STORIA DI CASA NOSTRA

Quando le donne di Pabillonis vendevano pingiadas e tianus con il porta a porta

Condividici...

di Dario Frau

 TESTIMONIANZA DELLA VENDITRICE ANNA MELIS

 

Anna Melis

Tra le tante donne che commerciavano porta a porta pingiadas e tianus, Anna Melis è stata una delle protagoniste della comunità pabillonese. Una donna di primo piano, una protagonista in assoluto, dove l’esistenza è stata scandita da un ritmo di lavoro impensabile ai giorni nostri. Neppure le avversità e le difficoltà della vita hanno piegato la sua forte fibra. Una mamma da libro Cuore. Madre di 12 figli, da alcuni anni vedova, è riuscita a inculcare alla famiglia quei valori civili e umani che sono un esempio di onestà, laboriosità e lealtà.
Ancora oggi, a 88 anni, pacata e serena, con lucidità racconta la sua infanzia e la sua giovinezza e i momenti più significativi del periodo trascorso come venditrice di pingiadas e tianus per racimolare qualcosa da portare a casa. 

 

A quale età ha iniziato la vendita de is pingiadas e tianus nei paesi vicini?

A 17 anni.

 

Ricorda qualche nome delle compage di viaggio? E quali le località interessate?

Come compagne di viaggio e lavoro, c’erano donne già adulte, zia Carolina Pinna, zia Luisa Pia, zia Faustina Pia, zia Vitalia Ortu, mia sorella Ersilia”, dopo sposata veniva anche mio marito Giuseppe, mio fratello Giovanni e sua moglie Consolata. Andavamo a piedi a Lunamatrona, Villanovaforru, Collinas, Sardara, Mogoro, Masullas, Villacidro, Gonnosfanadiga, Guspini, Arbus.

 

A che ora si partiva e quando si rientrava in paese?

Si partiva verso l’una della notte e si rientrava verso le cinque della sera, si svolgevano le mansioni di casa e si andava a letto presto, perché il giorno dopo si ripartiva. Era un lavoro che veniva svolto durante tutto l’anno con il freddo e con il caldo, soprattutto quando il lavoro in campagna era fermo, quando si aspettava che il raccolto fosse pronto da cogliere.

 

Come avveniva la vendita: porta a porta o ci si fermava in un posto?

Si vendeva porta a porta, ognuno di noi aveva una parte del paese.

 

Chi erano gli artigiani che fornivano is pingiadas e tianus?

Ricordo di Ziu Peppi Piras in su Pardu, Antonio Pinna e ziu Giuanniccu Caboni de S’arriu Mannu.

In paese c’erano 4 forni, acquistavamo la pentole dall’artigiano che le aveva pronte.

 

Quanti pezzi o cabiddadas venivano portati ogni volta? Con quale recipiente?

Di solito portavamo più cabiddadas formata da pentole di diversa grandezza, ognuna adatta per cucinare carne, brodo, legumi, eccetera…

 

Si guadagnava abbastanza?

Il guadagno non era elevato, però, i soldi valevano più di ora, si riusciva a comprare il necessario per vivere, spesso avveniva lo scambio con le fave, i ceci, grano, piselli, che rivendevamo, riuscendo così a portare comunque qualcosa a casa.

 

Quando ha terminato questa attività?

Ho terminato l’attività nel 1953, dopo tanti chilometri, che oggi sento addosso, è stato un lavoro faticosissimo, all’epoca non vi era scelta, per sopravvivere bisognava lavorare e lavorare con tanta umiltà, non si poteva scegliere.

Condividici...

Notizie sull'autore

lagazzetta

Aggiungi Commento

Clicca qui per inserire un commento

CLICCA sotto PER LEGGERE GLI ANNUNCI

CLICCA sotto PER LEGGERE

Argomenti

claudio canalis

Laser Informatica di Sergio Virdis

Sempre con te…

Bonus Docenti

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi / prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy