RUBRICA. RIFLESSIONI SANGAVINESI

Pichetadas e spartizioni di potere all’ombra del Monreale

Sardara Piscina delle Terme Eucalipti Foto Simone Nonnis
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di Lorenzo Argiolas

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Difficile star dietro alle evoluzioni di queste settimane, impossibile non affrontare l’argomento. Parlo del banchetto di alto rango tenutosi presso la struttura termale di Sardara. Questo summit, interrotto dall’intervento della guardia di finanza, è stato uno schiaffo dritto in faccia ai tanti comuni mortali e, soprattutto, ai professionisti che rispettano le normative e si adeguano ai frequenti cambi di zona a cui l’isola è sottoposta ultimamente a causa della situazione sanitaria che stiamo vivendo.

Inizialmente la curiosità volta a conoscere i nomi di questi quaranta sconsiderati è stata irrefrenabile. Sono venuti fuori i nomi di pezzi importanti dell’attuale maggioranza regionale dirigenti, capi di gabinetto, ma anche di passate giunte regionali, a guida centrosinistra, e qualche amministratore locale del territorio. Poi l’attenzione è passata immediatamente sui temi di questo convivio, talmente urgenti da giustificare l’elusione della zona arancione. Ma fino a quando durerà l’effetto di questa indignazione mordi e fuggi? “Mortu oi scaresciu cras” si dice in sardo.

Quello che c’è stato all’ombra del Monreale è un vertice del “Mondo di mezzo”, cioè un mondo che non è di destra né di sinistra o, meglio, è quell’ambiente di contatto nel quale gli interessi degli uni e degli altri si incontrano per spartirsi il potere. Sicuramente proprio una spartizione di potere era il punto all’ordine del giorno della pichetada sardarese. La legge sul riordino delle province approvata di recente e il superstaff del presidente Solinas hanno messo sul tavolo, oltre a su civraxu, i malloreddus e ad altre pietanze, nuove strategie politiche e nuove distribuzioni di equilibri.

E San Gavino? Questa bella pichetada si poteva organizzare anche da noi, posto ne abbiamo, garantiamo la massima discrezione e in fondo ci separano da Sardara solo 6 km. Battute a parte, anche nel nostro paesello, c’è chi si è subito mosso per trovare qualche commensale sangavinese tra i quaranta e chi, invece, ha subito messo le mani in avanti dicendo “Io no!”. Figuriamoci. Con molta probabilità non c’era veramente nessun esponente sangavinese. La verità, dal mio punto di vista, è che la politica ed i politici sangavinesi sono ai margini dell’attuale scenario sardo, detto in maniera spicciola: non contiamo nulla.

Stavolta è anche un bene, ma dobbiamo necessariamente uscire dal pantano, non per organizzare pichetadas o per essere invitati, ma per costruire una visione del territorio e formare rappresentanti politici di sostanza che non si riducano allo sdegno oppure a occuparsi di qualcosa un giorno e qualcos’altro l’indomani, apparentemente senza un nesso logico e senza concludere nulla, ma che sappiano badare alle questioni concrete e che rimettano al centro il cittadino.

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