Collinas FRAMMENTI DI STORIA

Quando il rintocco delle campane scandivano le attività della nostra giornata

Collinas. Il campanile della chiesa San Michele Arcangelo
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Le campane, originariamente concepite e adottate come richiamo pagano, assunsero in seguito anche una funzione di supporto alla religione cristiana come voce di Dio e non solo come voce del popolo. I loro suoni, oltre a scandire il trascorrere del tempo e costituire un richiamo liturgico, svolgono da sempre anche la funzione di comunicare al popolo situazioni di pericolo imminente, gioie, dolori e lutti. Ciò attraverso il loro linguaggio rimasto inalterato nei secoli anche grazie alla bravura dei maestri campanari. I rintocchi delle campane, nonostante il palese inquinamento acustico che determinano con i loro rintocchi, disagio avvertito in particolare dai non residenti, hanno da sempre vivacizzato ogni comunità, al punto che un eventuale silenzio dovuto a motivi tecnici o a tradizionali consuetudini religiose, come ad esempio la Settimana Santa, è avvertito con sofferente tristezza.

Le Campane di Collinas, sistemate ai quattro lati dell’imponente campanile che sovrasta la Chiesa Parrocchiale dedicata al patrono San Michele Arcangelo sono quattro, di diverse dimensioni e tonalità. La più grande (n.1) è al lato ovest prospiciente il sagrato, mentre le altre, di dimensioni decrescenti, rispettivamente al lato est (n.2), al lato sud (n.3) e al lato nord (n.4.)

Cercheremo di entrare nel merito della loro specifica funzione, partendo dall’orologio.

Fin dai tempi più remoti, nello spazio compreso fra le quattro campane in cima al campanile, fu sistemato un orologio alimentato meccanicamente tramite contrappesi assicurati a cavi d’acciaio che, scorrendo in senso verticale lungo la botola del campanile, assicuravano la carica necessaria per un periodo limitato di tempo.  Ovviamente un addetto (nell’ultimo periodo il signor Salvatore Onnis), grazie ad un apposito argano, periodicamente riportava su i pesi prima che gli stessi arrivassero a fine corsa, rinnovando quindi la carica. Tale sistema richiedeva periodici interventi di manutenzione, spesso alquanto onerosi come, ad esempio si rileva in una deliberazione del Consiglio comunale del 3 febbraio del 1835, con la quale il comune di Forru, non avendo le risorse necessarie, richiedeva l’intervento del Governo per il pagamento degli interventi di manutenzione eseguiti  l’anno precedente dal maestro Giuseppe Calamida.

In tempi molto più recenti, alla funzione sonora fu associata quella visiva, con la sistemazione di quattro quadranti, uno per ciascun lato, peraltro non indispensabili in relazione ai tempi, che deturpavano sensibilmente i prospetti del campanile. Per questi motivi, oltre che per la non facile accessibilità in occasione dei frequenti interventi manutentivi, furono ben presto dismessi, tornando così alla sola funzionalità acustica, peraltro assicurata non più meccanicamente attraverso i citati contrappesi, ma con ricercati sistemi elettrici, frutto di avanzata tecnologia.

La funzione acustica dell’orologio non ha subito sostanziali mutamenti nel tempo, salvo quella di assicurare la quiete notturna dalle ore ventidue alle ore otto della mattina seguente, imposta dalle vigenti norme a garanzia della serenità di quanti risiedono nelle vicinanze della Chiesa o dei turisti di passaggio. Per avere un’idea del pesante inquinamento acustico, basti pensare che alle 0,45 si susseguivano ben 24 rintocchi con la campana (1) e 3 con quella (3).

Le ore vengono attualmente scandite dai rintocchi della campana n.(1) e i quarti dalla n. (3), ma limitatamente all’arco temporale compreso fra le 8 e le 22.

Il “linguaggio delle campane”, invece, non ha subito sostanziali mutamenti nei secoli, mentre è cambiata la risposta della gente alle loro specifiche sollecitazioni. Basta ricordare, ad esempio, che i rintocchi dell’Ave Maria, un tempo previsti alle tre del mattino, a mezzogiorno e la sera, avevano lo scopo di invitare il popolo cristiano alla preghiera. Oggigiorno invece, mentre è completamente sparita “l’Ave Maria” del primo mattino, i rintocchi di mezzogiorno e della sera, che solo in pochi accolgono almeno con il segno della croce, vengono più che altro intesi come chiamata al raduno familiare per il pranzo e per la cena:«A su toccu dé s’Ave Maria, o in domu o in bia», in altre parole «Al rintocco dell’Ave Maria, o in casa o sulla via di ritorno alla stessa». L’Ave Maria del tre del mattino, che il buon Giuseppe Atzei proponeva giornalmente arrampicandosi nel buio più totale nella strettissima scala a chiocciola del campanile, aveva lo scopo principale di informare gli agricoltori che era ormai giunta l’ora di cominciare il foraggiamento del bestiame (appallai), in preparazione dell’imminente giornata di lavoro.

Il suono delle campane, articolato in relazione alla finalità del messaggio, prima dell’attuale automazione era generalmente prodotto dalle esperte mani di provetti campanari quali, ad esempio, Umberto Tuveri, Francesco Putzolu, Giuseppe Atzei, Bruno Floris.

Il suono a distesa delle quattro campane, un’ora prima, era il primo richiamo ai fedeli in occasione della messa o di altre celebrazioni religiose. Rappresentava altresì una sonora manifestazione di gioia e di devozione per tutta la durata delle processioni.

I rintocchi cadenzati operati con la sola campana n.(2), fino alla completa automazione azionata dal basso tramite una fune, informavano i fedeli dei trenta minuti mancanti all’inizio della suddetta celebrazione, mentre i due rintocchi ravvicinati più uno distanziato, ripetuti in sequenza diverse volte, sempre con la stessa campana, segnalavano che mancavano appena quindici minuti all’inizio della celebrazione.

I lutti erano segnalati con la campana n.(1), mediante rintocchi singoli molto distanziati fra loro, seguiti da alcuni rintocchi della campana n.(2) e successivamente da alcuni rintocchi accelerati della campana n.(3). Il numero dei rintocchi fatti con la campana n.(2),  indicava anche il sesso del defunto: se il defunto era uomo, la sequenza terminava con tre rintocchi ravvicinati, se invece era donna solo con due Il decesso dei bambini, infine, cosa molto frequente in passato ma per fortuna rarissima ai giorni nostri, era segnalato con rintocchi singoli della campana n. (2)

Detti suoni, che i nostri nonni conoscevano alla perfezione e che per effetto delle nuove forme di comunicazione di massa non rivestono più l’importanza di un tempo, saranno quasi certamente destinati ad essere dimenticati dalle nuove generazioni, salvo quelli, almeno si spera, destinati ai richiami di carattere liturgico.

Francesco Diana

 

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