Attualità

Pabillonis, il medico Barbara Usai in Angola per aiutare i malati di tubercolosi

Condividici...

di Gian Luigi Pittau

___________________

L’Africa nel cuore. Così è andata in Angola come medico volontario per quasi due anni, curando 1200 malati di tubercolosi. È la storia che Barbara Usai, 47 anni, dottoressa di Pabillonis, ha raccontato di fronte a un numeroso pubblico nella parrocchia di Santa Lucia a San Gavino Monreale e a Cagliari nella parrocchia dell’Annunziata in occasione della presentazione del libro “Una vita per i bambini dell’Africa” scritto dalla professoressa Claudia Ghirardello per ricordare la pediatra italiana Maria Bonino, sua amica e collega che è morta nel 2005 in seguito al terribile morbo di Marburg, una malattia che, come l’Ebola, non lascia scampo.

Barbara Usai aveva sempre sognato di andare in Africa ad aiutare gli ultimi, ma tutto è iniziato per caso: «Nel 2002 mi trovavo a Padova per un congresso di Medici quando ho visto un’insegna del “Collegio Universitario Aspiranti Medici Missionari” per L’Africa. Ho chiesto informazioni e nel giugno del 2003 sono partita per l’Angola: ho lavorato nella città di Uige che ha circa 400mila abitanti in un ospedale in cui non c’era neppure l’acqua corrente e mancava persino l’energia elettrica. Sono rimasta in Africa fino al 22 febbraio 2005. La mia amica Maria Bonino è morta alcune settimane dopo. Ero l’unico medico del reparto della tubercolosi e ho sempre visitato le persone senza mascherina: una media di 600 malati ogni anno. Ho sempre sognato di aiutare gli altri e fin da bambina ho sempre detto che sarei andata in Africa. Mia madre e mio padre (medico) hanno condiviso la mia scelta».

Nell’ospedale di Uige Barbara Usai ogni giorno seguiva i malati disposti su 115 posti letto destinati agli adulti e 20 per i bambini. «L’Africa mi è rimasta nel cuore. I bambini si accontentano di poco. Un anno con la mia amica Maria Bonino abbiamo regalato per Natale penne e quaderni a dei piccoli mandati via da casa perché portatori di malocchio: i bambini erano talmente felici che hanno portato i quaderni e le penne anche alla messa di Natale. Un’altra volta Maria Bonino aveva portato dei giochi e dei palloncini anche per la gioia delle mamme, felicissime nella loro semplicità. Avevo dato appuntamento alla mia amica pediatra in Sardegna, che è morta poche settimane dopo la mia partenza dall’Africa proprio in seguito allo scoppio dell’epidemia del morbo di Marburg. La presentazione di questo libro a San Gavino Monreale e a Cagliari ha permesso idealmente a Maria Bonino di essere presente in Sardegna: lei ha sempre aiutato i bambini entrando in pieno a contatto con la mentalità, i pregiudizi e la bontà d’animo della gente».

Vivere in Africa aiuta a vedere il mondo da una prospettiva più ampia: «Noi in Europa – spiega Barbara Usai –  abbiamo già tanto e possiamo fare le rinunce per scelta mentre in Africa le persone non hanno alternative. Ho capito nel mio lavoro in ospedale che bisogna sapersi rapportare quando si è in casa d’altri e visitavo i malati senza mascherina. Ci sono state tantissime storie che mi hanno colpito come quella di un giovane chiamato “Rasta” Jordan che, ammalatosi di tubercolosi, si è allontanato dalla moglie e dai tre figli per la paura del contagio e che poi è morto all’età di 35 anni. Oppure ricordo ancora la forza di Marta, una mamma ricoverata con le sue tre figlie in ospedale. Noi Europei quando guardiamo l’Africa dovremo non avere un atteggiamento di sfruttamento e di rapina, ma conoscere e non giudicare. Le tante persone che arrivano in Europa sono come noi: per loro è fondamentale avere un contatto con le loro famiglie: non hanno da mangiare ma vogliono avere il telefono (come noi) per poter comunicare».

Barbara Usai e la pediatra Maria Bonino erano ormai diventate sorelle nella loro esperienza in Africa. Ed è proprio la professoressa Claudia Ghirardello che ci ha permesso di ricostruire uno spaccato importante della vita di Maria partendo dalle lettere inviate alla famiglia. «Nelle sue lettere – racconta l’autrice del libro edito dalle Paoline – Maria dimostra grande determinazione e straordinario spirito di sacrificio. Medico volontario in Africa per il Cuamm di Padova vive con grande fede la sua missione al fianco dei “suoi” piccoli amici abituati al niente quotidiano. Significativo quanto scrive in una lettera del 1981: “Mi piace questo tipo di vita e di lavoro e, nonostante le inevitabili difficoltà, sento che qui le mie giornate hanno un senso”.   Sulla sua agenda personale, dopo la sua morte, sono state trovate queste parole: “Ho ripetuto tante volte in questi anni che “la vita è la realizzazione del sogno della giovinezza”. È stato per molta parte così e ne ringrazio il Signore».

Condividici...

CLICCA sotto PER LEGGERE GLI ANNUNCI

CLICCA sotto PER LEGGERE

Argomenti

Laser Informatica di Sergio Virdis

Sempre con te…

Bonus Docenti

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi / prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy