STORIA DI CASA NOSTRA

Pabillonis, le pandemie della spagnola e del covid

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di Dario Frau
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Con l’avvento del Covid che tormenta e condiziona la nostra vita quotidiana influenzando da più di un anno e mezzo l’esistenza di miliardi di persone, tra i più anziani torna alla mente, il ricordo di un’altra pandemia raccontata dai loro padri: la Spagnola. La devastante epidemia (quella strana “influenza” così veniva definita) si diffuse alla fine della prima guerra mondiale, in tutto il mondo, e si manifestò inizialmente nei primi mesi del 1918, aumentò in autunno e fu devastante nell’inverno del 1919, fino a scomparire nei primi anni Venti.
Il terribile flagello provocò la morte di 50 milioni (e forse più) di persone.
Oggi, alcune analogie coincidono con l’attuale Covid, pur con le debite differenze sociali, economiche e soprattutto sanitarie. Resta comunque identica, la paura, il disorientamento e la ricerca di terapie che contrastavano con quelle indicate dalla medicina ufficiale che a sua volta non trovava soluzioni.

Si manifestava con i classici sintomi, alcuni, simili al Covid attuale: tosse, dolori agli arti e febbre, spossatezza, per poi evolversi gravemente in polmonite severa, senza che la comunità medico scientifica del tempo potesse far nulla per intervenire.
Nulla serviva: né l’aspirina, né il chinino.
Si utilizzava il Ferrazone come antipiretico, e per i dolori la tintura di oppio canforato.
Nei paesi più evoluti e nelle città, si usava anche la mascherina (pochi però).
Anche oggi sono diverse le cure proposte da qualche medico fuori dalla medicina ufficiale (per fortuna pochi) che sono inefficaci contro questo covid.
Ma per fortuna, rispetto alla Spagnola, oggi abbiamo il vaccino. Allora nulla: tanti i malati, molti i morti. Solo in Italia si ebbero circa 600 mila decessi, quasi come il numero delle vittime italiane nella Grande Guerra.
Anche la Sardegna pagò il suo tributo di morte e in modo pesante: furono 12mila i morti per la Spagnola, quasi come i caduti nella prima guerra mondiale (13.000).

Tutti i comuni ne furono colpiti. Diverse le disposizioni emanate dal Governo per arginare il contagio, alcune non dissimili da quelle disposte per il Covid attuale.
Proibite le visite agli ammalati, sconsigliati i viaggi in treno, sospese le fiere, i mercati, le feste patronali.
La sera, era anticipata la chiusura di ristoranti, bettole e teatri.
Di fronte a questo evento spaventoso e sconvolgente “i sindaci e i prefetti proibirono anche che si suonassero le campane a morto per non deprimere ancora di più l’opinione pubblica”.
Nelle città le bare venivano trasportate su autocarri.
Ma spesso, nelle zone interne si trasportavano con i carri e non si trovavano a sufficienza neppure casse da morto e ci si arrangiava recuperando alla meglio tavole di legno e molti venivano sepolti anche in fosse comuni.
Come si vede, diverse realtà avvenute nella prima fase del Covid in Italia, sono riscontrabili ancora oggi, una fra tante: la triste fila degli autocarri con le bare sui cassoni, sono ancora vive nella nostra recente memoria.

LA SPAGNOLA A PABILLONIS
Per quanto riguarda la spagnola a Pabillonis, dal Liber crhonicus del maggio 1920, si rileva che “l’epidemia così detta spagnola che miete vite in tutta Italia, a Pabillonis si diffuse in forma benigna e pur avendola sofferta quasi tutti, si sono avute solo due vittime: un bambino e una giovane che venne malata da Oristano”.
Una particolarità riferita a proposito, curiosa e interessante, è la testimonianza di Delio Cherchi, 93 anni, il quale aveva appreso dalla madre Anna Cirronis, che in paese, una categoria di persone, gli artigiani che lavoravano la terracotta, pentolai e tegolai (esistevano nel periodo una dozzina di forni con molte persone occupate), difficilmente si ammalavano poiché, si pensava allora, che “il contatto e l’esalazione del minio (ossido di piombo) utilizzato per smaltare e lucidare (“sa stangiatura”)le pentole e i tegami,, li rendeva immuni dal contagio”.
Il minio (l’ossido di piombo) proveniva dalla miniera di Monteponi e veniva mischiato con “sa pedra de fogu” (silice) che si trovava in zona, nel letto del fiume Bellu e veniva pestata con un mortaio, sino a ottenere una polvere finissima. La preparazione della “stangiatura” era laboriosa: occorrevano 14 pentoline di minio e 8 di “pedra de fogu”, e un po’ di succo di crusca per avere un composto che veniva mischiato con meticolosità e poi versato con mano svelta ed esperta nei pezzi da smaltare.
Una lavorazione laboriosa e particolare che rendeva le pentole e i tegami molto resistenti alla fiamma nel preparare i cibi e per questo molto ricercati in tutta l’Isola.
Questa testimonianza, non documentabile a livello sanitario, è pur tuttavia interessante, vista la credenza e il luogo comune che si era diffusa in paese riguardo all’immunità di questi lavoratori nei confronti della spagnola e riportata dall’anziano (appassionato del passato del paese).

COVID A PABILLONIS TRA CONTAGI E ORDINANZE
Per quanto riguarda la pandemia attuale, tutta l’Italia è stata colpita dal Covid: città e piccoli paesi non sono sfuggiti a questa triste realtà.
A Pabillonis pur non arrivando a numeri estremamente negativi, i contagiati fino al 14 dicembre (ultime rilevazioni) 2021, sono stati 56.
Il primo contagio fu comunicato dal sindaco Riccardo Sanna, il 27 settembre 2020.
Nel sito web del comune: “Cari concittadini, nel mio ruolo ho l’onere di comunicarvi che nel tardo pomeriggio l’unità anticrisi dell’ATS mi ha riferito di due casi di positività al Covid-19 a Pabillonis”.
Una notizia se non scioccante certamente sconvolgente per il paese, che riteneva, forse, che non sarebbe stato toccato da un evento che fino ad allora sembrava lontano e relegato in altre zone.

Le comunicazioni, le disposizioni e le ordinanze per informare, sostenere e venire incontro ai problemi creati dalla pandemia, comunque, sono state sempre tempestive da parte del comune.
La popolazione, d’altronde aveva bisogno (e ancora oggi necessita) di informazioni e delucidazione di fronte all’evolversi di questa pericolosa pandemia e l’amministrazione comunale ha seguito con attenzione le indicazioni governativi per garantire un minimo di sicurezza alla popolazione che, d’altronde, ha risposto con responsabilità.
Tante le ordinanze emesse. Dalla comunicazione riguardante il ricevimento su appuntamento negli uffici comunali per il pubblico, a quella relativa per la sospensione delle attività didattiche.
Con l’ordinanza “Resto a casa” furono emanate numerose disposizioni per la popolazione: come comportarsi in questa situazione dell’epidemia.
Importante anche l’App istituzionale per allerta sanitaria in grado di diffondere informazioni in tempo reale direttamente a tutta la cittadinanza.
è venuti incontro anche alle esigenze delle famiglie in condizioni di indigenza con erogazione di buoni spesa e aiuti economici. Tra le decisioni prese, fu sospeso anche il mercatino settimanale all’aperto e la chiusura al pubblico, del cimitero.

Il sindaco aveva fatto appello alla sensibilità della cittadinanza, istituendo un conto corrente, per la raccolta fondi, denominato “Donazioni emergenza Covid19”. Fu stabilito anche di fornire di mascherine ogni famiglia con il supporto della Prociv locale. Non sono state dimenticate neppure le aziende: il comune ha stanziato aiuti a sostegno delle attività produttive locali.

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