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Attualità

Pabillonis, per Venerdì Santo, tutto è pronto per su Scravamentu

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di Dario Frau
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Anche quest’anno sarà riproposta la sacra rappresentazione de Su Scravamentu che si terrà il Venerdì Santo (29 marzo) come previsto nel programma della Settimana Santa predisposto dalla Parrocchia B. V. della Neve. Alle 18, si svolgerà la liturgia della Passione e la morte del Signore con il rito de su Scravamentu e predica, a seguire la processione del Cristo Morto, per le strade del paese.

In questi giorni, intanto, sono stati tolti dai bauli gli antichi abiti di scena, che i vari componenti, coordinati dal parroco don Luca Pittau, indosseranno durante la sacra rappresentazione. La deposizione del Cristo dalla croce è ancora molto sentita in paese, e il Venerdì Santo, come sempre, sul tardo pomeriggio, una moltitudine di fedeli, in silenzio, assisterà commossa a questa sacra cerimonia.

Un evento che a Pabillonis ha sicuramente origini antichissime, anche perché, il Cristo con le braccia snodate, che viene utilizzato nella cerimonia del Venerdì Santo, risale al Cinquecento/Seicento. Un’altra testimonianza, storica, inoltre, conferma questa antica tradizione. Scrive infatti l’Angius, nel 1846, che un prezioso cuscino, regalato da un pabillonese, figlio di una donna del paese, catturata dai mori d’Africa, nel sec. XVI e diventato libero, “ponesi il Giovedì Santo (Venerdì?) sotto la croce”, come ringraziamento per la libertà ottenuta. S’Iscravamentu (desclavament in spagnolo): letteralmente “lo schiodamento” di Cristo dalla croce e la sua deposizione, è una sacra rappresentazione degli avvenimenti evangelici. Si ha traccia di questa tradizione fin dal Medioevo, ma l’accentuazione del fasto e della teatralità dei riti, invece, si deve all’opera del clero spagnolo, diffusosi nel Seicento.

In paese, fino a qualche decennio fa, veniva allestito anche il palco per la rappresentazione, ma dopo il restauro della chiesa, l’antica croce in legno viene infissa, vicino ai gradini dell’altare della navata centrale, che permette comunque un’ottima visione ai fedeli presenti. Con il coordinamento del parroco, in veste anche di predicatore/ narratore, che legge i vari passi del Vangelo, con commenti sulla Passione di Cristo, i personaggi, con i costumi di scena, danno vita a Su Scravamentu. Non mancano neppure gli effetti realistici: i colpi di martello che schiodano il Cristo dalla croce, creano una particolare atmosfera nella chiesa silenziosa. La bravura degli “attori”, consolidata da una lunga esperienza, catalizza sempre l’attenzione degli spettatori.

I vari personaggi del Vangelo si immedesimano nelle parti: Giuseppe d’Arimatea, e Nicodemo, salgono lentamente le scale poggiate ai bracci della croce e tolgono religiosamente la corona di spine dal capo del Signore e la offrono a Maria Maddalena, piangente, ai piedi della croce, poi, uno per uno, vengono tolti i chiodi dal Cristo morto, e consegnati all’apostolo Giovanni che li mostra ai fedeli. I due personaggi, poi, aiutai dai “Giudeus”, con un lungo panno di lino, posto sotto le braccia del simulacro, calano lentamente, il Cristo. Dopo, con nenie e lamenti funebri, cantati in lingua sarda, i vari personaggi avvolgeranno, il Cristo deposto, in un bianco e lungo lenzuolo.

Finita la rappresentazione, tutti i presenti e i personaggi de Su Scravamentu, con la croce, portata a spalle, accompagnano il Cristo, in processione, nel Sacro Sepolcro allestito nella chiesetta romanica di San Giovanni Battista .

RIPRODUZIONE RISERVATA
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