STORIA DI CASA NOSTRA

Pabillonis, tra storia e arte: i cinque secoli della chiesa Beata Vergine della Neve

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Nella puntata precedente (pubblicata nella Gazzetta n. 15 del primo settembre era stato messo in risalto l’origine della costruzione e gli interventi dei vari rettori per gli ampliamenti nei secoli XVII e XVIII. Nella seconda parte sarà trattato il periodo, dalla seconda metà dell’’800 ai giorni nostri.
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di Dario Frau
ha collaborato Paola Cossu

Seconda parte

 

(Foto catalogo beni culturali)

A inizio ‘900 ebbe origine la Confraternita delle Anime, né fu fondatore Giovanni Maria Cherchi, che la dotò di alcuni terreni. Il rettore Salvatore Sida (!911-1914) mise a nuovo tutta la chiesa con un significativo ampliamento: fece costruire due cappelle laterali dedicate a Santa Barbara e alla Madonna del Carmine e per questo sacrificò un giardinetto recintato che si affacciava nello spazio dell’attuale via San Giovanni e l’ex municipio. Fece fare importanti restauri anche nella casa canonica. Nel 1904 provvide a realizzare anche le due pile di marmo per l’acqua benedetta e nel 1912 fece costruire il pulpito in marmo dalla ditta Senelli di Cagliari, le spese vennero sostenute da Beniamina Pinna, vedova Cherchi, alla quale si devono anche l’altare della Vergine del Suffragio, l’istituzione e la dote della confraternita e i quadri della Via Crucis.

In tempi più recenti, al parroco Raimondo Pirri (1926-1933) spetta il merito di aver assicurato alla parrocchia di Pabillonis l’organo acquistato dai Padri Paolotti della chiesa di San Francesco da Paola in Cagliari, che dovendo dotarsi di un organo nuovo, vendettero a Pabillonis il loro. Il successore, rev. Pietro Concas (1933- 1949), completò in ogni parte, la simmetria delle cappelle con graziosi altarini, ridusse i pavimenti allo stesso livello, perfezionò la pratica dell’acquisto dell’organo, già iniziato con rev. Pirri, costato 7 mila lire. Anche il parroco don Luigi Mocci (1949-1955) lasciò una forte impronta nella parrocchia, realizzando l’asilo infantile di via Su Rieddu e la casa parrocchiale, utilizzata anche per l’Azione cattolica e per l’attività dei giovani. Dopo questi parroci seguirono don Angelo Spada (1955-1972). Giuseppe Angius (1972-1886), Tarcisio Ortu (1986-1997), Giovanni Battista Madau (1997-2007), Luca Carrogu (2007-2015) e Luca Pittau dal 2015 a oggi.

Foto archivio beni culturali

Gli interventi degli ultimi decenni di particolare rilievo si possono sintetizzare con lavori strutturali come il rifacimento di intonaci interni ed esterni ed eliminazione di umidità: nel 1969; nel 1974, sistemazione delle facciate esterne e degli infissi. Nel 1981 si cercò di risolvere il problema dell’umidità di risalita nei muri perimetrali a causa della sistemazione del sagrato in mattoni e ciottoli (anno 1985) con nuovi intonaci. Nel 1996 ancora rifacimento di gran parte degli intonaci interni. Due anni dopo, fu demolito e ricostruito l’intonaco facciata nord. Nel 2015/2016 (parroci don Luca Carrogu e don Luca Pittau) sono stati eseguiti diversi lavori su progetto dell’ing. Fabrizo Cadeddu, e con il contributo finanziario sostanzioso di un privato e di altri cittadini: ancora risanamento degli intonaci nelle murature interne ed esterne, tinteggiatura, interventi per eliminare il degrado degli apparati murari, inoltre riparazione del manto di copertura dei  tetti con utilizzo di coppi esistenti e sostituzione di quelli mancanti con manufatti identici.
Molti e significativi gli interventi nella chiesa e nella struttura organizzativa della parrocchia, a opera dell’attuale parroco don Luca Pittau, alcuni realizzati anche con la collaborazione della popolazione. Tra i più importanti si elencano: riorganizzazione delle Confraternite, dei Comitati e delle Prioresse; acquisto nuovo simulacro della Madonna dell’Incontro, restauro bussola e della facciata della casa canonica e salone parrocchiale; porticina del tabernacolo in argento; impianto di illuminazione totalmente nuovo della chiesa; restauro antichi lampadari; realizzazione delle corone in argento per la Beata Vergine della Neve; vetrate colorate nella facciata e nel sagrato; collocazione del pulpito e  balaustra in marmo; messa in sicurezza dei dipinti della volta della chiesa parrocchiale; realizzazione di altarini in legno nelle cappelle.

LA FACCIATA DELLA CHIESA E STRUTTURA INTERNA

Foto archivio Lilliu

La facciata, posta direttamente di fronte a un incrocio di strade, è racchiusa da un terminale orizzontale, percorso da un ciglio a dentelli al di sotto del quale si apre un portale in legno, realizzato nel 1870 da Giovanni Casti di Sardara, (oggi sostituito da uno più recente): inquadrato da due paraste in pietra disposte in obliquo rispetto al filo di facciata, secondo un raffinato modulo esperito in Sardegna nel ‘700”. La chiesa si presenta oggi con copertura a volta botte che si protende per l’intera navata, decorata da dipinti murali: la Madonna al centro e quattro evangelisti, opera di Augusto Contini e Attilio Cara, ai lati. Attualmente presenta quattro cappelle, partendo dall’ingresso, a sinistra: (Santa Barbara, Madonna del Carmine dove è alloggiato l’organo, dell’Immacolata, Madonna del Rosario, e tre a destra (Sant’Antonio, Sacro Cuore, e del Purgatorio)

LE CAMPANE
Sono tre. Una, collocata nel 1820, essendo sindaco Domenico Lai e parroco Giuseppe Mario Locci, ha un diametro di cm 67 e altezza di 57. La seconda, posizionata nel 1820, ha un diametro di 54 cm e altezza di 41. La terza è senza data ma più recente.

LE STATUE
La Chiesa della B. V. Della Neve possiede parecchie statue di un certo valore storico e artistico. Sculture preziose, di cui alcune sono coetanee alla chiesa Beata Vergine della Neve, costruita tra il XVI e il XVII sec. Durante il decennio del parroco Giovanni Battista Madau Madau (1997-2007) intervenne il Ministero per i Beni Culturali, che finanziò con un costo totale di 21.320 euro, il restauro di undici sculture lignee policrome, “perché le opere risultavano deturpate da spesse ridipinture e dall’azione devastante dei tarli”, (relazione della dott.ssa Lucia Siddi del Ministero per i Beni Culturali)
La statua più antica, sembra essere quella della Madonna del Carmine che sorregge il Bambin Gesù (fine cinquecento). Altrettanto antico è il Cristo deposto, XVII/XVII, con le braccia snodate che viene utilizzato ancora oggi nel rito de “su Scravamentu”. Del secolo XVII è invece la Madonna del Rosario, l’Ecce Homo, mostra di appartenere al sec. XVIII, come l’immagine di San Giuseppe, opera del Nonnis. Di bottega sarda è il Cristo Risorto, del primo Ottocento. La statua di Santa Barbara, datata 1852, dello scultore sardo Giuseppe Zanda, risulta la prima copia di un’omonima esistente nella parrocchia di Villacidro. Madonna della Neve secolo XVIII; San Giovanni Battista Mannu sec XVII, San Giovanni processionale XVIII, San Narciso XVIII e Cristo Risorto di Antonio Lonis del XVII. San Francesco Saverio del XVIII, San Francesco XVIII, Sant ‘Isidoro del XVII (Bottega sarda), San Bartolomeo (Bottega sarda XVII), Madonna del Rimedio XVII secolo. Alcune di queste sono state restaurate dall’attuale parroco don Luca Pittau.

Fonti e documentazione: Canonico Severino Tomasi “Appunti di storia diocesana”, Nicolangelo Saba “Testimoniare”, Delio Cherchi “progetto Ing, Fabrizio Cadeddu”, Archivio foto Masala, Todde, Lilliu, don Luca Pittau, Notizie storiche di padre Francesco Colli “Paesi sardi”. “Tra il Malu e il Bellu” libro a cura della Parrocchia di Pabillonis, Archivio diocesano e parrocchiale.

 

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