Attualità Coronavirus

Pabillonis, Patrizia Atzori, emigrata: “Vivo nella regione tedesca più contagiata, mi sono licenziata per rimanere a casa”

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di Gian Luigi Pittau

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Aumenta il contagio in tutta Europa e sono tanti i sardi emigrati che vivono con apprensione quest’emergenza.  È il caso di Patrizia Atzori di Pabillonis, emigrata come tanti giovani in cerca di quel lavoro che in Sardegna rimane solo un lontano miraggio: “Vivo in un piccolo paese, Bremen, che si trova in Vestfalia, la regione che in Germania ha il più alto numero dei contagi. Qui ogni comune e provincia fa quello che vuole: gli asili sono chiusi, ma offrono assistenza per chi lavora in altre scuole, un fatto molto contradittorio”.

Patrizia Atzori, sposata da anni con il portoghese Carlos Da Silva, ha pensato subito al marito e ai due figli: “Io mi sono licenziata dal mio lavoro all’ospizio perché,  essendo soli in Germania, non potevo  rischiare di portare il virus a casa. Nei supermercati e nelle fabbriche nessuno usa mascherine: nei market hanno solo messo delle protezioni con pareti trasparenti e nastro adesivo nel pavimento per delimitare la distanza tra un cliente e un altro. Per il resto tutto procede come se niente fosse: la gente va in giro anche i bambini nei parchi”.

In Germania sono stati chiusi solo i parrucchieri e locali: “Io –  aggiunge Patrizia Atzori, laureata e specializzata in lingue straniere –  mi sono autoisolata dal 7 marzo. Esco solo una volta alla settimana per fare la spesa. Lo Stato ha sempre aiutato economicamente. Io per ora vorrei solo chiedere di non pagare l’asilo visto che è chiuso.  Lo Stato aiuta in genere a pagare l’affitto e le bollette e dà soldi extra per i figli (kinderzuschlag) oltre ai 190 euro fissi mensili per ogni figlio!”

Il marito Carlos  lavora in una ditta che produce recinzioni metalliche senza alcuna protezione: “Tutto ciò – aggiunge Patrizia Atzori – è veramente allucinante.  In Germania hanno chiuso solo una fabbrica perché un dipendente ha preso il Covid e hanno dovuto mandare tutti in quarantena. Succederà  lo stesso nella fabbrica in cui lavora mio marito visto che lavorano in tanti e in coppia perché i cancelli metallici devono essere spostati a mano e bisogna prenderli in due: addio alla distanza sociale”.

Tantissime le differenze rispetto all’Italia: “Alla Germania – conclude l’emigrata di Pabillonis –  interessa solo l’economia non la salute. Ha ospedali all’avanguardia con tantissimi posti letto. Paghiamo circa 170 euro mensili a testa per la salute, però se uno ha bisogno dell’ambulanza deve pagare 10 euro e all’ospedale mandano via i pazienti al piú presto altrimenti pagano 5 euro al giorno extra. I nostri medici sono i migliori in assoluto”.

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