artigiano realizza anche ogni tipo di manufatti di ceramica moderna.
Il maestro o su mestu, come venivano chiamati un tempo, i professionisti degli antichi laboratori di Pabillonis, (lui preferisce essere chiamato con il solo nome Giampaolo), è ormai conosciuto ed apprezzato in diversi contesti di questo ambito dell’artigianato.
Negozianti, turisti, privati, organizzatori di sagre e fiere si rivolgono a lui per avere i suoi pezzi in terracotta, ma sono tanti anche gli appassionati, giovani soprattutto, che desiderano apprendere l’arte del tornio, dal figolo pabillonese.
E in questo Giampaolo Porcu è diventato un campione. «Ho iniziato dopo la terza media, su suggerimento del professor di artistica Franco Massa, che aveva notato le mie attitudini per il disegno e per l’arte, e così ho fatto i primi passi nel suo laboratorio di ceramica che gestiva insieme a Fernando Marrocu, artista e pittore di San Gavino», spiega Giampaolo.
Dopo i primi lavoretti su stampi e, soprattutto, le doti dimostrate nella manipolazione dell’argilla, passò alla produzione di altri oggetti anche al tornio.

«Nel laboratorio mi hanno aiutato poiché vedevano in me particolari attitudini e tanta voglia di imparare. Fu Marrocu che si occupava, soprattutto dei lavori al tornio, a incoraggiarmi, a darmi fiducia e a spiegarmi i primi elementi su questo: grazie ai suoi insegnamenti e alle mie capacità dimostrate, feci dei progressi sorprendenti e incominciai a produrre boccali, portacenere, vasi, portacandele, piatti e altri oggetti», racconta Giampaolo.
Piano piano, si cimentò anche nella produzione di pingiadas e tianus, ma ci volle del tempo. «Raggiunsi una buona tecnica nella realizzazione di questi manufatti dopo circa due anni di lavoro», precisa il torniante. L’artigiano rivela anche un altro particolare che l’ha portato a svolgere questa attività. «Mio padre Ugo (Pinuccio) mi raccontava che, da ragazzo, negli anni 50, aveva lavorato come pentolaio, in alcuni laboratori di pingiadas del paese, tra cui in quello di Tigellio Lisci e Peppi Piras la sua mansione principale era la cottura delle ceramiche nel grande forno a legna dove occorreva prestare molta attenzione e possedere particolari doti, ma si occupava anche della preparazione dell’argilla e di lavori attinenti a questa produzione».
I racconti del padre avevano sempre incuriosito il piccolo Giampaolo che, in seguito, lo stimolarono a intraprendere questo settore.
Nel laboratorio di Massa e Marrocu, in pochi anni, il giovane apprendista, acquisì una particolare esperienza tanto da seguire anche un gruppo di ragazze che, in seguito, costituirono una cooperativa di ceramisti.
«Venivano in laboratorio e anch’io, insieme a Marrocu e Massa, insegnavo come si lavorava al tornio», precisa il giovane, allora diciassettenne. Nel 1985, parte per il sevizio militare, ma finito il periodo di leva, torna alla professione, da Marrocu e Massa. Qui ha la fortuna d’incontrare anche un anziano artigiano, tziu Pino Steri, che aveva accettato, per un periodo, di realizzare pingiadas e tianus: «aveva preteso che gli fosse montato un tornio a pedale, in legno, e realizzava le pentole e i tegami a “s’antiga”, con il pezzo che aveva la bocca all’ingiù (capovolto), una caratteristica e un’abilità dei figoli pabillonesi che rendeva leggero e sottile il prodotto finito: io ho provato, ma ci vuole tanto tempo e tanta esperienza, ma misi in pratica tanti suoi suggerimenti che poi mi sono serviti», racconta Giampaolo.
Dopo la scissione della società Massa-Marrocu, Giampaolo decide di seguire, come dipendente, a San Gavino e poi a Villacidro, l’artista Marrocu.
«Aveva il laboratorio in un capannone della zona industriale, aveva tanto lavoro e anche un rappresentante per gestire il commercio dei prodotti realizzati: oltre alle pentole e tianus erano richiesti anche tanti oggetti per ristoranti, privati, negozi turistici; si partecipava anche a mostre e i manufatti artistici erano molto apprezzati», racconta il torniante.
Da un paio d’anni, dopo la chiusura del laboratorio di Marrocu, Giampaolo continua la sua professione di ceramista nel laboratorio “Ceramika Mediterranea” di Anna Cara, un’artista che aveva lavorato in gioventù nella Richiard-Ginori, in Toscana, e aveva poi deciso di aprire un laboratorio, tutto suo, nel paese di origine.
Si forma un duo-artistico simbiotico: Giampaolo realizza soprattutto al tornio e Anna decora e intaglia i manufatti che confezionati “a quattro mani”, grazie alla manualità di Giampaolo e all’estro creativo di Anna, contribuiscono a mantenere alto il valore dell’artigianato locale.
Anche adesso sono molto apprezzati e venduti is tianus e pingiadas da utilizzare per la cottura dei cibi: «Io do sempre dei suggerimenti pratici, per l’uso sulla fiamma di questi manufatti in terracotta: bisogna utilizzare lo spargi fiamma, o strofinare il fondo della pentola e/o tegame con aglio, oppure, quella che ritengo la più sicura, lasciare il tegame in acqua la notte prima dell’uso», spiega Gianpaolo. L’argilla utilizzata, inoltre, proviene dalle cave toscane di Montelupo famosa per la caratteristica di essere particolarmente refrattaria. «È ottima anche quella di Pabillonis, ma ha bisogno di essere sottoposta a faticosi lavori per depurarla dai granelli di sabbia: gli antichi artigiani pabillonesi avevano trovato un metodo manuale che richiedeva, però, molto tempo e fatica», precisa l’artigiano che  non manca mai di spiegare ai visitatori, in laboratorio e durante le mostre e le rassegne culturali, come si realizza un oggetto al tornio.
«Per is tianus si prende un pezzo di argilla, in base alla grandezza dell’oggetto, si centra nel tornio, si apre, poi si sollevano le pareti e viene data la forma, dopo aver attaccato i manici con pezzetti di argilla, stacco il pezzo con un filo sottilissimo di acciaio e lo metto ad asciugare: in estate possono bastare due/tre giorni, in inverno occorrono anche 8/10 giorni prima di metterlo nel forno che deve cuocere a 960 gradi per 8/10 ore. Dopo questa prima cottura, che si chiama biscotto, il pezzo viene immerso in un miscuglio di vernice a base silice e piombo, che nella seconda cottura si vetrifica diventando lucida e compatta, di colore miele o verde».
Il lavoro, però, non è privo di rischi durante la fase produttiva, poiché bisogna mettere in conto anche le perdite durante la cottura; «qualche volta durante la lavorazione del pezzo, nell’argilla si formano bolle d’aria che a contatto con l’alta temperatura creano delle fratture e il pezzo deve essere buttato».
Nel laboratorio Ceramika Mediterranea di Anna Cara, da alcuni anni Giampaolo è diventato un punto di riferimento nella produzione di tegami in terracotta.
«Abbiamo molte richieste anche di sciveddas, grandi e piccole e il tempo non basta mai poiché dobbiamo rispettare i tempi di ordinazioni di oggetti artistici per i negozi, resort e ristoranti che richiedono manufatti particolari», spiega ancora Giampaolo.
Oltre a questo, poi, l’artigiano di Pabillonis deve dividere il suo tempo con altri laboratori del territorio, dove è richiesta la sua abilità di torniante per produrre pezzi grezzi che vengono poi finiti e decorati dai ceramisti/e titolari del laboratorio.
Un tour de force che, però, nonostante la fatica e l’impegno, lo gratificano.
Progetti per il futuro?
«Mi sarebbe piaciuto realizzare un laboratorio tutto mio per la produzione di manufatti grezzi poiché il mercato c’è, però mi frenano le spese e i costi per mantenere un’impresa: è un rischio poiché bisogna fare i conti tra le entrate e le uscite, ma ogni tanto ci penso», confida, sorridendo.
Ma Giampaolo Porcu non è soltanto un ceramista, è anche un pittore: «Alcuni anni fa, ho partecipato a un concorso di pittura organizzato dall’amministrazione comunale e ho vinto il primo premio: il quadro ora si trova appeso nei locale del municipio», ci tiene a precisare il ceramista-pittore.

RIPRODUZIONE RISERVATA
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