Attualità Serramanna

Presentata l’ultima pubblicazione di Giulio Angioni

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L’Associazione culturale Il Pungolo, con il patrocinio del Comune, nell’ambito della “Rassegna di Primavera”, ha proposto al pubblico serramannese la recentissima pubblicazione di Giulio Angioni, Sulla faccia della Terra, dove l’autore, nella già collaudata veste di narratore, ha voluto riportare all’attenzione dei lettori la cronaca romanzata di una vicenda fatta da persone che, anche in circostanze avverse della vita, si scoprono abili nel trovare soluzioni creative nel fare e capaci anche di gusto estetico. I fatti raccontati ci riportano nella Sardegna del XIII secolo; il lato oscuro del medioevo è solo il quadro storico nel quale si snodano le vicende di un gruppo di scampati, provenienti da luoghi diversi della nostra isola – immancabile il personaggio di Fraus, l’amata Guasila – e non solo, che loro malgrado stanno insieme confinati alle porte di Cagliari, nello stagno di Santa Gia, l’attuale Santa Gilla nelle cui rive la vita è difficile ma non impossibile e si trovano costretti a fare di necessità virtù, esperienza antica e sempre nuova nelle vicende umane. In questo modo la vita fatta di espedienti diventa un modo per acuire l’ingegno e trovare soluzioni inaspettate nonché efficaci per la sopravvivenza nella precarietà della malattia e nella cattiva sorte. Lo stile è avvincente, e il linguaggio risulta modulato per diverse possibilità di fruizione. Le tracce della sardità vissuta dai personaggi contraddistinguono un’appartenenza e forse un destino ma pagina dopo pagina ci si rende conto che il messaggio contenuto nell’opera assume un carattere universale e pertanto decisamente attuale.
Alcuni significativi passi del volume sono stati presentati dalla voce narrante di Maria Grazia Cossu, che puntualmente accompagna gli autori invitati per la rassegna. Al termine di una breve lettura di qualche riga particolarmente interessante, si apre lo spazio al dibattito. Considerato lo spessore della formazione antropologica dell’autore, il taglio di natura sociologica emerge in modo del tutto evidente. Senza dubbio il libro, i cui fatti ci rimandano indietro di sette secoli, ha costituito uno spunto per diverse riflessioni nelle quali si riconosce, in parte, la situazione attuale, nelle contraddizioni che rendono incerto il futuro delle nuove generazioni; tensioni sociali, mancato o inadeguato processo di integrazione fra i popoli, difficoltà nei rapporti interpersonali, potere soverchiante della gestione strumentale nella comunicazione rispetto all’effettivo valore del contenuto di pensiero. Mentre si parla, il discorso, dal tema storico-letterario si sposta su argomenti di carattere più ampio.
L’autore però in questa circostanza ha manifestato la volontà di intervenire preferibilmente come narratore; con rara abilità autoironica per quanti come lui in ambiente scientifico hanno condotto studi antropologici di natura accademica, ci ha informato sulla sua intenzione di compensare nel tempo, attraverso la produzione letteraria, i numerosi volumi già realizzati come saggista.
Alcuni suoi commenti hanno quindi focalizzato la riflessione sull’attualità del messaggio narrativo collocato negli eventi passati, peraltro riportati con l’attenzione che meritano gli studi storici e antropologici. I problemi della condizione umana, di oggi come di ieri, sono stati e sempre saranno quelli dell’uomo reale – mette in evidenza l’autore – con le capacità ordinarie e straordinarie di cui egli è capace. Una di queste è quella estetica; la capacità connaturata all’uomo, attraverso la quale si può gustare il bello e si apprezza la vita, antidoto efficacissimo contro il male oscuro che oggi, molto spesso ,diventa assolutamente devastante proprio come la lebbra di ieri. Tuttavia, dalle sue stesse parole, – mi ritengo decisamente ottimista – rimarca il professor Angioni – le future forme di esistenza umana sono legate alla capacità di raffinare ciò che esiste oggi, anche dal punto di vista ideologico. Le grandi correnti di pensiero devono attualizzarsi, non come mero adeguamento quanto piuttosto in termini di qualità della vita, in definitiva nell’orizzonte di un nuovo umanesimo.
Nel suo intervento abbiamo modo di ascoltare un eloquio elevato intercalato da alcune espressioni in sardo campidanese, in alcuni passaggi dove l’esposizione e il commento del testo sono veicolati da termini molto particolari. Questo avviene nel momento in cui si parla di rapporti di potere, giustizia sociale, uguaglianza, capacità di rendere più accettabile la propria condizione sociale ed esistenziale; argomenti comuni che contraddistinguono la vita di ogni giorno, per tutte le categorie di persone ma che nello stesso tempo rimandano ad un più ampio problema di natura intellettuale. Come dire: il linguaggio è popolare, il significato no, anzi tende verso contenuti sempre più profondi. Questo forse potrebbe rappresentare un modo alternativo di intendere l’attuale concetto di identità regionale, talvolta ambiguo e che troppo spesso afferma l’importanza dell’elemento variabile, quello della parola rispetto alla durata della struttura di pensiero.
Anche in questo senso il valore del gusto potrebbe costituire un punto di riferimento per apprezzare la propria condizione, forse preferibile rispetto a molte altre esistite in passato e sicuramente migliorabile per il futuro.
Che significato possono trasmettere questi suggerimenti nei confronti dei lettori e del nostro pubblico di cittadini serramannesi? Certamente, come ricordato dalle parole della curatrice dell’incontro, il privilegio di aver accolto uno fra i più conosciuti autori nell’attuale panorama letterario isolano, nonché nel campo scientifico in ambito nazionale.
E non ultima una speranza, quella di rilanciare l’interesse per la lettura e per le iniziative di carattere culturale, tanto nelle biblioteche come nei circoli spontanei come quello attualmente esistente, risorse preziosissime per rivitalizzare le attività sociali, la conoscenza reciproca e, come ricorda sempre Giulio Angioni, il gusto per la bellezza, della parola e della scrittura, anche e soprattutto nella vita di tutti i giorni.

Giovanni Contu

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