RUBRICA STORIA DI CASA NOSTRA

Padre Luciano Usai di San Gavino Monreale, cappellano militare nella RSI

Il cappellano padre Luciano Usai (foto tratta dal libro Luciano Usai di Michelangelo Sanna)
Condividici...
di Lorenzo Di Biase
________________________

La figura carismatica di questo prete sardo profondamente fascista che partecipò, quale cappellano militare, al secondo conflitto mondiale, non solo come uomo di fede, prese la strada dell’emigrazione in Brasile agli inizi degli anni ’50 e lì rimase sino alla morte.
Egli nacque a San Gavino Monreale (CA) il 18 dicembre 1912 da Raffaele e Maria Luisa Lixi e morì a Jundiaì do Sul l’11 settembre 1981 mentre celebrava la Messa, stringendo tra le mani il crocefisso donatogli da Mons. Conforti nel 1936 quando prese i voti perpetui, legandosi all’Istituto Missioni Estere Saveriane.
Diventò sacerdote nel maggio del 1939 e partì subito dopo alla volta della Libia come cappellano dei lavoratori. Con lo scoppio della guerra egli diventò cappellano militare, operando prima nel 31° Battaglione Guastatori d’Africa e poi nel Genio Alpino. Dall’esercito italiano venne insignito con una Medaglia d’Argento, due Medaglie di Bronzo e una Croce al Valore Militare. Inoltre dall’esercito tedesco fu decorato con una Croce di Ferro e con una Medaglia all’Ordine dei Panzer.
Dopo l’8 settembre 1943 Padre Usai si trovava a Civitavecchia ove si adoperava per dare un tetto ai militari sardi che lì arrivavano con l’intento di imbarcarsi per la Sardegna.
Egli aderì da subito alla Repubblica Sociale di Salò – grazie al diretto interessamento del Sottosegretario di Stato Francesco Maria Barracu – suo conterraneo ed estimatore, prima come cappellano militare del Battaglione Volontari di Sardegna “Giovanni Maria Angioy” e poi, dal febbraio 1944, presso “l’Ente Nazionale di Assistenza per le Province Invase” alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri della RSI.
I compiti affidati a padre Usai erano di estrema delicatezza: egli operava come addetto alla Segreteria Particolare di Barracu e svolgeva missioni di carattere riservato volte alla creazione di una rete clandestina fascista alle spalle degli anglo americani.. Nel giugno del 1944 partecipò a una spedizione da lui comandata consistente nel farsi paracadutare, assieme ad altri sardi, da un aereo nazista in Sardegna, in località Is Arutas nei pressi del comune di Cabras (OR).
L’avventurosa azione non raggiunse i risultati prefissati perché tutti gli agenti vennero arrestati. Per nove mesi Padre Usai fu rinchiuso nelle carceri di Oristano, in attesa del processo che iniziò il 3 febbraio 1945 presso il Tribunale Militare Territoriale della Sardegna.
Tutti gli imputati furono chiamati a rispondere di diversi reati quali alto tradimento, spionaggio militare, arruolamento illecito di guerra, istigazione alla corruzione.
Il 16 marzo del 1945 si concluse il processo con l’assoluzione di tutti gli imputati -i quali vennero condannati comunque dalla Commissione per l’epurazione contro il fascismo, a due anni di confino – tranne Padre Luciano Usai per il quale il Pubblico Ministero chiese il massimo della pena, ovvero la condanna a morte mediante la fucilazione alla schiena.
Il tribunale lo condannò invece a trent’anni di carcere da scontare nel penitenziario di Alghero. Fu poi trasferito nel carcere romano di Forte Bocea e in seguito all’amnistia Togliatti tornò libero nel 1946.
Rientrò nell’isola, anzitutto nella natia San Gavino Monreale per poi spostarsi a Tortolì. Lì si impegnò per la fondazione delle Missioni Saveriane ma nelle elezioni politiche generali del 1948 celebrò una messa in suffragio di tutti i Caduti che costò all’Usai la chiusura del centro Saveriano e la sospensione di ogni attività sino a dopo le elezioni. Questo episodio fece maturare in lui l’idea di dedicare la sua attività in terre lontane e nel 1950 chiese e ottenne di partire missionario in Brasile.
Venne assegnato, dal Vescovo di Curitiba, alla parrocchia di Cerro Azul ove costruì un istituto capace di ospitare un centinaio di ragazzi bisognosi di assistenza. In seguito a delle incomprensioni coi confratelli Saveriani maturò in lui una crisi di coscienza che lo portò a staccarsi dalla Congregazione mettendosi subito a disposizione del vescovo di Jacarezinho che lo incardinò nella sua diocesi e lo nominò Rettore del seminario. Ma subito dopo, dietro sua richiesta, ottenne dal vescovo la responsabilità di una parrocchia, precisamente quella del villaggio di Jundiaì do Sul, poverissimo e sperduto villaggio a settanta chilometri da Jacarezinho. Ultima tappa terrena di padre Luciano Usai.

Condividici...

CLICCA sotto PER LEGGERE GLI ANNUNCI

CLICCA sotto PER LEGGERE

Argomenti

Sempre con te…

Bonus Docenti

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi / prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy