Attualità

Pabillonis, nei murales di Isabella Pisanu, i mestieri di nonna Maria e del padre Pinuccio

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di Dario Frau
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“E sono due!», esclama Isabella, poggiando il pennello, dopo il secondo murale che ha realizzato nella lunga parete del cortile di casa.

I LAVORI DI NONNA MARIA E PADRE PINUCCIO

Un altro murale per ricordare e mettere in risalto le fatiche dei propri antenati. Nel primo aveva rappresentato la nonna materna Maria, artigiana nell’antico forno-laboratorio di ceramica in terracotta. Il secondo murale, terminato pochi giorni fa, rappresenta il lavoro di apprendista-sarto del padre Pinuccio. Per ora sono due i murales realizzati. Nei programmi dell’artista, infatti, ci sono in progetto altri obiettivi: continuare a dipingere le lunghe pareti del cortile con gli altri mestieri degli avi, sia paterni sia materni: agricoltori, pastori, lattai. Quasi un museo a cielo aperto per gli amici e i curiosi. Solamente un passatempo, un diversivo e forse una sfida con se stessa, secondo lei.

LAVORATRICE, MAMMA E ARTISTA AUTODIDATTA

Isabella Pisanu

Isabella Pisanu, un lavoro, come dipendente, e due figli gemelli di sei anni, da controllare, educare e seguire nei compiti a casa, trova anche il tempo di dedicarsi al suo talento di artista. “Artista!?”, esclama con una sonora risata. Isabella non riconosce le sue abilità pittoriche. È schiva, ed elude l’argomento quando si parla delle sue attitudini artistiche. Un’ “arte” scoperta per caso. «In vita mia non ho mai disegnato, ma sono portata per la manualità e mi rilassa impegnarmi nelle cose che richiedono pazienza». Ha la consapevolezza di queste attitudini artistiche: «assolutamente no, sono sempre stata negatissima in disegno, non ho mai pensato di avere qualità artistiche riguardanti questa materia». Schietta e diretta nelle risposte! C’è da crederle? Lei conferma: «Mi piaceva molto la matematica perché non trovavo difficoltà a capirla, e le lingue straniere. Ho sempre avuto la passione per queste ultime”. Coloro che hanno visto i suoi dipinti, però, ritengono che Isabella, finga, che dietro questa competenza artistica, messa in evidenza nei due murales, ci sia un substrato di conoscenze, di preparazione, di esperienze nel settore o a limite di un particolare talento, mai rivelato dalla pittrice. In effetti, non solo a un esperto, ma anche a un semplice osservatore, non sfuggono alcuni elementi fondamentali di queste due opere. La prospettiva, le proporzioni, le linee armoniose delle figure, fino alla rifinitura nelle pieghe degli abiti e la rappresentazione degli oggetti denotano un lavoro “ben fatto”. Eppure Isabella continua nella sua teoria di artista autodidatta, per di più, scoperta da poco. È possibile che nel percorso scolastico, nessuno mai, si sia accorto di quella ragazza portata all’arte pittorica? Qualche insegnante aveva notato queste attitudini? Secca la risposta di Isabella: “No, perché, appunto, non l’avevo; non sono brava a disegnare, semplicemente copio le immagini”. Una motivazione poco plausibile, determinata dall’umiltà della “pittrice”, che viene, però, smentita dai “capolavori artistici”, secondo le persone che hanno potuto ammirare i murales della casa di Via Umberto, dove la pittrice risiede.

UN TALENTO ARTISTICO SCOPERTO DA ADULTA

Ma quando è iniziata questa passione e la consapevolezza di poter realizzare un murale? Isabella alla fine, svela il “segreto”. “Tutto è cominciato quando con la mia amica Carla Grussu, abbiamo iniziato a disegnare sulle pietre per passatempo. Inizialmente erano disegni banali, molto infantili, piano piano, prendevamo confidenza con il pennello e con i dettagli più minuziosi. Dopo un anno circa, io ho lanciato la sfida: perché non proviamo a fare un murale? Male che vada lo cancelliamo!”’Ecco quindi svelato  l’arcano, il mistero. L’acquisizione dell’ abilità tecnica, ha fornito “la chiave di volta” ,per rappresentare ciò che lei ha sempre ammirato e apprezzato: la vita e la cultura sarda, in genere, e del proprio paese.Infatti nei suoi lavori sono rappresentati i simboli e il lavoro del passato, sopratutto.“ Così, con Carla, abbiamo fatto un murale insieme (un bronzetto a casa mia):non ci sembrava esser venuto così male. Dopo questo, ne ho fatto un altro che riproduce un mamuthone con la maschera di Mamoiada. Anche Carla intanto, a casa sua ne ha realizzato alcuni, molto belli”.

LA CULTURA SARDA E GLI ANTICHI MESTIERI

Ma il tema e l’obiettivo che Isabella ha sempre sognato era quello di rappresentare i vecchi mestieri. Gli spunti e i contenuti li aveva in casa:la tradizione dell’antica  lavorazione della ceramica, con la produzione di pingiadas e tianus(pentole e tegami) tipiche di Pabillonis. La fortuna di aver trovato un’antica foto del forno di pentole di Giuseppe Piras, l’ultimo dei grandi pentolai del paese, dove vicino al forno, tra cabiddadas di pentole e tianus, insieme a mestu Peppi, (padrone della fabbrica) con la sua la famiglia e altri lavoranti, c’era anche la giovane artigiana, nonna Maria, ha dato il via al progetto. Una carica in più per Isabella, che piena di entusiasmo ha realizzato il suo primo murale, ammirato da tutti. Anche il secondo dipinto ha come spunto, il ritrovamento di una foto preziosa: il lavoro del padre Pinuccio, che insieme a Livio Dessì, un collega, era apprendista (anni 50) nell’antica sartoria di Benigno Frau, il più bravo mest’ e pannu del paese che aveva operato fin dagli anni Trenta. È così, vicino al murale della nonna “pingiadaia” è stato realizzato il murale del padre Pinuccio importante mest’e pannu, negli anni 50 e 60 a Pabillonis. Tecnica, talento, sentimento e affetto, ma anche il bisogno di rappresentare i valori della tradizione e del passato paesano, è stato il leit motiv della pittrice. Il lusinghiero commento positivo di molti che hanno ammirato i due murales, hanno motivato Isabella a continuare.

I PROGETTI FUTURI

«Vorrei farne un altro che riproduca la latteria di un tempo, perché era l’attività di mia madre, che l’ha ereditata da mia nonna Maria: in particolare, il momento in cui arrivava il bidone di latte appena munto e veniva versato dal pastore nei recipienti della latteria. Ma non solo, mi hanno ispirato anche le nostre nonne che andavano a lavare i panni nel fiume, mio nonno agricoltore che mieteva e caricava i covoni nel carro o arava con i buoi: sono lavori molto impegnativi che richiedono parecchio tempo, ma ci penso sempre», fa sapere la pittrice, con un sorriso, che sa di conferma per un programma futuro.

LA TRADIZIONE DE IS PINGIADAS E TIANUS

Nonna Maria

Il primo murale realizzato da Isabella Pisanu riproduce un antico forno in lardiri con is cabiddadas (insieme di 5 pezzi di pingiadas) appena sfornate. Pabillonis fino a quarant’anni fa, in tutte le comunità isolane, era conosciuto con il nome di “Sa bidda de is pingiadas”. Questa notorietà era dovuta alla produzione di pentole e altri lavori in terracotta che i pabillonesi vendevano in tutta la Sardegna con un commercio capillare, mediante le donne, a piedi con le corbule in testa, e i carrettieri con i carri pieni di pingiadas e tianus. Un’economia fondamentale per il paese, che già nel passato, poteva contare su una fiorente produzione e un florido commercio, come attestano i documenti d’archivio: nel 1837, il numero dei pentolai (aziende laboratorio) ufficiali, era di 20 persone. Un contributo affettivo, ma anche storico per Isabella, che ha immortalato questa importanza con il bellissimo murale.

IS MESTUS’E PANNU

Padre Pinuccio

Non meno importanza riveste l’ultimo murale appena realizzato. Rappresenta il lavoro di mest’e pannu del padre Pinuccio. Un lavoro indispensabile fino agli anni 60, quando tutti gli indumenti, abiti, pantaloni, camicie, gilet, cappotti, sia per grandi che per piccoli, erano realizzati da su mest’ e pannu. Negli anni 50 e 60, quando esercitava il padre Pinuccio, erano oltre una dozzina i sarti in paese. Una realtà economica e una professione ormai scomparsa, ma che dagli anni ’20 agli anni ‘90, poteva contare su tanti mestus’e pannu: Modestu Muru classe1894, Benigno Frau 1905, Eraclio Schirru 1906, Gervasio Collu 1912, Antonanglo Cau 1921, Dario Pia 1922, Francesco Cossu 1928, Pinuccio Pisanu 1934, Nino Cossu1932, Luigi Pisanu 1935, Angelo Zurru 1939, Umberto Schirru 1941, Pietro Cossu 1944.

 

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