Attualità

Pabillonis non dimentica Alessandro

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di Anna Luisa Garau

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È trascorso oltre un mese da quel tragico incidente del 17 settembre, in cui perse la vita il diciannovenne Alessandro Diana. Era a bordo di una jeep della Protezione civile, per cui prestava servizio come volontario da circa un anno, uscita fuori strada.

Pabillonis non dimentica quel ragazzo dai tanti sogni nel cassetto, ancora è grande il cordoglio. Sono tante le manifestazioni d’affetto sui social a dimostrazione di quanto fosse ben voluto e stimato.

Alessandro, che quest’anno avrebbe frequentato la quinta classe dell’alberghiero di Arbus, era il figlio minore di Renato e Manuela Ortu e fratello di Simone. Una famiglia distrutta e non sarà facile sopravvivere a un dolore così lacerante.
«Era un ragazzo solare, sempre sorridente e con la passione dei motori che amava smontare e rimontare». Così lo ricorda, commossa e ancora incredula, la zia Bruna Melis, nella cui abitazione era solito trascorrere molto tempo e che lo saluta sul social. “A quest’anno tutto da dimenticare. Ciao Ale, sempre nel cuore. Vola alto, by zia”. Tante lacrime hanno solcato il volto dei suoi amici tra cui Andrea Frau, che non riesce a darsi una ragione per la tragica fine di Ale: «Eravamo inseparabili. Era una persona speciale. In paese si fermava a parlare con tutti e, se poteva, aiutava chi era in difficoltà. Era solito prendersi a cuore i problemi degli altri».
Marcella Zuddas, docente di italiano di Ale, lo ricorda come «un ragazzo dalla grande sensibilità e amante della sua terra».
«Un ragazzo pieno di energia, positivo e volenteroso, con tanta voglia di aiutare gli altri e di mettersi al servizio della sua comunità», dice commosso il  presidente dell’AVC di Pabillonis, Pietro Sida, «Alessandro è diventato il figlio, il nipote di tutti e avrà un posto speciale nel nostro cuore. Noi tutti che lo abbiamo conosciuto, lo vogliamo ricordare così, solare, altruista. Ci piace pensare che ancora viva, che ci ascolti e ci sorrida. Sei stato un esempio per tanti giovani, molte volte etichettati come immaturi e scansafatiche, un eroe dei nostri giorni, adesso… un angelo».
La tragedia ci ricorda i rischi che affrontano gli uomini e le donne che operano nei diversi ambiti della Protezione civile «senza i quali», ha scritto in un messaggio Angelo Borrelli, capo della Protezione civile, «sarebbe molto difficile affrontare e gestire le diverse emergenze e che costituiscono un aiuto importante e concreto per il sistema».

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