STORIA DI CASA NOSTRA

Pietro Vacca il primo idraulico di Guspini

Pietro Vacca impegnato nella realizzazione dell'impianto idrico del palazzo Fanni
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di Maurizio Onidi

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Tramandare, a futura memoria, quelle figure  che in qualche modo hanno contribuito allo sviluppo economico, culturale e sociale dei nostri paesi e che ancora oggi vengono per questo ricordati è opportuno e doveroso per scrivere la storia delle comunità.

Pietro Vacca

È la storia di Pietro Vacca, primo idraulico di Guspini, che viene raccontata dalla figlia Laura.
Pietro Vacca nasce a Guspini il 23 ottobre del 1911 da Francesca Cadeddu (nota Cicitta) e da Giuseppe Vacca.
Unico maschio di cinque figli, vivevano in una stanzetta buia e umida, attigua a un cortiletto, situato proprio dietro a quella che un tempo fu la caserma dei Carabinieri del Re, demolita qualche decennio fa per farne l’attuale parcheggio di fronte al municipio.
La prematura scomparsa del capofamiglia, sacrista della chiesa parrocchiale, lascia la famiglia in grosse difficoltà economiche per sopperire alle quali, la mamma alternerà al lavoro di sarta quello di infermiera presso l’ambulatorio del medico del paese.
Anche il giovane Pietro, allora quattordicenne, dovrà contribuire al sostentamento della numerosa famiglia, trovando occupazione come manovale nella miniera di Montevecchio. Dopo qualche anno, dimostrando una particolare attitudine per i lavori idraulici, viene utilizzato in tali mansioni a tempo pieno.
L’impegno dimostrato gli vale la qualifica. Per via dei sistemi idraulici all’avanguardia esistenti nelle gallerie di Montevecchio, Pietro acquisisce e affina le conoscenze tecniche e specifiche in questo campo.
«Siamo in pieno periodo fascista e mio padre»,  afferma Laura Vacca, «dovette pagare a caro prezzo la sua avversione al partito di Mussolini, come del resto tanti altri giovani guspinesi. Con la fine della guerra, si aprì il capitolo delle rivendicazioni sindacali in miniera da parte delle maestranze che culminarono con il famoso sciopero del 1949 a seguito del quale ci fu l’epurazione di quei dipendenti, accusati dalla direzione di essere attivisti politici o comunque non in linea con il pensiero aziendale. Fra questi ci fu anche mio padre che solo alcuni mesi prima si era unito in matrimonio con mia madre, Maria Liscia».  Come accaduto in altre analoghe storie di quel periodo quella che a prima vista sembra una situazione drammatica, si trasforma in una grossa opportunità.
Pietro Vacca, determinato e consapevole della proprie competenze acquisite nelle miniere di Montevecchio, inizia l’attività artigianale di  idraulico. Anni 50/60, l’Italia comincia a rimettersi in moto.
Il contesto socio-economico è in fase espansiva.  Alle grandi opere infrastrutturali si accompagna uno sviluppo importante dell’edilizia privata con riflessi positivi per tutto l’indotto anche a livello locale.

Pietro Vacca

Il settore idraulico è certamente quello maggiormente interessato da questo rilancio.
È il periodo in cui la concezione “moderna” del bagno, si sostituisce in maniera massiva alle pratiche più spartane, sopravvissute fino ad allora (su muntronasciu, il pozzo nero e via discorrendo). Le offerte di lavoro, provenengono da tanti paesi della Sardegna.
Oramai Pietro Vacca è  diventato un artigiano molto conosciuto e stimato, noto anche perché, mancando le autovetture, il suo mezzo di locomozione è una bicicletta nera con i freni a bacchetta per i suoi spostamenti.
Per gli spostamenti fuori zona,  utilizza “il postale” (pullman di linea).
Partenza  il lunedì mattina presto e rientro  il sabato sera con attrezzatura in spalla, coadiuvato dal fidato apprendista.
Lavoro duro sicuramente tenuto anche conto che in quegli anni, i tubi per l’idraulica erano in ferro e la filettatura per i raccordi si facevano con filettatrice a mano, lavoro per il quale occorreva tanta forza nelle braccia.
Tutto questo era compensato da tanta stima e fiducia da parte di coloro che gli affidavano i lavori.
A Guspini uno dei primi clienti é “Peppi” Cadeddu, il medico. Cominciano i lavori nelle zone balneari di Gutturu de Flumini, Torre dei Corsari e Lido sabbie d’oro. Esegue  lavori per conto dell’Etfas  e il nuovo piano di sviluppo abitativo di Is Boinargius.«Il suo tratto umano e professionale», ricorda la figlia,  «era improntato al dialogo e alla disponibilità che uniti alle capacità tecniche, ne facevano i suoi punti di forza. Non avendo avuto figli maschi, cui trasmettere il mestiere e lasciare l’attività che stava portando avanti, con la stessa volontà e determinazione, insegnò l’arte ai suoi numerosi aiutanti che nel corso della lunga vita lavorativa si sono avvicendati e che in seguito sono diventati degli ottimi artigiani».
Il primo di questi fu il cognato, fratello della moglie, il quale, in virtù di quanto apprese alle dipendenze di Pietro Vacca, venne assunto come idraulico ufficiale nella società Monteponi Montevecchio, ove lavorò per circa 25 anni.
Il salto di qualità Pietro Vacca lo fa nel 1967. In quell’anno infatti viene scelto, tra numerosi professionisti esaminati da una delle aziende più importanti di Cagliari, per realizzare gli impianti idraulici del costruendo Palazzo Fanni. «Un lavoro molto importante, il più importante effettuato da lui e soprattutto impegnativo dal punto di vista tecnico che lo tenne sveglio tante notti a studiare il progetto che prevedeva l’impiantistica  idraulica per un palazzo di una decina di piani e la realizzazione di numerosi appartamenti, una struttura alberghiera con relative sale e saloni», specifica Laura vacca, «Due anni di intenso lavoro che consacrarono definitivamente la professionalità di mio padre che dopo questa esperienza importantissima, riceve  la proposta di un incarico come istruttore nell’Istituto professionale di Guspini che nasceva proprio in quel periodo. Tale proposta lo gratifica tanto, ma  garbatamente declina l’invito stante la non più giovane età e la stanchezza anche fisica che comincia a farsi sentire. Da lì a qualche anno infatti lascia il lavoro e congedandosi dal suo ultimo fidatissimo aiutante, diventato ormai operaio qualificato, una lacrima spuntò sul suo viso, lui che esteriormente appariva duro come il ferro che aveva lavorato per tanti anni. La sua severità era controbilanciata dalla bontà d’animo e dalla irrefrenabile passione per la buona musica. Nella sua vita, è stato sempre riconoscente per quello che ha ottenuto dalla sua attività e in particolare alla vicinanza costante della moglie Maria, che l’ha sempre accompagnato e sostenuto soprattutto nei momenti difficili, sia nella professione che nella vita privata. L ‘onestà, il rispetto per il prossimo e l’amore per la famiglia sono i valori che ha trasmesso a me e a mia sorella Rina, fino alla fine dei suoi giorni avvenuta il 5 maggio 1991», conclude Laura Vacca.

 

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