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Presentato “Chirù” il nuovo romanzo di Michela Murgia

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Lo scorso 26 novembre è stato presentato al Museo Sa Corona Arrubia, in collaborazione con Liberos, il nuovo romanzo di Michela Murgia, Chirù. È la storia di un ragazzo cagliaritano di diciotto anni che studia violino e ancora non ha ben chiare le idee sul suo futuro. È un adolescente spaesato, combattuto tra ciò che vorrebbe essere e ciò che i suoi genitori si aspettano da lui. È alla ricerca di una guida che lo orienti e dia spazio alla sua ambizione e la trova nel personaggio di Eleonora, disincantata attrice di teatro che, dopo una certa riluttanza, lo accetta come fillu de anima. In questo nuovo lavoro Michela Murgia torna sul tema della maternità simbolica ma in una prospettiva più evoluta rispetto al rapporto Maria/Bonaria su cui si fonda il suo più celebre romanzo, Accabadora: il rapporto tra Chirù ed Eleonora è una ambivalente relazione maestro/allievo ma anche madre/figlio. Eleonora mira a forgiare il carattere dell’uomo che Chirù diventerà ma teme anche – viste le sue passate esperienze con i tre precedenti allievi, una delle quali conclusasi tragicamente – che questa relazione diventi pericolosa. Anzitutto Eleonora ha vent’anni più di Chirù e questo fatto già di per sè connota una relazione non giustificabile a livello sociale se non tramite un qualche vincolo di sangue. Eleonora non ha figli e ha alle spalle dei trascorsi familiari difficili: è una donna che ha usato le esperienze di vita per costruire la propria identità di adulta. Nonostante i vent’anni d’età che li separano, è forse la maestra, alla fine della storia, a subire i cambiamenti più radicali.
Ambientato tra la Svezia e la Sardegna, Chirù non dimentica i grandi temi della letteratura sarda e dell’essere sardi in generale: la nostalgia per la propria terra, il confronto tra l’Isola e luoghi altri, la lingua sarda come veicolo della propria identità. È in qualche modo un romanzo di formazione “alla rovescia” dove le vicende sono narrate dal punto di vista del mentore e non dall’allievo o da un personaggio esterno alla storia. In questo senso è interessante notare come il personaggio di Chirù si sia fatto voce narrante su Facebook, prima dell’uscita del romanzo, con un profilo che poi è diventato pagina pubblica per accoglierelei migliaia di utenti che hanno cliccato “mi piace” sul social. È qui che si pone il problema dell’autorialità dell’autore e del ruolo del pubblico nell’opera d’arte: dove finisce l’azione dello scrittore e dove inizia l’intervento del lettore? Oggi più che mai, con il web 2.0 che permette la condivisione dei contenuti tramite la rete, il pubblico è parte integrante dell’opera, ne condiziona gli sviluppi: la pagina Facebook di Chirù Casti ne è senz’altro un esempio pregnante.

Chirù è qualcuno che conosce? O Chirù è lei?
Sicuramente ci sono molti tratti di diverse persone che conosco in Chirù, però, quando l’ho plasmato, gli ho dato la forma delle aspirazioni che avevo io quando ero ragazzina, […] il desiderio di essere capita in un talento che in casa mia non era neanche un talento.
Com’è il personaggio di Chirù rispetto a Maria? L’ha strutturato in modo diverso?
Ho scoperto che i personaggi maschili mi vengono meglio di quelli femminili. Maria era un personaggio molto più semplice, molto meno complesso di quanto non sia Chirù. Chirù ha un lato oscuro che Maria non aveva. Direi che forse son cambiata io. Se oggi riscrivessi Maria non la riscriverei più così bidimensionale come in Accabadora, capace di vedere solo il bianco e il nero.
Come mai ha a cuore il tema de is fillus de anima? È una esperienza personale?
Perché è una mia esperienza personale ma anche perché ritengo che un Paese che fa meno di un figlio a testa – a donna – deve porsi il problema della maternità simbolica. Se non possiamo essere genitori dei nostri figli, inevitabilmente saremo maestri di quelli degli altri.
Poco fa si è parlato di nostalgia nei confronti della Sardegna, ho avuto l’impressione che questo sia un tema comune a tutti gli scrittori sardi.
Questo è sicuramente un tema comune ai sardi: perché 600.000 sardi sono fuori dall’Isola e vivono pensandoci; perché molti sardi sono nell’Isola ma vorrebbero essere altrove. Fino a quando non vai via non ti rendi conto della differenza tra dentro e fuori che non sempre implica che fuori sia meglio, anzi, molti scelgono di tornare proprio dopo essere stati fuori e aver fatto il confronto. La nostalgia è un carattere di popolo per i sardi: implica la nostra fatica a stare dove stiamo, forse perché siamo sempre convinti che qualunque cosa di interessante stia succedendo nel mondo sta succedendo da un’altra parte. Poi esci fuori e ti accorgi che la cosa interessante eri tu, la tua famiglia e il tuo paese.
A proposito di questo, Chirù potrebbe esistere fuori da Cagliari e fuori dalla realtà sarda?
Certo che sì, è un ragazzo assolutamente contemporaneo, potrebbe essere torinese come palermitano. Forse Eleonora non potrebbe esistere fuori da Cagliari, ma Chirù certamente sì: è un ragazzo.
Lei ambienta sempre i suoi libri in Sardegna…
Questo è ambientato per metà in Sardegna e per metà in Svezia. Io ambiento molte delle mie cose in Sardegna perché la Sardegna è un posto interessante: dalle contraddizioni viene facilmente fuori letteratura.

Francesca Garau

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